Il rapporto fra vino e salute. La giusta dose

Scritto da Carlo Macchi |    Febbraio 2005    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

La notizia ha (almeno per me) dell'incredibile. Da alcuni mesi il ministero della sanità francese ha fatto partire una campagna in cui mette in guardia i francesi dai rischi di consumare vino.
In altre parole: il paese maggior produttore nonché consumatore di vino al mondo, il paradiso in terra per tutti gli enofili, mette in discussione il prodotto principe delle sue terre.

Quello che succede in Francia non può passare sotto silenzio, specie in un momento "agrodolce" come questo per il mondo del vino.
Da una parte infatti troviamo una crisi internazionale di consumo, dall'altra però si incontra una sempre maggiore conoscenza ed attenzione verso il vino di qualità, con un numero sempre più alto di giovani e di donne che dimostrano di apprezzare il nettare di Bacco, anche seguendo lo slogan "bevete meno ma bevete meglio".

Ma il vino fa male o no?
Personalmente credo che assunto in giuste dosi non possa che rinfrancare il nostro spirito e migliorare la qualità della vita, ma c'è il pericolo dell'eccesso, che però è un problema molto più marcato con i superalcolici da discoteca o con le nuove bevande "pseudo light", in cui una miscela di superalcolici e succhi di frutta invoglia al consumo, anche spinto, le giovani generazioni.
Ma torniamo al vino e cerchiamo di dare almeno un consiglio che possa portare ad un consumo più cosciente e responsabile.
Per questo occorre stare attenti alla solforosa, una sostanza che viene utilizzata per stabilizzare il vino ma che può far venire dei gran mal di testa. Dovete sapere che è molto più probabile trovarla nei vini bianchi giovani che nei rossi invecchiati. In particolare, evitate di bere vini giovani appena imbottigliati, perché lì la concentrazione è massima. In Italia poi la dose massima di solforosa ammessa è molto più bassa rispetto a quasi tutti gli altri stati, quindi è consigliabile, se siamo molto sensibili ad essa, preferire i vini di casa nostra.

Ma siano di casa nostra o importati, il vino fa talmente parte della storia dell'uomo che non riesco a vederlo se non come un caro amico che ci accompagna da millenni. E da millenni l'uomo ha trovato il modo di consumarlo senza risentirne. Basta pensare al problema di quanto poterne assumere, cioè la sbandierata "giusta dose".
La risposta a questo "dilemma" è vecchia come il mondo: la sapevano i nostri antenati sin dal 10.000 a.C. e la dimostrazione è nelle coppe che si trovano nel bellissimo museo delle civiltà anatoliche ad Ankara, in Turchia. Queste servivano per i brindisi rituali al momento della annuale festa del vino, che era sì un momento di gioia, ma non di ubriacatura o di completo abbandono, perché se le tribù vicine ti assalivano proprio in quel momento dovevi essere estremamente reattivo e pronto a combattere! Queste coppe, che il capo villaggio riempiva solo una volta, contenevano 0,375 cl di vino, cioè la metà di una normale bottiglia.
Quindi, oggi possiamo dire che bere un bicchiere a pasto, o una bottiglia in due una volta ogni tanto, siano dosi accettabili, e lo si sapeva già 12.000 anni fa. Niente di nuovo sotto il sole.