Sventola la bandiera pisana
Appollaiata su un colle tra Cascina e Buti, lontana dal grande traffico viario, Vicopisano si presenta al viaggiatore con l'imponente struttura della Rocca, che la luce dei fari notturni esalta in tutta la sua bellezza.
Dal centro del paese si sale verso via del Pretorio dove, al numero 21, incastonata in una parete fortificata, c'è una piccola porta verde. E' questo l'ingresso di Casa Fehr, la villa privata che la famiglia svizzera dei Fehr, arrivati a Vicopisano ai primi dell'800, costruì sul colle, conglobando l'antico convento francescano e la Rocca del Brunelleschi. Divenuta simbolo del prestigio della famiglia, per due secoli la Rocca testimoniò la straordinaria intelligenza dell'architetto fiorentino ad uso esclusivo degli amici che visitavano i Fehr. Risale solo a quattro anni fa, infatti, l'iniziativa del proprietario Carlo di far restaurare la Rocca per aprirla al pubblico.
Oggi, grazie a finanziamenti propri, dell'Ente Cassa di Risparmio di Pisa e della Regione Toscana, la fortezza è tornata a risplendere in tutta la sua geniale e complessa struttura, ideata dal Brunelleschi per difendere la guarnigione fiorentina che a Vicopisano rimase dagli inizi del '400 alla fine del '500.
"C'era una volta l'Arno", inizia così a raccontare il professor Giovanni Fascetti, presidente del Gruppo culturale "Ippolito Rosellini" di Pisa che gestisce le visite guidate alla Rocca. Prima dello storico taglio delle anse dell'Arno ad opera di Cosimo I dei Medici, infatti, il fiume scorreva proprio sotto il colle di Vico, divenuto nel Medioevo centro di grande importanza strategica per il controllo dei traffici fluviali che scendevano fino al mare.
Antiporta di Pisa, che controllava tutti i movimenti in entrata e in uscita dalla Toscana, Vicopisano rappresentava per i fiorentini un baluardo da conquistare al più presto per aprirsi uno sbocco sul Tirreno. Il 16 luglio 1406, dopo nove mesi d'assedio, Vico capitolò e al grande architetto Filippo di ser Brunelleschi fu affidato l'incarico di costruire una fortificazione a prova di nemico. E così fu. La Rocca è una grande fortezza a pianta quadrata che si sviluppa in altezza a più livelli e comprende una torre esposta solo per due lati agli assalti del nemico. Accanto alla Rocca vera e propria c'è la Torre di Santa Maria, dove alloggiava il capitano della guarnigione, a difesa del ponte levatoio. Già arrivarci era un'impresa. Il fuoco d'artiglieria leggera sparato dalle archibugiere (feritoie circolari) che si aprono sulla parte bassa delle cortine, insieme alla pioggia di frecce di balestra lanciate dal cammino di ronda, rendeva arduo l'assalto. Superato questo primo sbarramento si doveva superare la pioggia di calce viva, pece greca ed olio bollente gettati dalle piombatoie (buche rettangolari) che si aprono nel pavimento del cammino di ronda. Poi l'assalto al piccolo ponte levatoio con "gatti" e "arieti" e l'ingresso al cortile interno. Da qui in poi l'ingegno militare del Brunelleschi si è sbizzarrito.
La Rocca doveva essere una vera e propria trappola mortale per il nemico, un reticolo di passaggi mobili e precari che, al momento dell'invasione, potevano facilmente essere chiusi o addirittura distrutti per isolare la parte perduta. Come la sorprendente scala pensile, una sorta di struttura autoportante a tre arcate leggerissime, che collega il cortile della Rocca al cammino di ronda e alla muraglia del Soccorso. Lunga 70 metri, quest'ultima collegava la Rocca giù alla sponda dell'Arno per ricevere rifornimenti e soccorsi da Firenze. In caso di assalto dei nemici dalla parte del fiume, comunque, bastava abbatterne una parte, oggi inesistente, per isolare completamente la Rocca. Un minuscolo ponte levatoio collega il cammino di ronda alla torre vera e propria dove si trovavano, dal basso verso l'alto, i locali del comando, l'appartamento del capitano con tanto di focolare e di "comoda" e il magazzino dell'armeria.
Ogni parte della Rocca, anche se isolata dalle altre, poteva contare su un autonomo provvigionamento d'acqua e viveri raccolti in cisterne e depositi strategici. In cima alla torre si trova ancora oggi la grossa campana, che veniva suonata per chiedere aiuto. Da qui partivano i messaggi in codice, bandiere di giorno e fuochi di notte, che, attraverso la fitta rete di torri di avvistamento arrivavano fino a Palazzo Vecchio, sede della Repubblica fiorentina.
Da tre anni, nei giorni di visite guidate, sulla torre sventola la bandiera della Repubblica pisana.

Per saperne di più
"Vicopisano" (guida e cd), Cld edizioni; solo guida lire 15 mila, solo cd lire 24 mila, completo lire 34 mila
Per avere informazioni o prenotare le visite guidate telefonare allo 050 551285 oppure allo 050 555209.
Orario: il sabato (15.30 -19.30) e la domenica (10 -12.30 e 15 - 19.30) fino a dicembre. Nei giorni feriali visite su appuntamento.
Ingresso: lire 7 mila adulti, 5 mila bambini tra i 10 e i 14 anni e gruppi di oltre 10 persone; ingresso gratuito fino a 10 anni.