A Volterra fra antiche botteghe e maestri artigiani

Scritto da Càrola Ciotti |    Novembre 2005    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Trasparenze di pietra 3
Se parliamo di alabastro,
la prima associazione che nasce spontanea è quella con la città di Volterra, famosa soprattutto per i suoi artigiani, che sapientemente lavorano questa pietra dai colori più diversi. Qui le botteghe, imbiancate dalla polvere finissima che l'alabastro gessoso produce quando è lavorato e scolpito con raspe, scuffini e ferri a sciabola, hanno un'origine antichissima. La loro struttura e organizzazione, nel corso dei secoli, è rimasta fondamentalmente immutata, mentre la produzione degli oggetti ha attraversato fasi diverse: dai manufatti di arte sacra, come tabernacoli ed acquasantiere, tipici del '500-'600, ad oggetti di uso più comune nel '700-'800, come vasi, scatole, tabacchiere, cornici o posacenere. Risale a questo periodo l'uso dell'alabastro per le lampade: all'interno di piccoli vasi, collocati in camera da letto, si poneva una candela, così da ottenere un "effetto abat-jour" creato dalla trasparenza traslucida dell'alabastro.
Oggi la produzione è limitata a vasi e sculture destinati prevalentemente al mercato nordamericano.

Trasparenze di pietra 1
La storia delle botteghe,
dai tempi più remoti fino ad oggi, è sempre stata caratterizzata da fattori economici: ogniqualvolta vi furono momenti di crisi molti artigiani preferirono abbandonare l'attività in proprio e lavorare come dipendenti in laboratori più grandi. Le botteghe dei primi del Novecento si suddividevano per generi di lavorazione: animalistica, ornato, scultura e tornitura erano le principali specializzazioni; ognuno aveva un compito preciso da svolgere, ma la figura centrale della bottega era lo scultore, avendo egli l'esperienza e l'abilità necessarie per compiere tutte le operazioni. Nel dopoguerra molte botteghe artigiane chiusero. È questo il periodo in cui nascono i grandi laboratori con molti dipendenti, dove esiste ancora la possibilità per un garzone di fare apprendistato - oggi l'unico modo per intraprendere questo mestiere è quello di frequentare un'apposita scuola. La tradizionale figura dell'apprendista, infatti, è ormai scomparsa e con essa molte delle antiche usanze che appartenevano al mondo degli alabastrai.
Fino agli anni '60 la maggior parte delle botteghe si trovava nel centro storico. In quegli anni molti furono i cambiamenti che coinvolsero questa particolare produzione artistica, sia per l'utilizzo di macchinari sia per l'introduzione di nuovi materiali - le resine sintetiche, per esempio - che rivoluzionarono le varie fasi di lavorazione. Da quel momento in poi sono diverse le conoscenze e le abilità che lentamente scompariranno, così come gli aspetti tradizionali legati alla storia e alla cultura di questo gruppo sociale caratteristico della città di Volterra.

Trasparenze di pietra 2
Lo sviluppo della lavorazione dell'alabastro
in questa zona si spiega, prima di tutto, con la presenza di cave antichissime (attualmente, ne resta attiva solo una) da cui si estraeva il cosiddetto alabastro Agata o pietra macchiata, di colore giallo-chiaro. In Toscana si trovano altre cave di alabastro gessoso, tra cui Rosignano, Riparbella, Montecatini Val di Cecina. Da molti anni, però, l'attività estrattiva in queste miniere è cessata - soprattutto a causa dell'immissione sul mercato di un materiale di minore qualità (al 90% di provenienza spagnola) ma ad un costo assai competitivo.
A Castellina Marittima - famosa per un alabastro purissimo, lo Scaglione, estratto fino a un ventennio fa -, esiste oggi solo una cava di superficie, gestita da imprenditori tedeschi, che producono cementi speciali e gessi esclusivamente destinati all'edilizia. Sennonché, scavando sempre più in profondità, nuovi giacimenti di Scaglione sono venuti alla luce e da qualche tempo per gli artigiani volterrani è di nuovo possibile disporre, pur non senza difficoltà, di qualche buon pezzo di questo alabastro bianchissimo, che per le sue qualità di purezza e trasparenza è da sempre considerato il migliore. L'alabastro gessoso si trova in nuclei di due-tre chili, di forma ovoidale, detti arnioni, in strati gessosi intercalati a banchi d'argilla; si estraggono scalzandoli dalla roccia e liberandoli dal guscio che li riveste, e una volta completamente ripuliti sono inviati alla lavorazione. Questo materiale risulta facilmente scolpibile e se ne possono ricavare persino lastre molto sottili; essendo composto da gesso, però, è solubile in acqua e non può essere impiegato per decorazioni esterne.
Esiste un'altra varietà di alabastro, detto calcareo od Orientale, che ha una diversa composizione chimica e presenta una più vasta possibilità d'impiego. Ad esempio si possono ottenere lastre lucidate con molte sfumature di grande effetto cromatico e dai colori contrastanti. I più comuni vanno dal giallo al bruno, al rosso di varie tonalità. Molto famosa è la stalattite gialla e rossa proveniente dal Carso triestino. Anche in Toscana si trovavano cave di alabastro calcareo, precisamente nella zona di Montalcino.

Itinerari d'arte
L'utilizzo dei vari tipi di alabastro risale a tempi molto antichi. Già gli Etruschi lo impiegarono moltissimo in campo artistico, ricavandone principalmente urne, sarcofagi e monumenti funerari: moltissime di queste urne, che contenevano le ceneri dei defunti, sono custodite al Museo Guarnacci di Volterra e al Museo Archeologico di Firenze. Altre antiche civiltà, come quella egizia, conoscevano l'alabastro e lo utilizzavano per rivestire pareti di edifici, soffitti, pavimenti, o per costruire colonne e porte monumentali. I Romani lo utilizzarono per decorazioni architettoniche, oltre che per vasi e perfino vasche da bagno (l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha recentemente completato il restauro di una vasca, in alabastro travertinato, presumibilmente proprio di età romana, situata al Giardino di Boboli).
Nell'arte greca, invece, l'alabastro ha avuto un ruolo marginale e solo raramente fu usato, più che altro per farne statuette. Dobbiamo comunque ai greci il nome di questa pietra. Se durante il Medioevo l'uso di questo materiale decadde quasi completamente, il Rinascimento fu il periodo d'oro dell'alabastro, largamente utilizzato anche in architettura. Ad esempio, nel Duomo di Siena, le colonne che sorreggono gli altari delle navate sono in alabastro, così come il trono su cui poggia un gruppo marmoreo raffigurante la Madonna col bambino. Anche ad Orvieto il Duomo racchiude pregevoli opere realizzate con questo materiale: le finestre fanno filtrare la luce da sottilissime lastre di alabastro colorato. A Castelnuovo dell'Abate, in provincia di Siena, c'è l'Abbazia di Sant'Antimo, una bella chiesa romanica dove alcuni capitelli e colonne delle Cappelle Radiali sono in alabastro, così come i gradini, il pavimento e la pietra dell'altare centrale.

Esiste anche una rete museale, l'Ecomuseo dell'alabastro, con tre diverse sedi, Volterra, Castellina Marittima e Santa Luce, interamente dedicata alla storia di questo materiale così legato alla cultura della nostra regione. La sede di Volterra si trova all'interno di una casa-torre e oltre a reperti di età etrusca espone i migliori pezzi di artigianato, dal Settecento all'Ottocento: vasi, cammei, piccoli bassorilievi, sculture. All'ultimo piano del museo è stata ricostruita un'antica bottega artigiana a completamento del percorso cronologico proposto al visitatore.




VOLTERRAGUSTO
La buona tavola

Un calendario ricco di appuntamenti interamente dedicati al cibo, che farà di Volterra un punto di ritrovo per gli amanti della buona tavola e dei prodotti enogastronomici tipici.

Tutti i fine settimana di novembre, lo stand allestito nella centrale Piazza XX Settembre ospiterà a rotazione produttori ed espositori.
In contemporanea anche l'VIII Mostra mercato del tartufo bianco (1°, 5 e 6 novembre) e la "Settimana dell'arte culinaria Volterrana" (fino al 12 novembre).

Il 5 e 6 novembre l'appuntamento è con "Vino e castagne": degustazione di castagnaccio e altre golosità a base di farina di castagne, e prove di assaggio di vini a cura di Slowfood.

Il 12 e il 13 è la volta dell'olio "novo", i produttori locali faranno assaggiare al pubblico i loro oli. In programma anche un laboratorio del gusto di Slowfood dedicato proprio all'"oro verde".

Domenica 20 novembre, infine, "Festa del pane", con dimostrazioni pratiche delle tecniche di lavorazione di questo prodotto. Diversi forni della città apriranno al pubblico le loro porte: sarà così possibile ammirare da vicino i segreti di questa millenaria arte. Prevista anche l'organizzazione di incontri che coinvolgeranno i bambini nella lavorazione del pane.

Domenica 27 novembre le botteghe di alabastro di Volterra apriranno le loro porte dalle 10 alle 20, per un percorso didattico alla scoperta di trucchi e segreti di questo mestiere antico. Info: Consorzio Turistico Volterra, Val di Cecina, Val d'Era, tel. 058886099, www.volterragusto.com



Ecomuseo dell'alabastro
Via dei Sarti - Volterra
Apertura: dal 2 novembre al 15 marzo, sabato/domenica e festivi (escluso Natale e Capodanno)
Orario: 9-13.30
dal 16 marzo al 1° novembre tutti i giorni dalle 11 alle 17
Ingresso: euro 3,00 intero, euro 2,00 ridotto
Numero verde: 800 223300
www.sistemamuseo.it

Museo Guarnacci
Palazzo Desideri Tangassi
Via Don Minzoni, 15 - Volterra
Apertura: dal 2 novembre al 15 marzo tutti i giorni 9-14
dal 16 marzo al 1 novembre tutti i giorni 9-19
Tel. 0588 86347
Ingresso: euro 8,00 intero, euro 5,00 ridotto
www.comune.volterra.pi.it