Una mostra dedicata alle opere seicentesche di Bartolomeo Bimbi

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Maggio 2008    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

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Il suo primo e quasi coetaneo biografo, Francesco Saverio Baldinucci, stravedeva per lui e infatti affermò che "... né Tiziano né Raffaello, né alcun pittore del mondo che avesse voluto fare frutte e fiori mai sarebbe arrivato a farli in quelle forme e così bene". Peccato che Bartolomeo Bimbi si sia limitato, nella sua lunga carriera, a dipingere solo ortaggi, frutta, fiori (e qualche animale), perché, se la sua abilità era così alta come l'ha descritta il Baldinucci avrebbe potuto lasciare una traccia ben più profonda della sua arte. Invece si specializzò e quasi mai uscì da quel binario che la sorte (o il caso) gli aveva riservato: quello di creare in maniera quasi didascalica e illustrativa solo "nature morte".
Nato a Settignano nel 1648, fu per qualche anno allievo di Lorenzo Lippi e ben presto si specializzò in soggetti floreali e nelle grottesche. Quando un suo lavoro capitò sotto gli occhi del granduca Cosimo III, il destino di Bartolomeo fu segnato: ritrarre dal vivo ogni sorta di prodotti ortofrutticoli, non solo nati in terra toscana ma anche quelli che provenivano da luoghi lontani ed esotici. In altre occasioni gli veniva commissionato di riprodurre esemplari "stravaganti e aborti di natura", ed ecco allora un cavolfiore che pesava 18 libbre (circa otto chili), oppure una zucca raccolta in un orto pisano del peso di 167 libbre. A proposito del dipinto relativo a quell'enorme ortaggio, il suo biografo racconta che, alla richiesta del granduca di conoscere la spesa per quella pittura, il Bimbi, descritto dal Baldinucci come una persona introversa e timida ("...fu sempre umile né mai ebbe alcuna stima di se medesimo"), spedì a corte il dipinto e, come gli era stato richiesto, la cifra per il suo lavoro. Il granduca la trovò talmente bassa che si sentì in dovere di inviare al pittore una missiva nella quale gli diceva che in quel conto doveva esserci qualcosa di sbagliato e che lo rifacesse.

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Il Bimbi, terrorizzato al pensiero che forse aveva chiesto troppo, rispose al granduca che facesse lui stesso il prezzo che riteneva giusto. E il granduca inviò al suo timido collaboratore il doppio della cifra che aveva richiesto. Nonostante le - sembra rare - elargizioni medicee, Bartolomeo morì (a 82 anni) piuttosto povero e dimenticato. Eppure ha lasciato opere che per alcuni secoli hanno adornato le pareti di almeno tre ville: quella di Castello (con la sua produzione floreale), quella di Topaia (con i lavori ortofrutticoli) e quella dell'Ambrogiana, con le immagini di animali. Un oblìo che si è protratto fino alla metà del secolo scorso, quando alcune sue opere sono state inserite in un'importante mostra internazionale dal titolo "La natura morta italiana".
Attualmente quasi tutti i lavori a lui attribuiti si trovano in gallerie e musei fiorentini e nel recentemente istituito "Museo della natura morta" che occupa un'ala della villa medicea di Poggio a Caiano. E sarà proprio a Poggio a Caiano che l'11 maggio verrà inaugurata una singolare esposizione a lui dedicata dal significativo titolo "Stravaganti e bizzarri". Le circa trenta opere da poco restaurate (zucche, cavoli, meloni, cocomeri, grappoli d'uva, agrumi ed altri esemplari botanici di dimensioni eccezionali e forme peculiari...), sono esposte nei locali delle Scuderie medicee e il visitatore potrà ammirare non solo le tele del Bimbi (compreso un suo autoritratto), ma anche alcuni esempi dell'importante erbario del botanico Pier Antonio Micheli e una selezione di modelli in cera policroma di frutti e ortaggi del tardo Settecento (appartenenti al Museo di storia naturale di Firenze), finora sconosciuti al pubblico e poco noti agli stessi studiosi.

Info: Ufficio Turistico di Poggio a Caiano, tel. 0558701280; "Bartolomeo Bimbi. Un pittore alla corte dei Medici", Firenze, Edifir, 1998

Il libro
toscana on the road
Toscana on the road
Ritorna sugli scaffali di "Toscana da leggere" un libro di qualche anno fa ma sempre fresco ed attuale, "Santi, diavoli e bona gente" di Riccardo Gatteschi. A cavallo della sua Ducati rosso fuoco ha setacciato la Toscana alla ricerca di storie inedite, curiosità, leggende e aneddoti pittoreschi. Lo ha fatto con il gusto della scoperta che da più di trent'anni anima la sua passione per la Toscana. Giornalista, esperto di tradizioni popolari, Riccardo Gatteschi ha esordito nell'editoria negli anni Sessanta con due biografie, una dedicata a Baccio da Montelupo e l'altra a suo figlio Raffaello da Montelupo. È iniziata così la passione per la storia e le tradizioni popolari toscane, che mese mese accogliamo sulle pagine dell'Informatore.
Le storie raccontate da Gatteschi sono in tutto ottantacinque, divise in dieci capitoli, tanti quante sono le province della Toscana. Storie di streghe in Maremma e di "linchetti" (folletti, spiritelli maligni) in Lucchesia, epigrafi che si leggono allo stesso modo da destra a sinistra e dall'alto in basso (a Campiglia Marittima), la tragica fine delle spoglie di San Mamiliano conteso fra l'Isola del Giglio e Montecristo, l'incredibile storia del Ponte del diavolo di Ponte a Mozzano. «Ho cercato di raccontare, in maniera accattivante, una serie di episodi leggendari, mitologici, straordinari della Toscana - dichiara Gatteschi. Si tratta perlopiù di storie inedite o di fatti di cui si sa poco». Di quelli ancora sconosciuti si saprà presto. Gatteschi, infatti, continua ad inforcare la sua moto.
Riccardo Gatteschi, Diavoli, santi e bona gente, Ed. Centro editoriale toscano, 10 euro

Bartolomeo Bimbi, Zucca del giardino granducale di San Francesco di Pisa, 1711, Firenze, Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi, sezione Botanica

Pescia
Nella cava di pietra
Il Museo storico etnografico del minatore e cavatore organizza visite guidate gratuite per gruppi di almeno 10 persone. L'appuntamento è per sabato 10 e sabato 31 maggio, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Questo il programma: visita alla cava di pietra serena a Vellano (Pescia), l'ultima cava della provincia di Pistoia dove la famosa pietra viene estratta, lavorata e commercializzata; visita al Castello di Vellano e alla Pieve Castellana di San Michele. Sosta per il pranzo (a sacco e individuale). Nel pomeriggio "Studiamo i cristalli", prove di laboratorio e visita guidata al Museo etnografico del minatore e del cavatore di Vellano.
Il punto di ritrovo sarà presso "La miniera di Publio" a Vellano, via 17 Agosto 1944 n. 10/A. La prenotazione è obbligatoria.
Il Museo è stato istituito nel 1999 grazie al lavoro di raccolta, iniziato nel 1967, da Publio Biagini, figlio di uno scalpellino, divenuto poi proprietario di una cava di pietra serena della zona. Attraverso un percorso espositivo ricco di strumenti, macchinari e manufatti, completato da ricostruzioni a grandezza naturale di interni di miniere, con effetti visivi e sonori, il museo documenta le tradizionali attività estrattive e la lavorazione della pietra serena di Vellano, capoluogo della "Svizzera Pesciatina". Ne fa parte anche una raccolta geo-paleontologica e una collezione mineralogica che presenta numerose varietà di minerali ritrovati in Toscana, molti dei quali rari. Le collezioni sono esposte in tre sale, mentre nel giardino sono collocati i macchinari di grandi dimensioni.
Info e prenotazioni: tel. 0572409181, 330910517