Ancora aperta la trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro della distribuzione cooperativa

Scritto da Antonio Comerci |    Settembre 2016    |    Pag. 30, 31

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

Foto A. Fantauzzo

Contratto nazionale di lavoro

Per il settore del commercio in Italia, in tutto quasi tre milioni di lavoratori del terziario, ci sono più contratti. La piccola e media distribuzione commerciale applica il contratto di Confcommercio, che ha già raggiunto l’accordo dal 1° aprile 2015. Lo stesso risultato è stato recentemente raggiunto da Confesercenti.

Sia il commercio che i servizi sono generalmente privi di contrattazione integrativa; quindi per gran parte dei lavoratori, quello nazionale è spesso l’unico contratto di riferimento.

Poi c’è il tavolo di contrattazione della grande distribuzione privata, con la rete di supermercati, iper e in genere medie e grandi superfici commerciali, alimentari e non, per il quale le trattative sono in alto mare, con le parti molto distanti fra loro. Infine c’è il contratto per i lavoratori delle Cooperative di consumatori, che riguarda circa 55.000 dipendenti e che sta andando avanti con difficoltà.

A tal proposito abbiamo posto alcune domande a Stefano Bassi, presidente dell’Associazione nazionale cooperative consumatori (Ancc) che, con le altre due associazioni di settore, Federconsumo-Confcooperative e Associazione generale cooperative italiane (Agci), porta avanti la trattativa con le organizzazioni sindacali dei lavoratori.

Come mai tante difficoltà a concludere un contratto scaduto già da oltre due anni?

«Le difficoltà nascono dalla situazione economica generale, dalla stasi dei consumi e dal calo delle vendite, ancora più forte nella prima metà di quest’anno. In questa situazione aumenta la concorrenza, con le aziende private che applicano (quando li applicano…) contratti meno onerosi del nostro, spesso senza alcuna contrattazione integrativa. Coop ha un contratto nazionale, applicato ovunque nelle nostre imprese, con costi superiori a quello dei privati, ma anche con una contrattazione integrativa presente per le grandi cooperative, così come per le medie e le piccole. Se vogliamo fare politiche di convenienza a favore di soci e consumatori e mantenere l’occupazione anche al sud, il nostro obiettivo non può che essere la diminuzione della differenza di costo con la distribuzione privata e, allo stesso tempo, sostenere le piccole e medie cooperative in zone disagiate dove spesso rappresentano il solo servizio commerciale presente».

Ha ancora un senso mantenere un contratto solo per i lavoratori delle cooperative?

«Sì. In primo luogo per sottolineare la natura dell’impresa cooperativa, la sua attenzione alla convenienza per soci e consumatori e alla tutela dei lavoratori. I sindacati, alla ripresa delle trattative che avverrà a settembre, devono assieme a noi trovare le giuste soluzioni per rendere possibili entrambi gli aspetti. È un passaggio ineludibile, coerente con le difficoltà del momento. Allo stesso tempo, nel corso delle trattative, consapevoli delle esigenze dei lavoratori e d’intesa con i sindacati, abbiamo dato un anticipo a tutti di 200 euro sul futuro contratto».

E veniamo agli elementi specifici sul tavolo della contrattazione; ne parliamo con Franco Barsali, responsabile Lavoro e formazione dell’Ancc, che è stato anche direttore al personale dell'Unicoop Firenze.

Quali sono i problemi principali che hanno impedito la conclusione della trattativa?

«Essenzialmente due. Il primo è il recupero delle differenze normative che hanno generato nel tempo maggiori costi a nostro carico. Voglio chiarire che non chiediamo l’annullamento totale delle differenze: esistono delle voci di maggiore costo che riteniamo giusto mantenere perché hanno valore sociale, come quella sulla malattia, ad esempio, e quindi le consideriamo coerenti con la nostra identità di cooperative. Riteniamo, invece, di dover parificare quelle di esclusivo valore economico, come ad esempio il lavoro straordinario che da noi costa di più. L’altro tema è il salario, sul quale siamo ben lontani dal poter ripetere le soluzioni di Confcommercio, non tanto nella cifra finale degli 85 euro, quanto nei tempi e nei modi di erogazione».

Uno degli aspetti più discussi è l’assenteismo: qual è la differenza con i privati e quali le vostre proposte?

«Non chiediamo la semplice copiatura della norma applicata ormai da tutti i nostri competitori, sottoscritta dai tre sindacati che a noi l’hanno negata. Chiediamo una norma che contrasti gli abusi e che intendiamo applicare restituendo ai lavoratori parte di ciò che sarà recuperato economicamente dalle cooperative. Vorremmo, infatti, garantire ai nostri 55.000 dipendenti prestazioni sanitarie per la prevenzione in ambito oncologico e delle malattie cardiovascolari».

Se passasse la linea delle cooperative, ci sarebbero ancora vantaggi per i lavoratori rispetto ai dipendenti della distribuzione privata?

«Certamente sì, e ne cito brevemente alcuni. In tema di malattia e infortunio, la garanzia del salario pieno al 100 per cento anche per il periodo dal quarto al ventesimo giorno e la garanzia del mantenimento del posto di lavoro fino ad avvenuta guarigione clinica. Diritti sindacali diffusi e consistenti. Part–time minimo a 20 ore, superiore a Confcommercio, e una norma specifica per il part time a 30 ore… e tanti altri. Soprattutto sarebbe confermato un sistema di contrattazione aziendale diffuso nelle nostre cooperative che aggiunge enormi vantaggi economici e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per i nostri dipendenti».


Gli intervistati:

Stefano Bassi, presidente dell’Associazione nazionale cooperative consumatori (Ancc)

Franco Barsali, responsabile Lavoro e formazione (Ancc)