Scritto da Matilde Jonas |    Settembre 2003    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia. Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS). Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento. Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.

Sulla bocca del Tevere 3
Un fitto di pini marittimi
a creare un'oasi di pace, laddove un tempo tra fiume e mare era tutto un fermento di vita. Sul selciato delle strade di Ostia antica, tracce impresse da ruote di carri ancora raccontano la storia di una città operosa, abitata da un popolo cosmopolita di uomini di mare, di commercio e di fatica: gente confluita nell'emporio di Roma dall'entroterra e dalle principali città del Mediterraneo. Un mosaico di culture e religioni conservato integro per secoli dai detriti del fiume e dalle paludi malariche: testimone fedele della vita socio-economica dell'antica Roma. Muoversi tra terme e botteghe, sostare in taverne e antichi magazzini, oltrepassare la soglia di quei primi condomini o delle case dei ricchi è come entrare in una pagina di storia, dove il passato non è più solo memoria, ma presenza tangibile che parla attraverso le cose un linguaggio atemporale.
A ricondurre al presente i jet che tagliano il cerchio di cielo sopra il teatro augusteo, per atterrare, sorvolato il Piazzale delle Corporazioni, nel vicino aeroporto di Fiumicino.

Sulla bocca del Tevere
Alla foce del fiume

La bocca del Tevere, in latino Os Tiberis, altro non era che la foce di quel fiume, percorrendo il quale dal mare si poteva arrivare dritti nel cuore dell'antica Roma. E' la via percorsa nell'Eneide da Enea diretto verso Evandro, re degli Arcadi, che abitava sul Palatino: primo atto, secondo Virgilio, della creazione del popolo romano. Se la tradizione vuole Ostia fondata nel VII secolo a.C. dal quarto re di Roma, Anco Marzio, in realtà la città cominciò a delinearsi solo nel IV secolo, in epoca repubblicana, quando il preesistente presidio sulla foce fu trasformato in castrum: cittadella fortificata nata dall'esigenza di creare uno sbarramento tra mare e fiume, in grado di salvaguardare Roma dalle incursioni di Greci e Siracusani, ma anche di garantire il controllo delle saline. Si trattava di una modesta area rettangolare di due ettari, difesa da poderose mura di tufo - a tratti ancora visibili - che l'incrocio tra cardo e decumano divideva in quattro parti uguali. La lambiva quel meandro del Tevere spazzato via dalla rovinosa alluvione del 1557.

Sulla bocca del Tevere 4
Da Castrum a Urbs

Fino a che romani ed etruschi continuarono a guardarsi in cagnesco dalle opposte rive del Tevere, la futura città di Os Tiberina - poi divenuta "Ostia" grazie alla ben nota inclinazione romana di mangiarsi buona parte delle parole - ricoprì una funzione essenzialmente militare.
Il conflitto tra i due popoli si era esacerbato all'indomani della cacciata dell'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, etrusco fino al midollo. Con lui si concludeva quel processo di etruschizzazione che aveva trasformato la Roma arcaica in una città dalla struttura complessa, in piena e vigorosa evoluzione: a partire da Tarquinio Prisco, lucumone di Tarquinia emigrato a Roma nel VII secolo ed eletto re dai Romani, che Livio ricorda come il primo grande edificatore della città. La Roma che la Repubblica ereditava dagli etruschi era strutturata sul modello della città-stato greca, aveva un esercito moderno e una struttura politica che favoriva la ricca borghesia... ma anche una massa in crescita esponenziale di bocche in più da sfamare. L'approvvigionamento di derrate alimentari diventò una necessità pressante, soprattutto di grano distribuito alla plebe gratis: merci che arrivavano via mare da Africa e Egitto su grandi navi ponderarie, per poi risalire il Tevere su agili imbarcazioni fluviali fino a raggiungere l'odierna Porta Portese. La trasformazione dell'antico castrum della foce in città commerciale fu dunque fatto consequenziale, quasi spontaneo, dovuto alla presenza del porto fluviale.

Sulla bocca del Tevere 2
Emporio dell'Impero

L'aspetto attuale della città risale all'età imperiale. A partire da Augusto fino a tutto il II secolo d.C., Ostia subì una profonda trasformazione: non più solo nodo di smistamento di merci, ma vero e proprio emporio dell'Urbe, la sua "area industriale". A determinare il cambiamento, la realizzazione del porto marino, operazione che la totale assenza di ripari naturali sulla costa aveva reso titanica. Il bacino artificiale ideato da Augusto venne inaugurato da Claudio nel 42 d.C., circa due chilometri a nord dalla foce, affiancato nel secolo successivo dal più interno e sicuro Portus Traiani: a collegare i bacini, l'odierno canale di Fiumicino. Specchio della prosperità della città - che pare contasse 50.000 abitanti - il lusso degli edifici pubblici e delle terme. Ciononostante, sul finire del III secolo, Ostia si avviò verso un inarrestabile declino, troppo dipendente da Roma per non essere travolta dalla crisi dell'Impero. E se le invasioni barbariche ne accelerarono l'impoverimento, l'avanzamento della linea di costa - tra il mare e Porta Marina oggi c'è tutta l'Ostia moderna - e l'impaludimento negarono alla città ogni possibile futuro.

Da porto ad aeroporto
Per un singolare gioco di coincidenze il principale aeroporto di Roma - il Leonardo da Vinci - è stato costruito nella stessa area dove in età imperiale sorgeva il suo porto: quel bacino esagonale costruito da Traiano nel quale potevano attraccare contemporaneamente 200 navi di grande stazza. Nel corso dei lavori, da un settore fuori mano del bacino sono riaffiorati i resti di un gruppo di navi in disarmo, oggi visibili nel Museo delle Navi di Fiumicino (via Guidoni 35, Fiumicino, orario: 9-13, martedì e giovedì anche 14-17; chiuso il lunedì, tel. 066529192).

Curiosità
Il ketchup dei Romani
Se oggi qualcuno si azzardasse ad assaggiarla rimarrebbe di sicuro fulminato. Si tratta del garum, una salsina di cui i Romani andavano pazzi: la mettevano proprio su tutto, esattamente come gli americani fanno con il ketchup. Chiamata da Plinio il Vecchio "liquor exquisitum" era fatta di interiora di pesce salate, condite di vino vecchio ed erbe aromatiche, lasciate "macerare" al sole.

Religione
Un tempo era Mithra
Era nato in Persia da una vergine il 25 dicembre di 4000 anni fa ed era considerato simbolo di amore, verità e giustizia: si tratta del dio Mithra, Luce del mondo. La sua religione, diffusissima nell'antichità, presenta numerose affinità con il Cristianesimo. Dei numerosi luoghi di culto individuati a Ostia, compresa una delle più antiche sinagoghe della diaspora, ben 18 erano dedicati a questo dio.

Alcuni dolia - i grandi orci per la conservazione di olio, vino, ma anche di frutta e cereali, che si vedono interrati fino al collo in botteghe e magazzini - venivano utilizzati per allevare ghiri, considerati dagli antichi romani una squisitezza da riservare alle grandi occasioni.

Orario di visita ad area archeologica e museo: 9-18 con l'ora legale, 9-16 con l'ora solare. Chiuso il lunedì, 1 gennaio, 25 dicembre e 1 maggio. Biglietto 4 euro, comprensivo di ingresso al museo.

Info
Soprintendenza per i beni archeologici di Ostia, via dei Romagnoli 717, Ostia Antica (Roma), tel. 0656358099.
Per arrivare a Ostia antica bypassando Roma, prendere il raccordo anulare direzione Fiumicino aeroporto Leonardo da Vinci. Da Roma la via Ostiense.