Scritto da Stefano Giraldi |    Maggio 2006    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Tracce di longobardo
Nel VI secolo d.C. dall'antica Pannonia,
l'odierna Ungheria, "una moltitudine di uomini e di donne e un forte esercito al comando di Alboino arrivarono ai confini d'Italia; era due giorni dopo la Pasqua, che in quell'anno cadde il primo d'aprile". Paolo Diacono, storico longobardo nativo di Cividale e monaco di Montecassino, così scriveva verso il 780 nella sua Historia Langobardorum del popolo che per due secoli dominò l'Italia.
L'Italia che trovarono non era certo una terra promessa, era appena uscita da una guerra sanguinosa che aveva visto contrapporsi gli Ostrogoti e i Bizantini, lasciando il paese con la pestilenza e in carestia.

Fu così che i Longobardi, forse con loro stessa sorpresa, conquistarono facilmente gran parte della Penisola. Il territorio fu suddiviso in Langobardia Maior, a nord, e in Langobardia Minor a sud. Nel giro di due o tre generazioni si erano già ampiamente fusi con la popolazione locale, che si ritrovava meno latina di prima. Lo scambio era avvenuto, nasceva l'Italia medievale antenata dell'Italia attuale, con i suoi dialetti, le sue tradizioni locali e le sue differenze regionali.

Molte sono le testimonianze lasciate dai Longobardi anche in Toscana, e specialmente a Pistoia. I nomi ad esempio, sia di persone che di luoghi. Pescia, nella Valdinievole, ha questa origine. Sono di origine longobarda anche i nomi del lago Scaffaiolo, sul crinale appenninico; la pieve di Spannarecchio a Bussotto; la via di Cafaggio a Chiazzano; Troghi, sul versante lucchese dell'Appennino. Di origine longobarda anche molte parole oggi di uso comune: greppia, panca, scaffale, staffa, stecco, ma anche "stracanarsi" (nel senso di stancarsi), e poi tanfo, brace, ciuffo e tante altre! Sono arrivati fino a noi anche oggetti di pregevole fattura, come lo splendido bicchiere in pasta di vetro conservato nel museo di Fiesole ed anche uno scheletro, forse di un guerriero, alto un metro e ottanta: per l'epoca un gigante!

Un popolo guerriero venuto dall'est, un popolo che a distanza di secoli rivela notevoli testimonianze di civiltà e cultura, ma soprattutto un popolo che, tenendo a battesimo l'Italia medievale, ci fa capire oggi le nostre differenze nell'essere italiani.



Fonti:

Archeologia Viva - Giunti Editore
A. Melucco Vaccaro, I Longobardi in Italia, Longanesi Editore
O. Von Hessen, Primo contributo all'archeologia longobarda in Toscana, Firenze 1971