Perché le diete falliscono. Come adottare una strategia vincente

Scritto da Francesco Morelli |    Febbraio 2003    |    Pag.

Specialista in scienza dell'alimentazione e dietetica

Tutta colpa del set point
La maggior parte delle diete sono destinate a fallire. E' un'affermazione pessimistica ma realistica, però oggi - conoscendo meglio i meccanismi di controllo della fame e della sazietà, nonché quelli di regolazione energetica - siamo in grado di capire il perché, e di comportarci adeguatamente.

E' evidente che un programma dimagrante ha successo se il paziente perde peso ma soprattutto non lo recupera. La maggior parte delle diete fallisce per tre motivazioni principali:

Problemi metabolici
Se la dieta è troppo drastica e fa perdere peso troppo rapidamente, l'organismo mette in atto una risposta energetica che si traduce in un minore consumo di calorie. La caduta del peso deve invece essere lenta e progressiva.

Alterazioni del set-point
Tutti noi possediamo un cosiddetto "set point" (o "ponderostat"), ossia un ipotetico parametro fisiologico che determina la regolazione del bilancio energetico e del peso. Ebbene, andando sotto il proprio "set-point", l'organismo mette in moto una serie di reazioni che portano alla produzione di alcune sostanze neurormonali (come serotonina, adrenalina e leptina) che spingono il nostro cervello a modificare i meccanismi che regolano la fame e la sazietà. Con il risultato di mandare in frantumi tutti i buoni propositi del paziente e di far recuperare rapidamente anche il peso perduto.

Derivazione nutrizionale
Riguarda la mancanza o la riduzione di certi nutrienti della dieta. E' un meccanismo che si instaura lentamente (in media, 2-3 mesi) e che segue una prima fase di benessere in cui il paziente, vedendo calare il proprio peso, aumenta la propria autostima e il tono dell'umore.
Purtroppo tutto questo dura ben poco, perché il nostro organismo non può tollerare più di tanto la mancanza di molti nutrienti, come è appunto il caso delle diete ristrette. E così, lentamente, all'euforia dei primi tempi si sostituisce ansia e depressione, l'odore dei cibi fa aumentare l'appetito, il desiderio di cibi dolci si fa impellente fino a che, inesorabilmente, il paziente recupera tutto o quasi il peso perso.
Questo meccanismo, portato all'estremo, è anche la principale causa dei disturbi del comportamento alimentare, come la bulimia e l'anoressia.


Consigli per dimagrire

Ecco alcune regole da seguire:

  • Evitare sempre "le diete fai da te".

  • Non fare mai diete troppo drastiche e per lungo tempo.

  • Non eliminare mai nulla di quello che di solito si è abituati a mangiare. Dimagrire non deve mai essere una punizione ma, più semplicemente, una migliore gestione della propria giornata alimentare.

  • Ricordare che non esistono alimenti dimagranti o ingrassanti: quello che veramente conta sono solo le calorie, quasi sempre troppo elevate.

  • Diffidate sempre della pubblicità, sia televisiva che della carta stampata e ricordate che, almeno per ora, i miracoli non esistono.

  • Affidatevi sempre a professionisti preparati che vi insegnino non solo a perdere peso ma anche, e soprattutto, vi indirizzino verso un corretto "management" che vi faccia mantenere il peso perduto per tutta la vita.

  • Programmate, ovviamente con l'aiuto del medico, obiettivi realistici in termini di perdita di peso. Far diventare un "grissino" un paziente che è sempre stato grassottello fin dall'infanzia è un'utopia.

  • Se il sovrappeso e l'obesità si associano ad altre malattie metaboliche (come diabete, ipertensione ecc.), non è quasi mai necessario perdere tanti chili, dal momento che un calo del 5-10% è quasi sempre sufficiente a normalizzare la patologia concomitante.

  • Quando si affronta una dieta dimagrante, si deve perdere solo massa grassa; se, oltre a questa, si perde anche massa magra, si abbasserà anche il vostro "set point" ed il risultato sarà per voi la ripresa del peso perduto.