Compie vent'anni il festival dedicato al teatro degli altri paesi. Intervista al direttore artistico Dimitri Milopulos

Scritto da Bruno Santini |    Settembre 2007    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

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Intercity Festival compie 20 anni
e per festeggiare questa tappa storica ha scelto di non dedicare l'edizione 2007 (che prende il via giovedì 13 settembre) ad un singolo Paese, com'è tradizione, ma di coinvolgere molte tra le città che sono state "visitate" nel passato. Il modo più corretto per fornire un quadro globale del teatro internazionale di oggi, invitando sia artisti che hanno caratterizzato il viaggio della rassegna nel corso degli anni sia artisti che a Firenze non hanno mai avuto l'occasione di esibirsi. Il tutto riassunto in un ricco cartellone di eventi che si chiude sabato 27 ottobre.

A Dimitri Milopulos, direttore artistico del Festival e del Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino che lo ospita, chiediamo come nacque, 20 anni fa, l'idea della manifestazione.
«Per due anni, nel 1986 e nel 1987, abbiamo organizzato un festival teatrale estivo nel giardino della Limonaia di Villa Corsi Salviati: la sala non era ancora disponibile ed il Comune ancora non ne aveva chiaro l'utilizzo.
Il festival, che si chiamava "Giallo Limone" (si trattava di un festival di teatro comico internazionale), ha avuto subito molto successo. Alla fine della seconda edizione di "Giallo Limone" l'allora assessore alla cultura ci propose di costruire un progetto invernale o che comunque utilizzasse l'interno della ex-limonaia della villa, che il Comune si apprestava a far diventare un teatro. Prima però di pensare ad una stagione invernale, cercammo di trasformare l'esperienza di Giallo Limone in qualcosa di più importante, meno "estivo", che potesse utilizzare gli spazi interni a nostra disposizione. Nacque così "Intercity".
L'idea fu quella di un collegamento veloce tra due città, in questo caso tra Sesto ed una città del mondo (e decidemmo subito per New York), per aprire una finestra significativa su quello che c'era di nuovo nel giovane teatro internazionale, nella nuova drammaturgia e nei nuovi linguaggi. L'immagine del treno veloce (a quei tempi non c'erano gli eurostar) ci convinse subito, e pagandoci il viaggio e le spese affittammo un piccolo appartamento nell'East Village a New York, per un mese. Nacque così Intercity NewYork. Un Festival ancora piccolo, sconosciuto, con pochi mezzi, ma che risvegliò da subito le pigrizie del territorio fiorentino, disabituato ormai da anni al teatro internazionale e poco incline alle curiosità e a guardarsi attorno. Intercity New York ha avuto un successo strepitoso, ma l'edizione che lanciò il Festival nel territorio e in Italia fu quella dedicata alla città di Mosca, l'anno dopo».

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Quali sono state le difficoltà maggiori incontrate in questi 20 anni?
«Le difficoltà purtroppo sono ovvie: i finanziamenti... Meglio chiarire una cosa fin dal principio. Non parlo di Sesto. Sesto è un comune intelligente, sensibile. Ha sempre riconosciuto e sostenuto con tutti i mezzi che dispone la qualità del nostro lavoro. Il problema è che non basta. Lavoriamo con enormi difficoltà finanziarie, e non mi riferisco solo a questi ultimi anni di crisi generale e di tagli. Il problema è più ampio. Siamo arrivati al punto che i più grandi artisti sono gli amministratori! E la rabbia aumenta ogni volta che visitiamo altri paesi per le varie edizioni del festival, e ci accorgiamo che altrove le cose funzionano in maniera diversa».

Un'importante figura di riferimento è sicuramente Barbara Nativi, purtroppo prematuramente scomparsa: quanto di lei è stato trasferito nel carattere della manifestazione?
«Molto. Abbiamo lavorato, creato e vissuto insieme per un periodo troppo lungo, 19 anni, perché io abbia le idee chiare. Tutto è Barbara. Barbara non aveva limiti. Sapeva fare qualsiasi cosa, perfino montare i fari. Faceva tutto con immenso amore ed è con lo stesso amore che io ora, insieme ai miei collaboratori, mando avanti la struttura».

Un aneddoto che può illustrare quello che ha rappresentato, e rappresenta, Intercity...
«Non saprei... Di certo Intercity significa scoperta. Attraverso il festival molti grandi (adesso) artisti hanno messo per la prima volta piede in Italia. Da Robert Lepage a Rodrigo Garcia (che torna a dirigere per Intercity una nuova produzione in scena dal 13 al 16 settembre e che ha già nel suo futuro una tournèe europea),da Michel Tremblay ("Le cognate") a Sarah Kane. E tanti altri ancora. Un aneddoto... Ah, sì. Me ne viene in mente uno, di tanti anni fa. Era il 31 dicembre del 1989, ed eravamo a Mosca per preparare l'edizione moscovita. Eravamo stati invitati dalle unioni teatrali sovietiche per festeggiare l'anno nuovo. Tutti bevevano, mangiavano, vociavano. Ad un certo punto ci fu un silenzio improvviso. Noi, stranieri, non capivamo cosa stesse succedendo, quando improvvisamente si sentì levarsi dalla radio la voce inconfondibile di Gorbaciov. Parlò per 10 minuti, durante i quali ci fu un religioso silenzio. Finì con gli auguri per il nuovo anno che stava entrando. Poi seguì un brindisi generale e tutto riprese come prima. Fatti del genere non possono non rispecchiarsi nel proprio lavoro, nella propria vita. E infatti l'edizione dedicata a Mosca fu tra le più belle ed emozionanti».

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Tra gli artisti ospiti di questa XX edizione
ricordiamo la compagnia Infrarouge di Montreal, con Marie Brassard, in "Jimmy, créature de rêve", in scena a Sesto Fiorentino il 20, 21 e 22 settembre; dall'Ungheria Yvette Bozsik, originale e creativa ballerina-coreografa, con "Miss Julie" (5, 6 ottobre al Teatro Studio di Scandicci); dal Portogallo Patricia Portela con il multimediale "Wasteband" (9, 10 ottobre); dalla Russia il teatro ingegneristico del gruppo Akhe da San Pietroburgo con "Faust" (12 e 13 ottobre). Inoltre la Compagnia Tri-boo presenterà la produzione italiana de "La nuova tonaca di Dio", di John Clifford da Edimburgo».





LA MOSTRA
Scene in serra

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Ad arricchire il programma artistico ci sarà la mostra allestita nella Serra del Teatro della Limonaia:

«È la mia prima mostra personale a quasi 20 anni dalla mia prima scena - dice Dimitri Milopulos -. Tutto parte dal fatto che io non disegno. Mi metto di fronte alla scatola scenica (modellino - plastico) come uno scrittore si mette di fronte ad un foglio bianco o un pittore di fronte alla tela. Ho bisogno di vedere le cose come realmente si presentano e si muovono in scena. Il foglio, il disegno non mi basta. E di conseguenza non mi rappresenta.

È attraverso i modellini che presento il lavoro ai vari registi, e che tutto prende forma sotto i nostri occhi. Ho aperto i miei archivi e ho tirato fuori anni e anni di lavoro. Molti erano stati distrutti, per cui ho dovuto ricostruirli. Altri sono stati restaurati e così via. Ho messo su una selezione di lavori, 30 in tutto, che mi rappresentano di più, e che rappresentano anche la storia di Intercity attraverso le produzioni. Poi c'è anche una selezione di lavori fatti fuori festival. Con quale occhio sia giusto visitare la mostra non saprei, ma certamente non bisogna essere un addetto ai lavori per gustarla».


Sconto per i soci Coop sul biglietto di ingresso a Intercity. Il programma completo è consultabile sul sito www.teatrodellalimonaia.it