Capraia, Elba e Giglio

Scritto da Alessandra Pagliai |    Marzo 1998    |    Pag.

L'isola ritrovata
A Capraia un laboratorio per studiare la natura
Toscana nel mare
Capraia è un'isola dell'arcipelago toscano con un triste passato, ma soprattutto con un vivace presente proiettato nel futuro. Fino al 1986 è stata sede di una colonia penale e ciò l'ha tenuta lontana dallo sviluppo intensivo di attività turistiche, preservando una natura pressoché intatta.
Nata nove milioni di anni fa dall'eruzione di un vulcano, è l'unica isola dell'arcipelago interamente formata da rocce laviche: terreno ideale per l'analisi degli aspetti evolutivi di organismi viventi. Le coste, modellate dalla continua azione del vento e delle onde, formano grotte, archi naturali e piccole calette raggiungibili solo dal mare. La sua fauna (l'airone cinerino, la berta minore, il gruccione sono solo alcuni dei volatili che ci vivono) è varia come la sua flora. D'inverno gli abitanti non sono più di ottanta ma d'estate si moltiplica il numero delle persone che vanno e vengono tra un'escursione e un'altra, fra un bagno e una visita guidata. E così, grazie anche alla vivacità e alla lungimiranza di un gruppo di persone, Capraia è diventata un luogo adatto per imparare a conoscere la natura divertendosi.
Il progetto di riconversione turistica dell'isola è stato curato da un'agenzia di marketing e comunicazione, la UnoBi diretta da Roberto Buti, in collaborazione con la cooperativa Ardea di Livorno, che gestisce il settore delle guide e dell'insegnamento, e con l'azienda Capraia Nuova addetta ai soggiorni.
Ma cosa accade in pratica in un soggiorno di primavera-estate a Capraia?
Spiega Buti: 'L'importante parte didattica è costituita da laboratori che prevedono lezioni teoriche, supportate da materiale audiovisivo e attività pratiche all'aperto. I programmi sono diversificati a seconda dell'età dei partecipanti e i piani di studio, messi a punto da esperti del settore con decenni di esperienza alle spalle, sono realizzati da operatori specializzati nella ricerca e divulgazione naturalistica nel campo della botanica, della zoologia e della biologia marina'.
Insomma, un vero divertimento per tutti quei bambini, ragazzi e adulti (anche studiosi universitari vi soggiornano) che vogliono stare a contatto con la natura per conoscerla a fondo. Un soggiorno reso ancora più agevole dal Centro residenziale di esperienza, frutto del lavoro di recupero di antichi edifici (1300-1400) con strutture conformi alla normativa Cee in materia di sicurezza e adeguate al superamento delle barriere architettoniche. Ogni stanza accoglie dalle quattro alle sei persone, mentre il ristorante, con le sue portate di terra e di mare, rifocilla i viandanti. I più instancabili camminatori possono invece trovare un buon pranzo al sacco. Nell'isola è presente un pronto soccorso per qualunque evenienza, inoltre una elibase permette la partenza di elicotteri che raggiungono veloci l'ospedale di Pisa per eventuali emergenze. Il paese è fornito anche di farmacia e di sportello bancario. Le varie attività del progetto 'Per laboratorio un'isola' offrono lavoro a circa sedici persone, a seconda della stagione e della presenza di visitatori.

Per saperne di più
Coop Ardea, via dei Pescatori 18, Livorno, tel. 0586/881382

Nella terra delle capre
Capraia (la greca Aegilion o Aegilon megas, ovvero luogo di capre) è, per superficie, la terza isola dell'arcipelago toscano. Interamente montuosa, presenta il rilievo più marcato lungo la costa occidentale, con cime che superano i 400 metri e scogliere scoscese e inaccessibili che digradano sul lato orientale fino a 100-150 metri sul livello del mare. L'isola si sviluppa con una forma di ellissi allungata nord-sud e con fondali superiori ai 60 metri. La baia più pronunciata è quella che accoglie il porto, fiancheggiata dalle cale del Porto Vecchio e della Mortola. Una delle più importanti opere d'arte di Capraia è la chiesa di S. Antonio, che sorge con l'annesso ex convento in prossimità del faro del paese. Ma meritano una visita anche la chiesa della Vergine Assunta (XI-XII secolo), la Torre del porto (ancora ben conservata fu costruita intorno al 1516 per avvistare e difendersi dai corsari) e il Forte di San Giorgio, che domina il paese dall'aspro bastione di roccia che gli fa da base naturale. Due escursioni consigliate (è preferibile inoltrarsi nell'interno delle isole durante le ore meno calde) sono alla chiesetta di Santo Stefano, eretta dai primi eremiti nel V secolo, e al Piano, nel centro dell'isola. Si può raggiungere anche Monte Castello, la vetta più alta di Capraia, un antichissimo vulcano spento da cui è possibile godersi un panorama stupendo e ammirare il laghetto, formatosi dentro il cratere, che si trova proprio in cima al monte.
Infinite le possibilità di escursioni con la barca, per bagni davvero memorabili e soste in spiagge e calette raggiungibili solo dal mare. Tra i monumenti segnaliamo la Torre della Teglia o delle Barbici, la torre dello Zenobito e la Torre di Scalo al Bagno, sorta unicamente a guardia della spiaggia e inaccessibile per lo strapiombo.


L'Elba di Napoleone
Il 26 febbraio 1815 Napoleone mise in atto il progetto di evasione che covava ormai da qualche mese, forse fin dal primo giorno - il 4 maggio dell'anno precedente - che aveva messo piede sull'isola d'Elba. Ma quel gesto era ampiamente prevedibile; come poteva, l'ex uomo più potente della Terra, accontentarsi del minuscolo 'Regno dell'Elba'? Nel 1815 Napoleone aveva 46 anni e si sentiva ancora troppo forte per rimanere fuori dai 'grandi giochi' che coinvolgevano i destini di molte nazioni europee e la vita di migliaia e migliaia di persone che spesso non sapevano nemmeno per chi o per quale causa sacrificassero la propria esistenza. Così, in quella fredda ma limpida giornata di febbraio, Napoleone si mise alla testa dei 673 uomini che avevano deciso di seguirlo - poco meno della metà dei circa 1600 che formavano il suo esercito all'Elba - e si avviò verso quella disperata avventura dei 'Cento giorni' (20 marzo-8 luglio) durante i quali tentò di capovolgere le sorti del conflitto che vedeva la Francia sola contro una coalizione di stati europei. ma la decisiva battaglia di Waterloo mise fine ad ogni ulteriore velleità e il grande còrso fu di nuovo condannato all'esilio; e stavolta non nella troppo vicina isola toscana, ma in mezzo all'Oceano Atlantico. Perché i dieci mesi di permanenza all'Elba non avevano mai avuto il sapore dell'esilio; Napoleone non era mai stato realmente privato della libertà di movimento, tanto è vero che per due volte poté prendere il mare e compiere 'azioni di guerra' come quando, imbarcatosi sulla 'Carolina' e con pochissimi uomini al seguito, si impadronì delle isole Pianosa e Palmaiola. Anche la sua evasione può essere più realisticamente considerata come una semplice partenza, salutata da tutta la popolazione, comprese sua madre e sua sorella Paolina, che restarono sull'isola. L'unia precauzione fu quella di scegliere, per andarsene, un giorno in cui il suo guardiano, il colonnello inglese Campbell, si trovava sulla terraferma impegnato nel suo sport preferito, la caccia alle ragazze.
Ma che isola laciò Napoleone, dopo dieci mesi di permanenza? Gli storici sono concordi nell'affermare che il 'superuomo', come lo avevano ribattezzato gli elbani, si prodigò in maniera eccezionale per migliorare le condizioni dell'isola. Prima di tutto fece costruire molte strade. 'Senza strade non v'è civiltà - disse una volta - e solo con queste è possibile la difesa dell'Elba da ogni attacco'. Poi avviò la ristrutturazione delle attività minerarie; infine si interessò alla ricostruzione di tutto il sistema difensivo costiero. Era solito seguire e controllare personalmente ogni lavoro. Per gli spostamenti preferiva il cavallo alla carrozza e, sempre scortato da pochi uomini, percorse più volte in lungo e in largo il suo regno; tanto che dopo qualche mese poté dire senza esagerare troppo: 'conosco la mia isola a memoria'.
Nel periodo estivo, per vincere il gran caldo di Portoferraio, mise la tenda da campo sul Monte Giove, a 627 metri d'altezza, dove sorge il santuario della Madonna del Monte e da dove si gode un panorama sconvolgente, con la Capraia e la Gorgona a nord, il promontorio di Piombino a est e ad ovest le coste della terra che gli aveva dato i natali. Fu forse da lassù che l''Orso còrso' provò con più intensità la sensazione di non poter sopportare ancora a lungo i vincoli che lo legavano a quel bellissimo ma, per le sue ambizioni, troppo piccolo regno.

Itinerari imperiali
Il suggestivo itinerario sulle tracce di Napoleone comincia dalla Palazzina dei Mulini, nella parte alta di Portoferraio, la piccola e sobria villa che fu la residenza dell'imperatore durante il suo soggiorno elbano. Scendendo per via Napoleone si arriva alla chiesa della Misericordia dove, il 5 maggio di ogni anno, viene celebrata una messa in suffragio dell'imperatore. In località San Martino sorge invece la villa, in stile neoclassico, che il principe Demidoff fece costruire per venerare la memoria di Napoleone. Delle testimonianze che vi erano raccolte un tempo è rimasto però ben poco, perché nel 1880 un nipote del Demidoff, erede della preziosa collezione, non esitò a venderla pur di ricavarci qualche soldo. La residenza napoleonica vera e propria si trova al piano superiore (sala delle colombe, camera dell'imperatore, studio e sala egizia).
Il percorso si conclude al santuario della Madonna del Monte, a Marciana, raggiungibile solo a piedi. Ma c'è ancora tempo per fare un salto alla fonte di Napoleone e, scendendo verso il mare, vicino a Patresi, fermarsi allo scoglio detto 'La sedia di Napoleone', dove si dice che l'imperatore si sedesse con lo sguardo rivolto all'amata Corsica....

Non solo Napoleone
L''isola', come la chiamano quelli del continente, anche se piena di insediamenti turistici, rimane sempre ricca di tesori paesaggistici e naturalistici. Già nota agli antichi Greci con il nome di Aethalia (fuligginosa), l'Elba ha sostenuto da sempre un ruolo economico importantissimo, grazie ai suoi inesauribili giacimenti di ferro. L'isola, dalla particolare forma a martello, è suddivisa in ben otto comuni, con decine e decine di frazioni sparse sulla costa: Portoferraio, raccolta sulla cima del promontorio, è circondata da fortezze cinquecentesche e possiede una bella spiaggia ghiaiosa; Cavoli, Fetovaia, Pomonte sono solitari villaggi rivieraschi con singolari insenature; Rio nell'Elba e Rio Marina hanno stradine lucide e rossastre, colorate dai residui ferrosi delle miniere; Porto Azzurro e Marina di Campo godono di acque trasparenti e di spiagge spaziose; il Cavo, incorniciato da verdi colli, presenta una graziosa caletta; Marciana Marina, dalle belle insenature, offre un ottimo vino. Ma tutta l'isola è da visitare, da scoprire con calma e da godere in ogni suo angolo e in ogni suo souvenir (soprattutto le collezioni di minerali).


Il fiore dell'arcipelago
C'è tanta gente che pensa di non avere mai veramente viaggiato perché non è ancora andata alle Maldive o ai Caraibi. Forse questi turisti con la smania dell'esotico non sono mai stati al Giglio, un'isola di soli 24 km quadrati circondati dal Tirreno, che in inverno conta poco più di 1500 abitanti. Vicinissima alla costa, a sole 11 miglia di distanza e a un'ora di traghetto dal promontorio dell'Argentario, è per importanza la seconda isola dell'arcipelago.
Io, che ci ho a lungo soggiornato, posso assicurare che vagabondare da Giglio Porto alla Cala delle Cannelle, fare tappa a Campese, permettersi una puntatina alle punte Faraglione e Capel Rosso o a quelle 'di gesso' per poi arrampicarsi al Castello (500 metri sul livello del mare) è un'emozione davvero unica. Sarà perché da quelle parti conosco tanta gente, ma io al Giglio ci torno sempre volentieri.
Il modo ideale per scoprire l'isola è circumnavigarla in gommone o in barca. Uscendo dal posto la rotta consigliata punta dritta verso nord. A circa mezzo miglio di distanza c'è la spiaggia dell'Arenella, una delle più belle di tutto il Giglio, dalla sabbia bianchissima formata da miliardi di cristalli di quarzo e di granito. Lungo il percorso, prima di approdare all'Arenella, si susseguono numerose calette molto invitanti (Lazzaretto, Saraceno, Cupa) dove è possibile fermarsi a fare il bagno. Merita una visita anche la vecchia cava di granito dell'isola. All'estremo nord il faro fa buona guardia a Punta Fenaio; discendendo lungo la costa ovest continua interminabile la serie di calette e di secche (Sparvieri, Mezzo Campese, Pignocchi) fino ad arrivare a Golfo Campese, dominato a nord dalla torre settecentesca e a sud dal faraglione. Il mare è azzurro e limpidissimo, banchi di pesci di ogni tipo e di ogni grandezza passano veloci. procedendo verso sud, dopo un tratto di costa scoscesa e brulla, doppiato il promontorio del Franco si apre un altro piccolo golfo, con la Cala dell'Allume al centro. Questo tratto di costa è di origine calcarea; a pochi metri dal mare spicca l'entrata della vecchia miniera di ferro. Nella roccia e fra le pietre sulla spiaggia striature gialle e color ruggine tradiscono la presenza di materiali ferrosi. Il sud dell'isola è la parte più selvaggia e affascinante: antiche terrazzature, ormai abbandonate, servivano per la coltivazione della vite. Superata la punta sud, dopo Capel Rosso, si risale verso nord costeggiando questa volta il lato est. Si incontra la spiaggetta delle Caldane e quella, più frequentata, delle Cannelle, raggiungibile anche in auto dal porto. Oltre la punta della Smeralda un altro luogo interessante per la pesca e l'immersione sono 'Le Scole', scogli abbastanza grandi con un fondale attorno che degrada verso i 40-50 metri. Andando oltre ci si imbatte nella caletta delle Murene dove affiorano, semi sommerse dalle onde, antiche mura romane.
Oltre che con la barca l'isola del Giglio si gira bene anche camminando. Numerosi sentieri permettono di raggiungere, con poca fatica, posti veramente indimenticabili. Per chi non ama troppo la solitudine Giglio Porto e Giglio Castello rappresentano una valida alternativa: il primo è il centro commerciale e turistico dell'isola, il secondo è il centro abitato più antico.
Il castello ha origini medievali e fu costruito dai Medici. Le alte mura che lo circondano furono erette per difendersi dai continui attacchi dei saraceni che, definitivamente sconfitti nel 1799, lasciarono sul posto armi di ogni tipo, alcune delle quali sono ancora conservate nella chiesa parrocchiale.
Il caratteristico borgo del castello è sorto tutto all'interno della cinta muraria: è un piacere visitarlo, toccare con mano l'antica porta, le mura ben conservate e, se possibile, partecipare ai tre giorni di festa a metà settembre, quando tutta l'isola strabocca di turisti e di emigranti che tornano per qualche settimana alla terra d'origine. Uno spettacolo da non perdere, così come quello che si può ammirare in piazza, con centinaia di coppie che ballano su ritmi antichi.
Il 10 agosto si celebrano San Lorenzo e il Palio marinaro a Giglio Porto, mentre a Ferragosto è Campese a festeggiare, mettendo in mare barche di ogni tipo.
Per le feste tradizionali e Capodanno un gruppo di giovani, armati di strumenti musicali, fanno il giro del castello e si fermano a mezzanotte a fare una serenata alle famiglie ritenute meritevoli, invitate a suon di musica ad affacciarsi alla finestra.
Al Giglio il mare è fantastico e incredibilmente trasparente: perfino nel porto si riesce a distinguere nitidamente il fondo. La stagione turistica comincia a Pasqua e termina a fine ottobre. Ci sono dodici alberghi, venti ristoranti, sei affittacamere, un campeggio e un residence composto da graziose casette chiamate 'gigliole'.
Piatto tipico dell'isola è il coniglio selvatico che viene cucinato, da secoli, in tanti modi. Altre specialità sono il panficato e la schiaccia gigliese (uva secca, farina dolcificata, uova e tanti canditi). Al Giglio c'è anche un ottimo vino: si chiama Ansonico e viene ancora prodotto con il metodo antico. Si abbina bene al pesce del luogo, che in discreta abbondanza si trova in vendita nei pressi del porto.
Le canzoni del luogo sono quelle che più si sentono canterellare e fischiettare: 'Vola gabbiano', 'Bella gigliesina', 'La maestrina', 'Beato scoglio'. Una di queste afferma una sacrosanta verità: 'Se tu ci sei stato (al Giglio, ndr), se tu sei tornato, se tu ci vuoi bene avrai sempre la voglia di ritornare'. Io ci sono stato e ci sono ritornato non una, ma tre, sette, dieci volte e ancora. E ogni volta che scendo dalla piccola nave a Porto Santo Stefano faccio sempre la stessa promessa: 'a presto rivederci, mia bellissima isola'.

Per saperne di più
Giglio Vacanze (Grosseto), tel. 0564/806017