Centri commerciali

Tutti al centro
Una prospettiva concreta per centinaia di piccoli imprenditori
Debutto a Montecatini, nel 1988. Fu il primo centro commerciale dell'Unicoop Firenze e uno dei primi del nord Italia. In questi otto anni nuovi centri sono stati aperti; l'ultimo, a Poggibonsi, è stato inaugurato soltanto qualche mese fa. Quello di Montecatini resta comunque il più grande, con un ipermercato di 8500 metri quadri di superficie (una nuova ala dell'iper è stata inaugurata il 18 novembre scorso) e una galleria commerciale con 20 negozi.
Quando fu realizzato il centro commerciale a Montecatini, furono consultati gli operatori locali che avrebbero potuto essere interessati al progetto. Ma i risultati non furono esaltanti, nonostante l'in tervento fosse stato programmato in un'area a forte vocazione turistica e quindi più aperta alle novità. «Oggi, a distanza di otto anni, per i nuovi centri commerciali - ricorda Monica Panelli, che segue i centri commerciali per conto della SIC - le difficoltà sono più o meno le stesse. Si stenta a cogliere la grande opportunità che il centro commerciale rap presenta, si teme la perdita di autonomia, si sopravvaluta l'aspetto dei costi. Ma poi chi ci prova non rimpiange la scelta fatta. Nei nostri Centri i cambi di gestione, sono rari molto più bassi delle medie dei paesi europei».

Costi e benefici
La struttura moderna, l'ambiente elegante e confortevole, la facilità di accesso e di parcheggio sono gli aspetti positivi di un centro commerciale, in grado di offrire ad una clientela estremamente variegata tanti servizi concentrati in un'unica struttura. Insomma una situazione ottimale rispetto a chi opera in strade piene di traffico, senza parcheggi vicini, con una clientela distratta e in balia degli eventi atmosferici. Tutto questo però ha un costo e se l'ipermercato fa la parte del leone per quanto riguarda le spese, anche gli operatori privati devono fare la loro parte. «In un centro tutti devono contribuire al mantenimento e all'efficienza delle parti comuni - continua Monica Panelli - secondo costi ripartiti in base ai criteri previsti dai regolamenti condominiali». Le spese di pulizia rappresentano una voce molto importante: la pulizia costituisce il biglietto da visita di un centro commerciale ed è quindi alla base della sua immagine. Anche la manutenzione del verde, sempre più presente nel parcheggio e nell'arredo delle gallerie, è importante. La climatizzazione è a dir poco indispensabile, se si vuole offrire alla clientela un ambiente confortevole e accogliente, in grado di consentire una gradevole permanenza nella struttura. Ci sono poi le spese per l'illuminazione, la vigilanza, la manutenzione degli impianti e della costruzione. Tutto, lo ricordiamo, rigorosamente controllato e gestito con la partecipazione degli operatori.

Lavorare insieme
«C'è chi non vuol rinunciare alle proprie autonomie a favore di regole comuni - spiega Monica - . Molti provengono da esperienze commerciali dove il titolare dell'attività è anche il padrone assoluto e indiscusso del proprio fondo, del proprio territorio e del proprio tempo». Proprio l'orario è uno dei punti dolenti: in un centro commerciale è di tipo continuato, per tutto l'anno e deve essere lo stesso per tutti, non si vedrà mai un Centro 'chiuso per ferie'! Questo è senz'altro un limite per molti negozianti, frutto di un modo, forse, superato di concepire la professione e che impedisce a molti di captare la vivacità e la capacità di attrazione di un centro commerciale.
Nella galleria di un centro come, ad esempio, quello di Poggibonsi, che è l'ultimo nato e secondo solo a Montecatini, transitano ogni settimana una media di 22 mila persone. Un flusso notevole, che spetta poi al commerciante riuscire ad attirare nel proprio negozio, per cercare di trasformare i frequentatori in possibili acquirenti. A Poggibonsi, dove gli esercizi sono 14, anche coloro che inizialmente erano titubanti adesso sono molto soddisfatti della loro scelta. Del resto ben oltre il 50% dei clienti della Coop lo è anche degli altri esercizi.

Consumatore esigente
C'è da dire che in un centro commerciale Coop il cliente, che molto spesso è anche un socio, tende a considerare l'intero centro come espressione della cooperativa e quindi è pronto ad accordare anche ai negozi privati fiducia e fedeltà, ma al tempo stesso diventa estremamente esigente, come per ogni altro aspetto che riguarda il rapporto tra il socio e la 'sua' cooperativa. Per questo la qualità del servizio deve essere garantita ed orientata dalla parte del consumatore: con i commercianti, quindi, si instaura un rapporto basato sulla possibilità di confrontarsi, di scambiarsi consigli e suggerimenti.
«Nella scelta dei negozianti l'Unicoop ha dato la precedenza agli operatori locali - spiega Monica Panelli - cercando la collaborazione con le associazioni dei commercianti. Il rapporto con loro è molto importante, perché i primi contatti passano sempre attraverso le associazioni». A Poggibonsi Confcommercio e Confesercenti, in un clima di totale collaborazione, hanno provveduto ad informare i loro associati sulle opportunità di lavorare in un centro commerciale. Spiegare esattamente all'imprenditore commerciale le opportunità è essenziale, anche perché una volta che avrà rinunciato ad entrare nel Centro si troverà di fronte un concorrente in posizione privilegiata. In quel momento si vorrebbe tornare indietro, ma ormai è troppo tardi.

Un blocco contro la gente
Gian Luca Cerrina Feroni (Presidente dell'Associazione nazionale cooperative di consumatori)
La sospensione delle licenze alla distribuzione moderna aggrava i problemi delle città, dei consumatori, dell'occupazione.
E' ripresa in grande stile una vera e propria campagna contro la distribuzione moderna, piccola e grande. Le richieste di sospensione triennale delle licenze, di soppressione dello stralcio di legge e dei blocchi regionali fanno da sfondo a questa campagna apertamente conservatrice, al punto di prefigurare - nelle posizioni più estreme ma purtroppo diffuse - un modello sociale e produttivo più simile alle corporazioni medievali che alla fisionomia di un paese moderno ed europeo. Il confronto con la Francia, dove è stato posto un limite temporaneo alle nuove licenze, non ha senso: in Francia il blocco favorisce le posizioni dominanti dei centri commerciali (oltre 1100, contro i circa 210 italiani), nel nostro paese favorisce la posizione dominante del piccolo commercio.
Le città non si svuotano e si degradano per colpa dei supermercati: semmai i supermercati hanno contribuito a dare una risposta civile alle esigenze di quartieri periferici altrimenti invivibili. L'occupazione non si difende congelando l'economia per legge, ma governando i processi di trasformazione e le contraddizioni che essi inevitabilmente comportano: altrimenti, per analogia, qualcuno prima o poi proporrà di riaprire le miniere, sostituire il trattore con la zappa e distruggere i computer.
Uno sviluppo programmato della distribuzione moderna, garantito da una nuova legge generale, produce vantaggi sociali: per i cittadini, soprattutto, a reddito medio-basso; per ridurre l'inflazione e quindi per l'economia di tutti; per la qualità della vita e del lavoro; per la crescita della ricerca, della formazione, della qualità delle produzioni e dei prodotti. E' interesse di gran parte della popolazione del nostro paese che un equilibrato processo di modernizzazione vada avanti. La Coop è dalla parte dei cittadini e dei consumatori. La Coop, anche per le sue specificità e la sua storia concreta, è attenta a gestire l'innovazione commerciale con il massimo dei consensi e dell'utilità per tutti, senza però perdere di vista l'obiettivo di far progredire il paese culturalmente ed economicamente.