Il Battistero di San Giovanni è un monumento civico per eccellenza

Scritto da Tommaso Montanari |    Aprile 2015    |    Pag.

Editorialista de La Repubblica, professore di Storia dell’Arte moderna all’Università degli Studi di Napoli Federico II

‘Abbraccia il Battistero’ è la prima, grande campagna di mecenatismo popolare mai tentata in Italia. Il suo obiettivo non è solo il (pur importantissimo) restauro materiale di un monumento, quanto invece il restauro dei nessi morali, sociali, costituzionali che legano il popolo di Firenze alle sue pietre. Ed è del più alto significato simbolico che questo ‘restauro’ sia stato voluto e organizzato da Unicoop Firenze: perché esso prova a gettare un ponte tra i non-luoghi dei centri commerciali che sorgono nelle periferie e il cuore della città storica, e perché si rivolge non a clienti e consumatori, ma a cittadini sovrani, che così tornano a conoscere un monumento civico per eccellenza.

Per millesettecento anni nel Battistero (e nel suo piccolo progenitore paleocristiano) non si è diventati solo cristiani, ma anche cittadini, e cittadini fiorentini. Il primo documento (anno 897) che menzioni il San Giovanni attesta che lì si amministrava la giustizia, e molti contratti dimostrano che vi si rogavano i documenti. Era in Battistero che si accumulavano i vessilli strappati ai nemici vinti, ed è sulle porte di questo pantheon fiorentino che nel 1117 vennero collocate le due antiche colonne di porfido donate dai Pisani: che sono ancora lì, a ricordarci il nesso viscerale che unisce Firenze all’idea di Roma.

Tommaso Montanari - Editorialista de La Repubblica, professore di Storia dell’Arte moderna all’Università degli Studi di Napoli Federico II

Unicoop Firenze ha detto esplicitamente che l’operazione «non vuole in alcun modo sostituire lo Stato, che deve invece ricominciare a fare la sua parte nel finanziamento del patrimonio culturale, ma affiancarlo». Questo spirito, e il fatto che la Cooperativa non abbia voluto mettere il proprio marchio sul monumento e sui cartelloni che annunciano l’iniziativa, sono del tutto inediti in Italia.

Se le sponsorizzazioni si rivolgono a clienti e consumatori (e non a cittadini) e il mecenatismo dei paperoni ha un inevitabile sapore paternalistico ed esclusivo, il crowdfunding è invece inclusivo, essenzialmente democratico e profondamente in sintonia con lo spirito della nostra Costituzione: un mecenatismo popolare che punta a restaurare i monumenti creando conoscenza.

La strada appare lunga, ma finalmente si parte. Dentro il Battistero, l’elegantissima tomba del vescovo Ranieri (1113) si rivolge a chi “viene qua per sapere”: e questo è il punto. Non solo e non tanto la raccolta di fondi, ma la chiamata a raccolta dei cittadini, e la capacità di riportarli dentro il Battistero, e di restituirglielo attraverso la conoscenza.

È esattamente il contrario dell’ormai avanzatissima privatizzazione del patrimonio, del noleggio e della triste svendita della città: è un progetto di inclusione e democrazia che riconcilia con l’idea che Firenze non abbia solo un passato, ma perfino un futuro.