Piantine per rilevare l'ozono

Scritto da Letizia Coppetti |    Giugno 1997    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Tabacco sentinella dell'ambiente
Poveri turisti! Non bastava la sindrome di Stendhal - quel subdolo malessere che si scatena dopo un'overdose di Giotto e Botticelli - a complicare la loro vita. Sono loro, infatti, insieme a tutte le categorie costrette a lavorare allíesterno durante i mesi estivi, a soffrire di più per i danni provocati dallíozono. La lista delle categorie di lavoratori a rischio compilata dall'azienda sanitaria fiorentina è lunghissima e per tutte è ancora valido il classico consiglio della nonna: 'non stare al sole quando fa caldo!'. Durante il '96, esattamente il 13 giugno, a Firenze è stato raggiunto per la prima volta il livello di allarme, mentre quello di attenzione è stato registrato per 26 giornate. Dal '93 ad oggi la quantità di ore in cui la concentrazione di ozono è stata superiore ai 180 µg è aumentata progressivamente da 30 a 100.
L'ozono è un inquinante particolare, perfino un poí snob: disdegna le periferie stracolme di traffico e predilige le zone collinari pregiate, da Settignano a monte Morello. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dalla Provincia di Firenze, affidato alla Linnaea Ambiente. Si tratta di un progetto pilota europeo di biomonitoraggio: in sostanza sono state utilizzate piantine di tabacco, una specie sensibile all'ozono, per verificare in varie zone della città la presenza di questo inquinante. Le stazioni sono state posizionate in prossimità con la preesistente rete di monitoraggio: in questo modo si è avuto la conferma dell'attendibilità dei risultati. Le piantine-cavie sono state collocate nelle stazioni nel periodo maggio-ottobre ë96. Dai valori dei danni alle foglie sono emersi dati interessanti: i danni erano minori nella zona di via Ponte alle Mosse, in piena area urbana ad alta densità di traffico, elevati nellíarea a nord est del centro cittadino (Settignano) e intermedi in una vasta area comprendente gran parte della città: Novoli, viale Morgagni, via Pistoiese, viale dei Colli.
La ricerca, afferma il dirigente del settore ambiente della Provincia Marco Pellegrini, ha dato risposte importanti: ha dimostrato che líozono è purtroppo in crescita, ma soprattutto ha evidenziato l'attendibilità dei dati emersi dai danni alle foglie delle piante di tabacco. Questo permetterà, durante la campagna successiva, di estendere la ricerca ad altre zone della città, fino ad oggi non monitorate, risparmiando notevolmente. Una stazione composta da cinque piante di tabacco costa infatti alle amministrazioni decisamente meno di una centralina di monitoraggio. Più dati si avranno a disposizione, maggiore sarà la conoscenza delle cause che favoriscono líaumento della presenza di ozono, un dato ancora non ben chiaro agli stessi scienziati. Conosciute le cause si potranno ipotizzare gli interventi da fare: se ad esempio emergesse una correlazione fra la composizione delle benzine e líaumento dell'ozono, le compagnie petrolifere dovrebbero intervenire modificandone la composizione. Possiamo quindi dire, ma soltanto in questo caso, che il tabacco fa bene alla salute.
Che cos'è l'ozono
E' una molecola costituita da tre atomi di ossigeno, che nelle aree urbane si trova in alte concentrazioni nei mesi estivi a causa della presenza di altri inquinanti, principalmente idrocarburi e ossidi di azoto emessi dai veicoli a motore. Questi, infatti, ne inducono la formazione quando le temperature sono alte e líintensità della radiazione solare è massima. L'ozono è quindi un inquinante secondario, frutto di reazioni fotochimiche. L'intervallo di tempo necessario alla sua formazione ne determina però lo spostamento, causato anche dal vento, verso altre zone.

L'ozono e la salute
L'ozono ha effetti infiammatori sui tessuti dellíapparato respiratorio. In questi casi possono esservi riduzione della funzione polmonare, comparsa di reattività bronchiale, fino alla possibile insorgenza di edema polmonare. Gli studi dimostrano inoltre una maggiore frequenza di crisi asmatiche e un peggioramento delle condizioni cliniche in soggetti affetti da malattie croniche respiratorie.

Prevenzione
Nelle ore più calde occorre limitare la permanenza all'aria aperta e ridurre l'attività fisica, come le passeggiate in bicicletta e le attività sportive in genere. Meglio dunque riservare alle attività sportive e ricreative le prime ore della mattina, fino alle 10, o il pomeriggio dopo le 18. I lavoratori più esposti all'ozono dovrebbero, nei mesi di luglio e agosto, anticipare l'orario di inizio dell'attività al mattino, evitando le lavorazioni più faticose dalle 13 alle 17. In caso di raggiungimento della soglia di allarme (360 microgrammi per metro cubo), è meglio sospendere ogni attività lavorativa all'esterno; con la soglia di attenzione (180 µg), i lavoratori a rischio respiratorio dovrebbero essere allontanati.

Alimentazione
. Potrebbe anche essere utile, consigliano studi effettuati dalle dottoresse fiorentine Chellini, Barletta e Chetoni, integrare la dieta con alimenti ricchi di acido ascorbico o vitamina C (agrumi, ribes, fragole, pomodori, peperoni, patate), vitamina E (germogli di grano, semi di girasole, olio di soia o di mais crudi, olio di fegato di merluzzo), selenio (pesce, crusca).

Bollini anti-inquinamento
Hanno dato ottimi risultati le campagne di controllo sulle emissioni dei gas di scarico effettuate su un terzo delle auto a benzina circolanti in città. Lo conferma uno studio dell'Arpat, che ha analizzato i risultati della prima campagna, quella del bollino verde del 1995. I controlli hanno interessato circa 100 mila auto, «una percentuale estremamente rilevante - sottolinea Franco Giovannini, consulente dell'unità di Fisica ambientale dell'Arpat - che rende le stime eseguite sicuramente significative». I dati avevano evidenziato un'alta percentuale (pari al 66%) di auto non in regola con le emissioni di ossido di carbonio: ma dopo le campagne di controllo (quelle dei famosi 'bollini', verdi, blu e ora rossi) quasi tutti i veicoli 'fuorilegge' (circa il 63%) sono rientrati nei limiti consentiti dalla norma.