Un libro racconta la storia del film "Cronache di poveri amanti", tratto dal celebre romanzo di Pratolini

Scritto da Giulia Caruso |    Maggio 2010    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Nell'Italia del dopoguerra, Luchino Visconti gira quel capolavoro che è La Terra trema, utilizzando come attori un gruppo di poveri pescatori siciliani. Alla presentazione del film, nel 1950, presente il giovane aspirante regista Carlo Lizzani, il maestro denuncia come il film sia soltanto la prima parte di una trilogia e di aver rinunciato a dare un seguito alla sua opera, non avendo trovato i produttori disposti a realizzare film del genere. 

Due anni dopo, sono le strade di Firenze a fare da sfondo a un altro mito del cinema neorealista, Cronache di Poveri amanti, ispirato all'omonimo romanzo di Vasco Pratolini. Dietro la macchina da presa c'è proprio Carlo Lizzani che, assistito dallo stesso Pratolini, dirige attori del calibro di Marcello Mastroianni, Antonella Lualdi, Vanda Capodaglio, Cosetta Greco e il futuro regista Giuliano Montaldo.

A raccontare l'epopea di quei giorni, un libro Cronache di Poveri amanti - Pagine di celluloide, firmato dal giornalista e scrittore genovese Eligio Imarisio che sarà presentato a fine maggio all'Odeon Cine Hall di Firenze in collaborazione con la Mediateca Regionale Toscana. Saranno presenti gli stessi registi Lizzani e  Giuliano Montaldo che nel film ricopriva il ruolo di Alfredo.

 


Cinema indipendente

Il film era la seconda produzione della Cooperativa spettatori e produttori cinematografici srl, fondata da un gruppo di portuali e tranvieri genovesi con lo scopo di finanziare pellicole di impegno civile che l'industria privata dell'epoca si rifiutava di sostenere. La prima produzione, Achtung Banditi!, nel ‘51 segnava l'esordio alla regia dello stesso Lizzani e narrava una delle pagine  più drammatiche della Resistenza ligure. Cronache di poveri amanti, comunque, segnò la fine della coraggiosa cooperativa che, nata a Genova, chiudeva così a Firenze un indimenticabile capitolo della storia del nostro cinema.

«Il libro, spiega l'autore, non vuole essere una storia del film ma propone una lettura comprensibile da un pubblico più vasto e si basa sulla sceneggiatura originale di Cronache di poveri amanti. La narrazione è arricchita dagli interventi di studiosi come Roberto Bianchi, Marino Biondi, Francesco Paolo Memmo, dal testo autorevole di Carlo Lizzani e dal ricordo di Giuliano Montaldo».

In una ricchissima sezione fotografica, compaiono le strade fiorentine dell'epoca in cui è ambientato il romanzo pratoliniano e di quella in cui si muoveva la troupe del film. L'ultima sezione a carattere iconografico mostra ventiquattro fotogrammi della pellicola. Un'intera parabola storica è tratteggiata a ritroso dall'opera di Lizzani. Ma se Achtung Banditi! tratta la fine del dominio nazifascista, Cronache invece, si svolge all'inizio dell'affermazione mussoliniana, drammaticamente rimarcata con i fatti fiorentini dell'ottobre 1925 in cui sono coinvolti molti dei protagonisti del romanzo.

Lo studioso genovese aveva trattato l'opera prima di Lizzani in un volume precedente, Achtung Banditi! Parole per film:  «Le due opere, fa notare, formano una sorta di cofanetto in cui riporre la storia della Cooperativa spettatori produttori cinematografici srl, una storia italiana, davvero unica nel mondo cinematografico e nell'ambito della cultura democratica».

Rivive cosi l'odissea di Poveri amanti che, proposto per la Palma d'Oro al festival di Cannes, non riuscì a ottenerla per il divieto del governo democristiano dell'epoca che si oppose tenacemente all'assegnazione del premio a un film  realizzato dai "comunisti".

E così il lettore si trova per incanto, tra via del Corno e piazza San Lorenzo, con  il racconto di una vita quotidiana umile che riesce a farsi storia e poi tragedia: la violenza degli squadristi che uccidono l'operaio comunista Maciste. Ma anche i sorrisi della ragazze dietro le finestre, gli amori sussurrati o appassionatamente vissuti, sullo scenario di un mondo di cui resta solo l'epica memoria.


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