Scritto da Matilde Jonas |    Febbraio 2003    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia. Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS). Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento. Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.

Treviso e i suoi canali 4
Complice il famoso radicchio rosso - protagonista indiscusso delle nostre insalate, e della festa che si tiene ogni dicembre in Piazza dei Signori - Treviso è sulla bocca di tutti. Pochi però la conoscono. Per raggiungerla bisogna proprio andarla a cercare tra le fitte nebbie invernali del Veneto, oltrepassando - via autostrada A 27 - di poco Venezia. E come Venezia, Treviso deve il suo fascino all'acqua: quella dei suoi due fiumi che si diramano in una fitta rete di rogge e di canali a sottopassarne le strade fiancheggiate dai portici. Nell'acqua, che ancora muove le ruote di antichi mulini, si tuffano salici maestosi, si specchiano i barbacani delle vecchie case, gli affreschi rimasti a coprire i palazzi romanici e rinascimentali. Ed è la voce dell'acqua, sottofondo consueto del via vai cittadino, a creare quell'atmosfera di serena intimità che contagia.

Treviso e i suoi canali 3
Di legno e sul fiume

Il nome della città deriva dalla parola gallica Trev, che significa "villaggio di legno". Ed era proprio un pugno di case di legno col tetto di paglia il primo nucleo abitativo costruito nel XV secolo a.C. alla confluenza del Sile e del Botteniga (o Cagnan) - l'attuale zona di S. Andrea - laddove si era formato un piccolo porto fluviale. Quando nel II secolo a.C. vi giunsero i Romani, il centro si era già esteso ad occupare altre due colline - quelle che oggi corrispondono a piazza del Duomo e piazza dei Signori - perciò da ter visus (tre colline) modificarono il nome originario in Tarvisium. Segno del loro passaggio, l'orientamento urbanistico determinato - come da copione - dalle due direttrici principali: il Cardo, che attraversa Piazza dei Signori - su cui affacciano le merlature guelfe del Palazzo dei Trecento (tel. 0422658235) - e il Decumano; a memoria del loro incrocio la duecentesca Loggia dei Cavalieri ancora in gran parte affrescata. Romani, oltre ai reperti raccolti nel Museo Civico, alcuni elementi architettonici inseriti nell'XI secolo nei muri esterni del Battistero di San Giovanni, qualche colonna della cripta del Duomo e il pavimento a mosaico del Battistero paleocristiano del IV secolo in via delle Canoniche (Museo diocesano d'arte sacra, canoniche del Duomo, tel. 0422416707, chiuso il venerdì e festivi).

Treviso e i suoi canali
La città dipinta
L'aspetto della Treviso medioevale - annessa nel 952 al Ducato di Baviera - cominciò a configurarsi dal 1164, quando Federico Barbarossa concesse agli abitanti di fortificare la città e di costruirsi case di pietra con portici. Già da allora prevalse l'uso di affrescare gli edifici con motivi geometrici che, con l'avanzare della cultura umanistica, si trasformarono in scene mediate da storia e mitologia: per strada la prospettiva della pittura creava effetti sorprendenti.
La Torre del Visdomino, quella degli Oliva, la Rossignola e quella dei Tempesta - trasformata poi nel Campanile del Duomo - sono le sole torri medioevali scampate alla faziosità dei trevigiani d'epoca comunale: Guelfi e Ghibellini, Rossi e Bianchi, erano accomunati dalla stessa frenesia di radere al suolo la casa del nemico.

Treviso e i suoi canali 2
Da Venezia all'Austria

Nel XIV secolo, quando a Treviso tornò a sventolare stabilmente il vessillo veneziano di San Marco, la città ebbe finalmente un po' di requie e scoprì la sua vocazione "godereccia". Furono due secoli di prosperità e cultura, di feste, giostre, palii, che attrassero personaggi illustri: uomini politici e di chiesa, artisti e poeti quali Dante e Petrarca. I figli dei "padri della letteratura", Pietro e Francesca - ambedue sepolti nella duecentesca chiesa di San Francesco - la elessero a stabile dimora.
Ma il bengodi finì quando Treviso fu coinvolta, a fianco di Venezia, nella guerra della Lega dei Cambrai. Per creare quel poderoso apparato difensivo che le valse la vittoria, la città, abbattute le mura medioevali, si contrasse all'interno di una cinta muraria ristretta munita di casematte e feritoie, quella che ancora la cinge. Le porte da quattordici furono ridotte a tre: la porta di S. Tommaso, quella di Santi Quaranta e l'Altinia, tuttora là dove stavano. Quartieri, edifici, chiese e conventi rimasti all'esterno furono rasi al suolo: al loro posto l'acqua del Sile e del Botteniga deviati dal corso consueto.
Gli edifici religiosi che si salvarono allora subirono un grave degrado nel XVIII secolo, utilizzati come depositi e magazzini in epoca napoleonica. Quindi Treviso finì in mano all'Austria, per tornare italiana solo nel 1866. Di quel periodo è la sistemazione dell'isolotto prospiciente la medioevale Ca' dei Carraresi, che divide in due rami il Cagnan Grande: collegato alla terraferma da due ponti, ogni mattina ospita da allora il mercato del pesce.

Per informazioni
Ufficio informazioni e accoglienza turistica, piazzetta Monte di Pietà 8, Treviso, tel 0422547632, e-mail inf.treviso@provincia.treviso.it

La sera del 27 marzo in piazza Garibaldi c'è il "Rogo della vecia", simbolo del male e della miseria. Info: 0422770130

Chiesa di Santa Caterina, tel. 0422544884, chiuso il lunedì
Giardino e roseto di villa Margherita, via Cal di Breda 130



La curiosità
La Fontana prosperosa
E' una prosperosa matrona in pietra d'Istria con due tette poderose che zampillano acqua a dissetare chi passa dalla Galleria della strada Romana. L'originale, opera della seconda metà del Cinquecento, si trovava prossima a Palazzo Pretorio e per tre giorni all'anno dispensava ai trevigiani vino bianco e vino nero.

La raccolta
Manifesti d'autore
Una sera del 1895 il diciassettenne Ferdinando Salce acquistò da un attacchino un manifesto che pubblicizzava l'incandescenza a gas della ditta Mataloni: da allora non si è più fermato. Alla sua morte la raccolta, seconda in Europa solo a quella del Museo parigino della Pubblicità, è stata ereditata dal Ministero della Pubblica Istruzione che la assegnava al Museo Civico di Treviso: lasciava così per sempre la soffitta di casa Salce.

Info: Museo Civico L. Ballo, Borgo Cavour 22, tel. 0422591337, chiuso il lunedì.