Accanto al grande giardino, un museo con 300 mila campioni di reperti fossili

Scritto da Iacopo Cassigoli |    Maggio 2002    |    Pag.

Giornalista

Quando Cosimo I de' Medici decise la riapertura dell'Università di Pisa, allo scopo di rilanciare culturalmente e quindi anche economicamente la città, nel 1543 chiamò da Bologna ad insegnare botanica Luca Ghini, illustre professore di medicina e naturalista imolese, che divenne anche il suo medico personale. Nel XVI secolo la botanica non era ancora una scienza autonoma e veniva considerata ancella della medicina, in quanto delle piante si studiavano prevalentemente le virtù curative.
Tutte le piante del mondo
Il Ghini faceva lezione sulle piante 'vive', mentre all'epoca ancora venivano più che altro utilizzati i disegni e le stampe come materiale illustrativo. In occasione del suo arrivo a Pisa, vicino all'Arsenale venne istituito il primo Orto botanico della città, o Giardino dei Semplici. Del primitivo giardino voluto dal Ghini, ispirato agli orti officinali dei conventi, non rimangono però tracce. A seguito dell'ingrandimento della cittadella militare, nel 1563 l'Orto fu spostato vicino alla chiesa di Santa Marta da Andrea Cesalpino, che era succeduto al Ghini nella carica di 'prefetto' del Giardino dei Semplici. La nuova sede tuttavia non assolveva bene alle necessità delle piante, che ricevevano una scarsa insolazione, ed era poi piuttosto distante dal centro culturale della città. Quindi nel 1591 l'Orto Botanico fu trasferito nella sede attuale, tra via Santa Maria e via Roma. Nel nuovo giardino fu inglobato anche un edificio preesistente, che divenne la sede dell'Istituto di botanica. Un lungo corridoio lo congiungeva ad una palazzina (perfettamente conservata) che affaccia su via Santa Maria e che rappresentava l'antico ingresso ufficiale.
La 'Fonderia', ovvero il laboratorio di chimica allestito nel 1595 che si affaccia all'interno del giardino, presenta una bizzarra facciata ricoperta di decorazioni a 'grottesca'. L'intera superficie è ricoperta da un mosaico di conchiglie, rocce di diversa origine geologica e spugne marine, secondo il gusto manierista tipico dell'epoca. Al suo interno oggi è ospitato il Museo botanico. Fin dalla sua istituzione l'Orto pisano fu dotato di una collezione di reperti naturali e artificiali e di affascinanti curiosità esotiche che dovevano documentare, destando meraviglia nel visitatore, la storia naturale del mondo fino ad allora conosciuto. La 'Galleria', voluta da Ferdinando I e allestita sui tre piani dell'edificio di via Santa Maria, traboccava di oggetti strani ed inquietanti, oltre che di pregevoli libri di botanica e quadri coi ritratti di naturalisti. Coccodrilli essiccati, rarità botaniche, spugne, coralli, corna, fossili, animali imbalsamati, conchiglie e quant'altro ancora, a testimonianza degli interessi scientifici di quel tempo, assecondati al gusto per la stravaganza. Questo nucleo originario è andato in gran parte disperso nei secoli. Quello che è sopravvissuto ora si trova al Museo di storia naturale di Calci, mentre la raccolta di libri è confluita nella Biblioteca universitaria. Oggi il Museo botanico, all'interno dell'antica Fonderia, custodisce soltanto una piccola parte dei tesori un tempo appartenuti all'istituto. Il Museo venne ricostituito alla fine del Settecento sotto l'impulso dei Lorena e per volontà del naturalista Gaetano Savi, cui si deve la costituzione di un importantissimo erbario, che oggi raccoglie circa 300 mila campioni di piante essiccate e pressate.
Oltre a reperti fossili, legni e campioni (frutti, fiori, semi in alcol o secchi), le collezioni del museo includono anche i ritratti dei 'prefetti' che si sono avvicendati dal Cinquecento. Ci sono importanti oggetti di uso didattico, di epoca ottocentesca, adoperati dai professori durante le lezioni. Tra questi sono da segnalare le rigorose illustrazioni scientifiche dipinte a tempera su carta, con piante e fiori in dettaglio e sezionate, oppure raffigurate nel loro habitat, che venivano utilizzate come oggi si usano le diapositive. Ma soprattutto la splendida raccolta di cere botaniche eseguite tra il 1830 e il 1840 dallo scultore Luigi Calamai, comprendente oltre a un ricco campionario di funghi, frutti e fiori, anche un bellissimo pannello che illustra la fecondazione di una zucca.
L'attuale assetto dell'Orto botanico risale in sostanza ai secoli XVIII e XIX. Il giardino raccoglie una grandissima varietà di piante e fiori che documentano ad uso didattico la straordinaria diversità della flora mondiale. Si tratta di una collezione 'viva' che si articola in un cospicuo numero di coltivazioni. Nell''Orto del mirto' ci sono 140 specie di piante medicinali, molte delle quali incluse nella 'Farmacopea ufficiale italiana'. L''Orto del Cedro' accoglie invece i due alberi più antichi del giardino, un Gingko biloba e una magnolia piantati addirittura nel 1787. Nell'Idrofitorio sono coltivate alcune piante acquatiche toscane che oggi rischiano di scomparire a causa delle bonifiche, mentre nel laghetto si possono osservare gli eleganti e suggestivi fior di loto. Nel piazzale dedicato a Giovanni Arcangeli, direttore dal 1881 al 1915, si possono ammirare diversi esemplari di palme, incluso quella del Cile, piantate nel 1880.

L'Orto botanico di Pisa, in via Luca Ghini 5, è aperto al pubblico col seguente orario: dal lunedì al venerdì, da marzo ad ottobre, 8-17.30; 8-17 da novembre a febbraio. Sabato 8-13. Chiuso la domenica e festivi. Per gruppi superiori a 10 persone visite guidate su prenotazione, tel. 050 911374.

Gli orari del Museo botanico sono gli stessi dell'Orto, per la visita rivolgersi al personale.