Primula Veris

Scritto da Sonia Renzini |    Febbraio 2003    |    Pag.

Tavolozza di primavera
Fresca e poetica, la primula è il simbolo per eccellenza della primavera e del rinnovamento. Ma dietro il suo aspetto innocente e tenero nasconde magici segreti officinali che ne fanno una vera e propria pianta elisir, capace in men che non si dica di trasformarsi in infuso, impiastro o colorato alimento da mettere in tavola.

Già il nome dice tutto: deriva dal latino primis (primo) e indica la comparsa precoce dei fiori appena finito l'inverno. E una cosa è certa: nel momento in cui la si vede spuntare il grande freddo è già passato e se non è ancora così lo sarà presto.

Primula però è un termine vago, perché la famiglia di questi fiori è sterminata. Basti pensare che questa pianta erbacea perenne appartiene alle Primulacee, un ceppo che comprende la bellezza di 500 specie a foglie caduche o sempreverdi. In Italia, per esempio, sono presenti almeno 10 varietà.
Quella che si vede nei campi, sulle rive dei fossi e sui pendii delle colline, con i tipici fiori gialli, è la primula vulgaris. Quella che tradizionalmente colora le nostre case nei mesi invernali è invece la primula Veris, dall'aroma mielato.

Ma l'aspetto ornamentale è solo l'ultima delle sue virtù. Pochi sanno che la primula è, grazie alle sue proprietà terapeutiche, una pianta officinale di tutto rispetto. In passato veniva usata per l'emissione dei calcoli e per l'espettoramento del catarro bronchiale.
Non solo. Pare che il suo succo massaggiato sul viso sia in grado di far scomparire le macchie scure.
Ancora oggi c'è chi giura che un infuso a base dei suoi petali essiccati sia un rimedio sicuro contro l'emicrania, l'insonnia, le vertigini e le infiammazioni delle vie respiratorie.
C'è perfino chi la usa in cucina: mangiando le foglie come insalata o lessate e condite come gli spinaci con olio e limone, anche se pare che alcune persone siano allergiche all'olio emesso dai suoi "peli". I fiori invece sono ottimi per le frittate.

La sua origine è asiatica e europea, in pratica arriva dalle zone temperate e fredde dell'emisfero settentrionale, ma si adatta bene anche negli appartamenti. La primula non teme il freddo e se la interrerete in autunno siate certi che all'inizio della primavera avrete una stupenda fioritura. Questa pianta dimostra grande capacità di resistenza agli agenti atmosferici e buona adattabilità alla natura del terreno, che però non deve essere mai troppo asciutto, né calcareo. Infine un'avvertenza: se l'acqua è particolarmente dura le foglie tendono a ingiallire. In questo caso non rimane che staccarle.

Scheda

Denominazione: Primula veris.

Origine: Asia occidentale, Europa.

Famiglia: Primulace.

Portamento e sviluppo: pianta erbacea perenne, alta dai 15 ai 18 cm per un diametro di 20-25 cm.

Foglie: verdi, rugose, ovali e disposte a rosetta alla base della pianta.

Fiori: sono eretti e disposti a forma di ombrello in cima allo stelo e possono essere bianchi, gialli, rosa, porpora, crema e rossi.

Fioritura: da gennaio a giugno, continua per molto tempo.

Esposizione: predilige la mezz'ombra, lontano dai raggi diretti del sole, all'aria fresca, umida e ventilata.

Terreno: neutro tendente all'acido, ricco di sostanza organica. E' necessario che filtri bene l'acqua, quindi è bene che la terra sia composta da una parte di terra di foglie, una parte di torba e una di sabbia di fiume. L'aggiunta di una piccola percentuale d'argilla - circa il 10% - fa in modo che la chioma si sviluppi in modo più compatto e favorisce la resistenza al freddo.

Malattie: possibili attacchi da afidi verdi e neri da combattere con prodotti specifici. La troppa umidità e l'acqua dura e calcarea fanno ingiallire le foglie, così come le annaffiature eccessive favoriscono la muffa grigia.

Tecniche colturali: richiede abbondanti annaffiature, che soprattutto durante l'estate devono essere copiose. Una volta la settimana è consigliabile usare un concime liquido molto diluito.
In autunno si rinvasa col terriccio nuovo.
Si riproduce per semina in aprile-maggio, utilizzando semi freschi che vanno messi in un composto di sabbia e torba in parti uguali.
In autunno si possono dividere i cespi producendo nuove piantine da porre subito a dimora.
Da giugno a settembre si moltiplica per divisione di cespo.
Si può riprodurre per divisione di cespo anche in primavera, ma in questo caso la fioritura avviene solo dopo due anni.

Suggerimenti: appena i fiori appassiscono si devono tagliare, favoriscono una seconda fioritura e migliorano lo sviluppo della pianta. Dopo la fioritura occorre cambiare terriccio e vaso, tenendo la pianta in luogo fresco e ombreggiato.