Dopo il vetro verde di Empoli, ecco le ceramiche di Montelupo e le porcellane di Sesto. Gli Ipercoop danno una mano all'economia toscana

Scritto da Rossana De Caro |    Aprile 2001    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Terra di Toscana
Prosegue il viaggio promosso da Ipercoop alla riscoperta degli antichi mestieri e dei manufatti della tradizione toscana. Un'operazione di tipo culturale ed economica, che affonda nel tessuto produttivo dell'economia locale. Già da tempo, nel settore alimentare, Ipercoop si impegna a promuovere le imprese del territorio, con l'acquisto di merci toscane, per 500 miliardi l'anno. Dopo il vetro di Empoli, arriva la ceramica di Montelupo e di Sesto Fiorentino, terre dove l'ingegno e lo spirito creativo dell'uomo hanno prodotto manufatti di grande pregio, conosciuti a livello mondiale. All'interno dei cinque Ipercoop della Toscana sarà possibile acquistare i prodotti delle fabbriche aderenti al Consorzio ceramiche di Montelupo e di alcune ditte sestesi, che hanno collaborato alla
Terra di Toscana 4
realizzazione dell'iniziativa.
Ci saranno in esposizione anche alcuni pezzi esclusivi. Importante la collaborazione con il Centro per l'artigianato artistico e tradizionale della Toscana (Artex) e con la cooperativa sociale "Terre 2000", nella quale trovano occupazione persone anche con gravi handicap. Insomma un'operazione che unisce molteplici aspetti: economia, tradizione, arte e solidarietà.

Ceramiche di Montelupo
Terra di Toscana 2
Le produzioni montelupine, con i caratteristici Arlecchini (le vivaci figurine antesignane del fumetto) e la Zaffera (la classica decorazione a palmetta blu in rilievo), sono famose non solo in Toscana e in Italia, ma in tutto il mondo.
Questa attività, resa possibile dalla bontà della terra e dalla ricchezza d'acqua e di legna (i tre elementi fondamentali per la ceramica), ha origini antichissime in questo luogo, dove divenne dal Medio Evo in poi predominante. Montelupo fu, infatti, il centro di fabbrica di Firenze. Il periodo di massimo splendore fu quello rinascimentale. Gli eleganti decori delle ceramiche montelupine abbellivano le tavole e le ville delle famiglie più potenti, prima fra tutte quella dei Medici.
I prodotti col tempo sono in parte mutati per seguire le richieste di mercato, ma il sistema delle tecniche di lavorazione, a dispetto dei secoli e delle evoluzioni tecnologiche, è rimasto prevalentemente quello artigianale. L'arte della forgiatura, con l'uso del tornio, e della decorazione a mano, è stata tramandata di generazione in generazione fino a noi.
Oggi si fabbricano per lo più ceramiche artistiche per l'arredo e l'ornamento della casa, oggetti di uso comune, stoviglieria, pezzi unici, grandi orci per il giardino, riproduzioni di antichi classici e prodotti dal design più moderno e ricercato. Il settore, nell'ambito industriale della zona, è ancora il più importante, con un fatturato in crescita (nel '99 era di 100 miliardi) e circa 700 addetti. Il 70% della produzione è destinato all'estero, in particolare Stati Uniti, Australia e Giappone. A sostegno di questa attività gravitano una serie di importanti realtà, quali il Consorzio ceramica di Montelupo, che dal 1988 riunisce 23 aziende (258 addetti, 42 miliardi di fatturato) per promuovere la ceramica di Montelupo nel mondo; il Museo, che documenta la vastità della produzione montelupina e della sua storia; una scuola di formazione professionale per preparare le nuove generazioni. I giovani che imparano l'antico mestiere vengono assunti poi nelle aziende (dove c'è grande richiesta di manodopera) oppure, e questa è la tendenza più diffusa, mettono su bottega per conto proprio. Per favorirli il Comune metterà a loro disposizione dei nuovi spazi, dotati di servizi e di impianti, con affitti temporanei e a prezzi di favore. Presto Montelupo, che è inserito fra i 27 comuni italiani di antica tradizione ceramica, avrà anche il suo marchio Doc. A giugno (dal 16 al 24) ci sarà la consueta Festa internazionale della ceramica, giunta alla nona edizione, con un allestimento scenografico nel centro storico e dimostrazioni dal vivo di tornianti e decoratori, vetrina dei prodotti caratteristici di Montelupo e di altri paesi ceramisti.

Porcellane di Sesto
Terra di Toscana 3
La porcellana è un materiale ceramico durissimo e resistente, bianco e traslucido, che giunse in Occidente dalla Cina, suo paese d'origine. Le prime produzioni europee risalgono al 1700, fra queste anche quella sestese di Doccia, una delle più raffinate.
La storia della ceramica a Sesto Fiorentino coincide con quella della Manifattura di Doccia, fondata dal Marchese Ginori nel 1737, che divenne presto un'azienda di grandi dimensioni. Nel 1774 dava lavoro ad oltre 100 operai e fabbricava maioliche e porcellane di grande valore artistico, che la resero famosa in tutta Europa. Con l'acquisto della fabbrica da parte del gruppo Richard (nel 1896) nacque la Richard Ginori: ci fu un nuovo impulso industriale, ma la produzione artistica mantenne un suo spazio importante e privilegiato. Proprio nel periodo Liberty fabbricò porcellane molto pregiate.
Tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 nacquero anche le prime manifatture artigianali, ad opera di pittori e modellatori che avevano abbandonato la grande fabbrica sestese, e alla vigilia del secondo conflitto mondiale le nuove aziende erano circa una trentina. Ma fu nella metà del '900 che cominciò una profonda trasformazione produttiva: nel 1961 a Sesto erano attive ben 170 aziende ceramiche, che occupavano 2300 persone. Oggi il settore della ceramica, dopo alterne vicende, è in ripresa, ed è caratterizzato dalla presenza della Richard Ginori, l'azienda più grande per dimensioni, e di altre medie e piccole imprese, tutte estremamente qualificate. Attualmente nel comprensorio di Sesto sono attive 100 aziende con un numero di 1500 addetti. Vengono realizzati serviti da tavola, statuette, complementi di arredo e lampade, che costituiscono le tipologie più tipiche della produzione sestese, i cui punti di forza sono l'abilità tecnica e le lavorazioni, che pur attingendo alla antica tradizione riescono a rinnovarsi. Il Comune di Sesto ha istituito nel 1989 un Archivio della ceramica sestese, che conserva un'ampia documentazione sulla storia e le manifatture artigianali tra la fine dell''800 e l'inizio del '900 (foto, bozzetti, cataloghi, gessi). Nel Museo Richard Ginori (tel. 0554207767), inoltre, è possibile ammirare tre secoli della produzione Ginori. Per i giovani interessati a questo mestiere c'è l'Istituto d'arte per la ceramica di tipo professionale che conta 250 allievi all'anno, e corsi di formazione - gestiti annualmente dal Comune - per figure professionali specializzate richieste espressamente dalle aziende.

Si ringraziano per le informazioni Claudio Balducci, del Consorzio ceramica di Montelupo, e la dottoressa Sandra Buti, Ufficio sviluppo economico del Comune di Sesto Fiorentino