Il punto con il professor Paolo Lionetti, responsabile di Gastroenterologia e nutrizione dell’Ospedale Meyer di Firenze

Salute

In collaborazione con Ospedale pediatrico Meyer di Firenze

Che cosa è la celiachia?

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine che si manifesta in individui geneticamente predisposti, a qualsiasi età. Il glutine è una proteina presente naturalmente nella farina di frumento, segale, orzo e avena. Nel bambino quali sono i campanelli di allarme? In bambini piccoli i primi sintomi compaiono, ovviamente, dopo il divezzamento, quando nella loro alimentazione viene introdotto il glutine. I sintomi classici sono la diarrea, un rallentamento di crescita, fino alla vera e propria sindrome da malassorbimento. Nei bambini più grandi sono invece più frequenti le cosiddette “manifestazioni extraintestinali” come l’anemia sideropenica isolata o un ritardo di crescita. La celiachia si può, inoltre, associare ad altre patologie autoimmuni, come la tiroidite e il diabete. È meglio aspettare a introdurre il glutine nella dieta del bambino? No, assolutamente. Gli ultimi studi evidenziano che la celiachia non si riesce a prevenire posticipando l’introduzione del glutine. Pertanto si può tranquillamente introdurlo al momento dello svezzamento al sesto mese di vita.

A chi rivolgersi se abbiamo dei dubbi?

È importante affidarsi a professionisti, senza improvvisazioni o autodiagnosi. Nella grande maggioranza dei casi è il pediatra di famiglia che, in presenza di una sospetta celiachia, prescrive i primi esami specifici. Se questi risultano positivi, bisogna rivolgersi a un centro di gastroenterologia pediatrica: nella nostra regione abbiamo creato una rete ad hoc e il Meyer fa da centro di riferimento per i casi difficili e per tutta l’area fiorentina. È importante rivolgersi a un centro specialistico perché bisogna interpretare bene i risultati degli esami e, nella maggior parte dei casi, procedere a una biopsia intestinale per via endoscopica.

Come si cura la celiachia?

A tutt’oggi la terapia di questa condizione è la dieta senza glutine. Si deve dunque escludere il frumento, la segale, l’orzo e l’avena. In Italia non è semplice escludere il grano dalla propria dieta, perché abbiamo una miriade di prodotti che lo contengono: pensiamo solo alla pasta, al pane, alla pizza. L’industria, però, ha creato una vasta gamma di prodotti senza glutine che si riconoscono chiaramente dal marchio della spiga di grano barrata. Il consiglio è tuttavia quello di abituarsi, per quanto possibile, a prediligere alimenti naturalmente privi di glutine: dunque cereali come il riso e il mais, piatti come la polenta, mentre il pane, ad esempio, può essere sostituito con le patate. Normalmente i bambini non hanno difficoltà ad accettare questo tipo di dieta e si abituano rapidamente alle sostituzioni: fondamentale, in questi casi, è però che i genitori per primi accolgano serenamente la diagnosi e la nuova dieta. 

 

QUALCHE CONSIGLIO 

  • Privilegiamo gli alimenti naturalmente privi di glutine come il riso, la polenta, le patate 
  • Seguiamo la dieta senza glutine senza errori e in modo rigoroso, ma senza cadere in eccessi per la paura di “contaminazioni”. Ad esempio non è necessario l’utilizzo di pentole dedicate alla cucina senza glutine: basta lavarle bene!

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