E' di colore quasi nero, attraversato da spalla a spalla da una striscia compatta di setole bianchissime. Si tratta del maiale cintato, di antica razza senese, fino a qualche anno fa quasi a rischio d'estinzione. Ma per fortuna la cinta senese non è stata dimenticata. La Regione Toscana, attraverso l'Arsia (Agenzia regionale per l'innovazione e lo sviluppo nel settore agricolo-forestale), la sostiene con interventi finanziari volti a mantenerla in purezza. L'Università, d'altro canto, ha iniziato a lavorare ad un progetto di incroci, con la finalità di verificare la sua resa produttiva. Attualmente il dipartimento di Scienze zootecniche della facoltà di Agraria di Firenze, in collaborazione con l'Istituto per la difesa e la valorizzazione del germoplasma animale del Cnr di Milano, ha messo a punto una sperimentazione su piccola scala per verificare le caratteristiche della razza, anche in incrocio, allevata in sistemi intensivi e allo stato brado. Il progetto, coordinato da Oreste Franci della facoltà fiorentina e Gustavo Gandini per l'istituto milanese, si avvale della collaborazione di Unicoop Firenze, da sempre attenta alla valorizzazione della qualità e allo sviluppo dei prodotti dell'economia locale, per la verifica della risposta del mercato finale e del gradimento del consumatore.
A fine ottobre sono stati macellati 16 capi provenienti dagli allevamenti sperimentali. La carne della cinta, quindi, è stata messa in vendita nel supermercato Coop di Poggibonsi, via Salceto. La carne del maiale cintato è più saporita del suino normale e, in cottura, ha una minore perdita di liquidi. Il suo costo, nel contesto di produzione attuale, è molto superiore (circa il doppio) del maiale allevato intensivamente. Nonostante questo è andata letteralmente a ruba: al banco macelleria era esaurita dopo un giorno di vendita. Un'altra macellazione, seppure in quantità limitate (5-6 capi), è prevista proprio in questo mese.