Il mare toscano si conferma tra i più puliti d'Italia. Tutta l'estate controlli sulle acque

Scritto da Olivia Bongianni |    Luglio 2009    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Per tuffarsi dove l'acqua è più blu... anche quest'anno non ci sarà bisogno di spostarsi poi tanto. Perché in Toscana, nella stagione 2009, per i tipi da spiaggia (ma anche da scoglio, perché no) non ci sarà che l'imbarazzo della scelta. La nostra regione vanta infatti un'estensione costiera di oltre 600 chilometri e secondo i controlli effettuati da Arpat, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, ogni anno in media circa il 98% della costa risulta idoneo alla balneazione, una delle percentuali più elevate in Italia.


Dati sempre aggiornati

Ma come è fatto il monitoraggio? «I dipartimenti provinciali di Arpat - spiega Antonio Melley, della Direzione Tecnica dell'Agenzia - effettuano controlli su 371 punti di campionamento (363 lungo la costa e 8 in acque interne), ogni quindici giorni dal 1° maggio al 30 settembre, con una fase di pre-monitoraggio nel mese di aprile». Sul sito di Arpat sono disponibili i dati costantemente aggiornati, per conoscere i divieti permanenti e temporanei. Ad essere tenuti costantemente sotto controllo sono alcuni parametri microbiologici significativi per tutelare la salute dei bagnanti: anche per quest'anno gli indicatori sotto osservazione (fissati dal Dpr 470 del 1982) sono i coliformi totali, i coliformi fecali, gli streptococchi fecali e le salmonelle, a cui si aggiungono parametri chimico fisici come il ph, la trasparenza, la colorazione, la presenza di oli minerali, sostanze tensioattive, fenoli, ossigeno disciolto.

Criteri di monitoraggio che sono destinati a cambiare, già dal prossimo anno, grazie alla nuova direttiva europea già recepita (mancano soltanto i decreti attuativi) con il Dlgs 116/08. Verranno, infatti, rilevati l'Escherichia coli e gli enterococchi intestinali, grazie ai quali sarà possibile determinare non solo l'idoneità o meno alla balneazione, ma anche esprimere un giudizio di qualità ("sufficiente", "buona", "eccellente"). Il tutto, spiega Melley, «con un impatto sul pubblico e sui settori economici legati al turismo balneare, soprattutto se consideriamo gli obblighi di trasparenza, di tempestività e diffusione delle informazioni». Ma quello dell'idoneità alla balneazione non è l'unico monitoraggio effettuato da Arpat.


Mucillagini addio

Dunque, mare toscano? Sì, grazie. «Il nostro mare sta bene, se non benissimo - afferma Melley - fatta eccezione per alcune situazioni un po' più delicate, ma comunque nella norma. Da noi, ad esempio, non ci sono né mucillagine né fenomeni di colorazione delle acque». Attraverso il battello oceanografico, Arpat effettua controlli (su un numero inferiore di punti e con minori frequenze di rilevamento rispetto alla balneazione, ma fino a 3-4 chilometri di distanza dalla costa e per tutto l'anno) per valutare lo stato di salute di questa risorsa così importante e da proteggere, analizzando anche i sedimenti e le principali comunità di organismi marini.

Ma c'è anche uno speciale "termometro" che si può utilizzare per misurare lo stato di salute del mare. È la Posidonia oceanica, una pianta che tende a formare delle vere e proprie praterie che, a partire da zone più vicine alla riva, si estendono, in acque particolarmente limpide, oltre i 40 metri di profondità. "Dov'è presente la Posidonia - chiariscono gli esperti - significa che il mare gode di buona salute. E in Toscana ce n'è tanta - in alcuni punti sta anzi recuperando - a testimonianza di un mare, specialmente da Livorno in giù, di ottima qualità. Neanche a dirlo, un mare doc.

ALGA TOSSICA
Il nemico della cozza

Non è visibile ad occhio nudo, ma solo al microscopio, eppure va tenuta d'occhio: per questo in Toscana le viene dedicato un monitoraggio specifico su tutta la costa e più intenso sui punti considerati "a rischio". Stiamo parlando dell'Ostreoptis ovata, un'alga unicellulare che vive comunemente nelle calde acque dei mari tropicali, ma ha trovato condizioni climatiche ottimali per svilupparsi anche alle nostre latitudini.

Negli ultimi dieci anni quest'alga (che può risultare tossica per organismi come cozze o ricci, fino a causare, se presente in misura elevata, leggeri malesseri anche tra i bagnanti) si è manifestata anche in Toscana, lungo il litorale apuano. Segnalazioni analoghe ci sono state anche in Lazio, Liguria, Puglia e Sicilia.

Per questo si è dato vita ad un gruppo di lavoro regionale pronto a intervenire nel caso in cui ne venga rilevata la presenza (generalmente nel periodo di luglio-agosto).

 


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