Un progetto europeo per esaltare i piatti della tradizione locale e mediterranea

Scritto da Gabriele Parenti |    Novembre 2013    |    Pag. 11

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Buti (Pisa) ai piedi del Monte Serra, terra di poeti, patria dei Maggi, tra pievi millenarie e castelli unisce le bellezze paesaggistiche ai ricordi storici. Ma oggi è anche un centro rinomato della ristorazione che spazia dai piatti tipici (come la trippa, la minestra di cavoli, i maccheroni alla butese) alla cucina internazionale. Buti è stato proclamato Villaggio della dieta mediterranea, e il 23 e 24 novembre (sabato e domenica), il centro storico sarà animato con mercatini, corsi di cucina, degustazioni e visite ai frantoi e alle aziende agricole locali.

Non mancheranno i poeti in ottava rima, i maggianti e le contrade del Palio, eventi in costume ed esposizioni di pittura. Uno dei momenti clou della mattina sarà quando un famoso chef, in una sorta di “prova del cuoco”, giudicherà i piatti tipici preparati da massaie butesi; poi… tutti a tavola.

Per l’occasione in piazza Garibaldi e nelle vie del centro, si rievocherà, con una grandissima tavolata, il pranzo della domenica.

Med-diet

La giornata del 23 novembre s’inserisce nel “Mediterranean Diet and enhancement of traditional foodstuff – MedDiet”, progetto strategico finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma “Enpi Cbc bacino del Mediterraneo 2007-2013”, con un budget complessivo pari a circa 5 milioni di euro e una durata di 30 mesi.

Cinque eventi nazionali organizzati dall’Associazione nazionale città dell’olio in altrettante regioni d’Italia (Sardegna, Campania, Liguria, Toscana e Puglia) che hanno come filo conduttore la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, riconosciuta Patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2010.

«Una grande sfida che unisce tradizione e innovazione - osservano gli organizzatori - coinvolgendo altri 5 Paesi del Mediterraneo (Spagna, Tunisia, Grecia, Egitto e Libano). Si è iniziato a Cagliari il 28-29 settembre con il MedDiet Camp, poi nel weekend del 24-26 ottobre ci si è spostati in Campania a Napoli e a Pollica nel Cilento.

Il 16 novembre è la volta della Liguria, a Imperia. Poi, appunto, a Buti per concludere il 21 e 22 dicembre in Puglia, a Bitonto». «La scelta di Buti – osserva il sindaco Alessio Lari - mette in risalto la peculiarità del territorio dove le nostre capacità di essere al passo con i tempi, e si radica sulle tradizioni e sulla dimensione sociale.

A esempio, nelle giornate del 23 e 24 oltre ai frantoi, alle attività agricole, vorremmo riproporre la lavorazione del castagno che alcuni decenni fa aveva reso famosa Buti».

Piatti e dolci tipici

Il presidente delle Città dell’olio, Enrico Lupi, conferma che Buti è un esempio di come la dieta mediterranea non sia solo uno stile di vita legato alla corretta alimentazione e alle nostre tipicità, ma anche un’espressione di convivialità.

«Buti - sottolinea Lupi - rappresenta al meglio il villaggio ideale mediterraneo, perché ha le caratteristiche tradizionali del paese percepito come una grande famiglia dove ci si conosce tutti, dove nel tempo della realtà virtuale e della globalizzazione, si conserva ancora il gusto di andare in piazza e incontrarsi».

Da qui l’idea di una grande tavolata dove tutti possono ritrovarsi attorno al cibo con la capacità di coglierne le implicazioni culturali e di riscoprire il territorio.

In questo i piatti tipici butesi avranno un ruolo centrale: ad esempio la zuppa di cavoli  è detta alla frantoiana, perché (come si legge nelle ricette di Liliana in  www.lidoscarpellini.it) nelle serate invernali passate nei frantoi, si provava con essa la bontà dell’olio nuovo, insieme ad erbe di monte, come finocchio, timo, maggiorana, origano, menta che, insieme al cavolo nero sono ingredienti fondamentali della zuppa.

I dolci tipici come le cialde (o nozze) scandivano i momenti felici, perché erano il dolce-simbolo di matrimoni e battesimi; i neccini e le frittelle con la farina di castagne ricordano come Buti fosse legato agli alimenti semplici della montagna.

Foto di C. Valentini

Dieta mediterranea: i consigli del Prof. Dr Giorgio Calabrese

ABCsalute.it - Durata 2’ 36’’


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