Il giglio dei re - A Firenze son giaggioli

Scritto da Rossana De Caro |    Aprile 1999    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

L'iris,
Tutto iris
comunemente chiamato giaggiolo a causa della forma allungata del suo bocciolo che dava l'impressione di un ghiacciolo, prende il nome dalla dea Iride, la messaggera degli dei trasformata da Giunone nell'arcobaleno dai molteplici colori. E' un fiore vistoso, dal portamento nobile, apprezzato da molte civiltà e in particolare dalle case regnanti, che lo prescelsero come rappresentante ufficiale della regalità. Grazie alla sua forma - tre petali rivolti verso l'alto e tre verso il basso - facile da stilizzare, lo si trova citato e raffigurato nei testi religiosi e nei dipinti come simbolo della trinità e del potere.
Anche i gigli della Bibbia, il giglio di Francia, il giglio del gonfalone di Firenze, sono in realtà iris chiamati impropriamente gigli, un errore forse dovuto al fatto che entrambi appartengono allo stesso gruppo botanico. Il capoluogo toscano ha acquisito la definizione di città gigliata proprio per la crescita spontanea di questo fiore nella valle dell'Arno, detto appunto Iris florentina, dal colore bianco venato d'azzurro. Oggi questo fiore è praticamente scomparso, sostituito dall'Iris Pallida (proveniente dalla Dalmazia e dal tipico azzurro violaceo) e dalla Iris Germanica, viola scuro, che tappezzano a maggio le colline toscane. A questo proposito una curiosità storica. Il giglio fiorentino del gonfalone era originariamente bianco su sfondo rosso; fu mutato in rosso su campo bianco dai guelfi nel 1266, come segno di vittoria sui ghibellini.

Le varietà, le colture
L'iris, o Iris Barbata Alta, predomina in Toscana e in particolare nel Chianti; è così chiamato per i lunghi peli che si trovano disposti a spazzola nelle ali inferiori e appartiene alla famiglia delle iridacee, piante erbacee perenni, rizomatose, diffuse nell'emisfero nord, in Europa, Asia e America. Ne esistono oltre duecento specie spontanee. La lunghezza del fusto può variare dal metro a pochi centimetri. Per i colori non c'è che l'imbarazzo della scelta: si spazia dal bianco al quasi nero.
E' un fiore rustico, che cresce spontaneamente sulle scarpate e nei luoghi asciutti, resistentissimo alle avversità climatiche. Sopporta tranquillamente il freddo, le basse temperature invernali e il caldo, in particolare la siccità. Per questi motivi è adatto ad essere coltivato anche nei giardini o in vaso. Fiorisce ad aprile-maggio.
I rizomi vanno piantati tra luglio e settembre, a 40 cm l'uno dall'altro, meglio se in zone soleggiate, in superficie (appena ricoperti con la terra) e in terreni con una buona permeabilità, in quanto temono l'umidità. Non necessitano di annaffiature né di cure particolari. Le nuove piante iniziano a fiorire dal secondo anno dall'impianto dei rizomi. Hanno una vita lunghissima, praticamente eterna, e fioriscono per anni e anni. Sono inoltre esteticamente bellissimi, soprattutto i nuovi ibridi dotati di petali più larghi e increspati sull'orlo, e di grande effetto decorativo, particolarmente indicati per le loro varietà di colori e la loro resistenza per adornare le aiuole o le bordure di un muretto, associati ad esempio a delle rose o a lilium. Il costo dei rizomi è molto basso. Si va da un minimo di 2000 lire ad un massimo di 4000 per le iris più comuni come la Pallida, dalle 6000 fino alle 40 mila invece per le novità assolute. I fiori si riproducono comunque per suddivisione dei rizomi, che periodicamente vanno diradati togliendo i più vecchi.
I giaggioli sono anche molto suggestivi come fiori recisi in vaso, facendo però attenzione a togliere via via i fiori che appassiscono lungo lo stelo.

A Firenze son giaggioli
Vi sono giorni che anche i fiori festeggiano. Giorni speciali, in cui esplode una fioritura: un giorno di febbraio in Sicilia fioriscono i mandorli, un giorno di maggio a Vignola fioriscono i ciliegi, il 13 giugno immancabilmente fioriscono i gigli di Sant'Antonio di Padova. I fiorentini hanno nel 27 aprile - giorno in cui, nel 1859, il Granduca fu costretto a lasciare per sempre Firenze - una data storica, a cui è dedicata un'importante via che da piazza San Marco sbuca in piazza Indipendenza. Il 27 aprile a Firenze, per convenzione, apre i suoi petali color viola la pianta dell'iris, una varietà che i botanici chiamano 'Iris Florentina' o anche 'il giglio' e che figura nell'araldica della città, a volte rosso e a volte candido su un campo rosso. Decora anche le nostre posate da dessert. Anatole France ha titolato 'Giglio rosso' un racconto ambientato a Firenze e il suo colore viola dipinge le maglie dei calciatori della Fiorentina.
Fin dall'antichità Iris è un nome che evoca figure romantiche: impersona una casta fanciulla giapponese vittima della cattiveria e diventa la protagonista di un melodramma di Luigi Illica che Pietro Mascagni metterà in musica giusto un secolo fa, nel 1898. Così Iris diventa popolare anche come nome di donna. L'Iris e l'Amneris sono due popolane fiorentine, quando alla radio si trasmetteva 'I' grillo canterino'.
Ma di questo fiore anche l'arte è stata una grande ammiratrice. Compare nelle pitture di Van der Goes, e Van Gogh gli dedica uno splendido quadro dal titolo 'Campo con iris'. Figura in gioielli (si chiama iris un cristallo di quarzo) e in ricami e nel cielo, tra le orbite di Marte e Giove, circola un pianetino o asteroide (settimo della serie) che dei romantici astronomi hanno appunto battezzato Iris. Dalle stelle alle culle: tanti anni fa si era soliti mettere una parte del rizoma, detto ireos, in bocca ai bambini, per favorire la dentizione. E per finire dalle culle alle cantine: tra le tante varietà dell'iris ce n'è una, di un bel vinaccia brillante, che si chiama Chianti. Non a caso i suoi rizomi servivano ad aromatizzare il famoso vino toscano.
(Carmelina Rotunno)

Il giardino dell'iris
Al piazzale Michelangelo, aperto dal 2 al 20 maggio
Per gli amanti di questo fiore uno spettacolo veramente unico è offerto dal giardino dell'iris di Firenze, gestito dalla Società italiana dell'iris. Situato al Piazzale Michelangelo, nel lato est digradante verso l'Arno, il giardino - aperto dal 2 al 20 maggio tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19 - è una straordinaria mostra vivente di oltre tremila varietà di iris. Collezione che si arricchisce ogni anno di circa cento nuovi esemplari, con il concorso internazionale che viene bandito dal 1957 e a cui partecipano ibridatori di tutto il mondo. Ad ogni edizione viene premiato il fiore più bello mentre un premio speciale, in omaggio al giglio emblema di Firenze, viene assegnato al miglior iris rosso, anche se il vero rosso non è stato ancora creato.
A maggio la Società italiana dell'iris terrà un corso di ibridazione, che consiste in due lezioni teoriche e una pratica nel giardino dell'iris. Per informazioni e prenotazioni telefonare entro il mese d'aprile allo 055483112 (il martedì e il venerdì dalle 10,30 alle 12,30).

L'acqua della regina
Dall'iris un profumo dolce ed esclusivo, dal rizoma dell'iris si ricava un profumo pregiato, dalle note delicate e persistenti, che viene prodotto attraverso un processo assai laborioso e di conseguenza molto costoso.
Si dice che questo profumo dall'aroma di mammola fosse il preferito di Caterina dei Medici, che portò con sé in Francia i segreti di quella essenza odorosa che da lei prese il nome di 'Acqua della regina'. Oggi l'antica ricetta viene realizzata solo dall'Officina profumo farmaceutica di Santa Maria Novella a Firenze, l'antica farmacia conventuale che risale al 1200 e che è l'unica al mondo a realizzare i prodotti seguendo ancora le indicazioni dei frati domenicani, restando fedele a una tradizione secolare.
Per ottenere il profumo in genere vengono usate l'Iris Pallida e l'Iris Germanica. Dai rizomi essiccati (la stagionatura dura tre anni) si estrae una polvere, l'ireos, che viene distillata. Da 100 kg di polvere si ricavano appena 100 g di essenza. Il prezioso estratto, che ha un odore dolce e simile alla violetta, fu molto apprezzato nell'Ottocento anche da Giacomo Leopardi, uno dei tanti personaggi illustri che visitarono l'antica farmacia e anche oggi, per la sua esclusività, è molto alla moda fra i vip italiani e stranieri.

Per saperne di più
Benedetta Alphandery, "Iris, il profumo dei fiori", Idea Books, 1998, L. 25 mila, in vendita presso l'antica farmacia di Santa Maria Novella, via della Scala 16, Firenze, tel. 0552302437.