Le fibre innovative nell'esperienza dei produttori pratesi

Scritto da Laura D'Ettole |    Aprile 2000    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Tecnologico anche il tessuto
Il settore tessile-abbigliamento, esposto per vocazione ai capricci della moda, secondo alcuni sta accusando tutti i sintomi che precedono una rivoluzione epocale; simile a quella, tanto per intendersi, che nel dopoguerra fu innescata dal nylon. Ne sanno qualcosa a Prato, il più importante distretto laniero italiano, che da alcuni anni sta vivendo una crisi che fa chiudere i conti di alcune aziende in rosso profondo, e quelli di altre in crescita esponenziale. Che cosa sta succedendo?
"In questi anni Prato ha visto una forte contrazione di domanda del prodotto laniero tradizionale - spiega Daniela Toccafondi, dell'associazione Pratofutura - dovuta a diversi fattori. Fra questi: tendenze della moda che hanno premiato poco i colori e la fantasia, e modelli di consumo che fanno spendere più in viaggi o in tecnologia, piuttosto che in capi di abbigliamento". Si restringe, insomma, il budget che si è disposti a spendere per cambiare il nostro guardaroba, ma soprattutto si avverte un senso di stanchezza per quello che i tessuti tradizionali continuano ad offrirci. Gli esperti, come è ovvio, si sono messi ad osservare il fenomeno.
E' sempre vero che "avere un bell'aspetto" vestendo abiti belli e alla moda è estremamente importante, ma la richiesta più pressante da parte del consumatore è quella di sentirsi bene con l'abito che indossa, ricavandone il massimo comfort. D'altra parte la gente ha anche poco tempo da perdere, ed è importante avere un capo d'abbigliamento facile da curare. Ebbene le vecchie, solide, tradizionali fibre naturali non riescono più a stare al passo con i tempi, sostengono ancora gli esperti. "Il primo grande vantaggio di questa nuova generazione di sintetici - spiega Franco Miliotti titolare della Milior, una delle più importanti e innovative aziende pratesi - è la loro facilità di trattamento: si possono lavare a mano senza alcun problema, senza presentare gli inconvenienti delle vecchie fibre chimiche. Sono elastici, ingualcibili e piacevoli al tatto".
Insomma, è finita l'epoca in cui il sintetico era una fibra di serie B. Oggi in laboratorio si ottengono tessuti traspiranti, antibatterici, che schermano dai raggi ultravioletti, dalle onde elettromagnetiche, e vantano qualità antistress. Tant'è che i sintetici non si chiamano più così, ma hanno un nuovo nome: man made, ovverosia fatto dall'uomo, o anche "fibre innovative". E hanno avuto un tale successo commerciale nell'ultimo decennio che ormai rappresentano quasi il 60 per cento della produzione mondiale di fibre.
"La lavorazione di questi nuovi tessuti si va diffondendo sempre più a Prato - continua Miliotti -. Ma spesso vengono usati in "mischia" con le fibre naturali, per ottenere effetti di particolare pregio o interesse".
Del resto Prato è da tempo la culla dell'innovazione. Qui è nata l'idea di estendere l'elasticizzato dai capi sportivi all'abbigliamento comune. Qui è nata la seta lavata, e tanti tessuti-non tessuti che accompagnano la nostra vita quotidiana: dalle strisce stradali ai tessuti fonoassorbenti per le auto. E qui molte aziende stanno inseguendo, con successo, il nuovo trend delle fibre innovative. Anche se, avverte Miliotti, "per molto tempo ancora gran parte del consumo di massa si rivolgerà ai materiali tradizionali più semplici, meno sofisticati".
In pratica potremo continuare a tenere ancora nel nostro guardaroba giacche, cappotti di lana e magliette di cotone, come se niente fosse successo. Senza sentirci troppo antichi e démodé, anche se non ci vestiremo come Lara Croft e Gig robot.