Il museo paleontologico a 30 anni dalla sua nascita

L'anno è il 1981. Fu in un caldo pomeriggio del mese di giugno di trent'anni fa che vide la luce il Museo di Paleontologia di Empoli. Un museo che può essere definito senza tema di smentite unico nel suo genere; un museo che ha avuto, nel corso della sua pur breve esistenza, un percorso del tutto particolare, durante il quale la casualità ha spesso giocato un ruolo determinante. Perché frutto di eventi imprevedibili e fortuiti sono stati i primi ritrovamenti in territorio toscano. Un altro fattore che ha contribuito al successo di questa meritoria istituzione è stato senz'altro quello della passione che ha animato i primi ricercatori; una passione che, come una benefica epidemia, ha contagiato nuovi adepti e ha coinvolto un numero sempre maggiore di uomini e donne conquistati dal fascino dello scavo, della esplorazione, della ricerca, della divulgazione.

Entusiasmo e passione
Tutto ebbe inizio nel 1979 quando Alarico Bagnoli, arando un campo nella zona di Castelfiorentino, si accorse che dal terreno emergevano numerosi esemplari di conchiglie fossili. Di quel casuale ritrovamento parlò con due amici empolesi, Carlo Lisi e Silvano Berlincioni, che volentieri si unirono a lui nel portare avanti le ricerche. Il recupero di nuovi e interessanti reperti accrebbe nei primi ricercatori l'entusiasmo e la passione verso quello che loro reputavano, fino a quel momento, niente più di un hobby per tenere impegnati i fine settimana o comunque il tempo libero. Ma altri occasionali ritrovamenti li convinsero a elargire maggior impegno e serietà al loro passatempo. Contemporaneamente il gruppo accoglieva nuovi seguaci e non si limitava a compiere scavi, per così dire, intorno a casa, ma si cominciarono a frequentare i mercatini specializzati per scambiare materiale plurimillenario o acquisirne di nuovo, purché altrettanto vetusto.


Quell'attività si rivelò proficua e nel giro di due anni la collezione di reperti fossili e di minerali, si era fatta così cospicua che non potevano più bastare le stanze delle loro case. Fra i ritrovamenti più eclatanti di quel periodo si annoverano alcuni fossili di molluschi ritrovati in varie località dell'empolese, un tronco di conifera a Cambiano, un frammento di zanna di elefante a Farfalla di Empoli.
Fu a quel punto - eccoci al giugno del 1981 - che intervenne l'amministrazione comunale di Empoli per mettere a disposizione del gruppo di ricercatori una sala all'interno del palazzo Pretorio di piazza Farinata degli Uberti, in modo che quel piccolo patrimonio potesse venire conosciuto, apprezzato, e anche studiato, da chiunque ne avesse avuto il desiderio.

L'appello
Ben presto anche quell'ambiente si rivelò insufficiente per accogliere le nuove acquisizioni e il museo fu trasferito nei locali del Palazzo Ghibellino che affaccia sulla medesima piazza. Il fatto è che anche queste sale si stanno dimostrando inadeguate per le attuali esigenze, e il presidente dell'associazione "Geologia e Ambiente" che raccoglie i padri fondatori e i tanti nuovi soci, lancia un appello all'amministrazione comunale di Empoli perché voglia concedere nuovi spazi all'interno dell'antico e nobile palazzo in modo che anche le centinaia di reperti che attualmente sono accatastati in siti inaccessibili, possano essere disponibili all'attenzione del pubblico.

I segreti del mondo in 4 sale
Oggi il museo è composto di quattro sale dislocate su due piani. Al terreno è sistemato il materiale appartenente al Pliocene toscano e più precisamente al Valdarno inferiore, che permette al visitatore di conoscere la successione stratigrafica del bacino dell'Arno e di ripercorrere le tappe evolutive delle specie viventi - animali o vegetali - presenti in quel territorio. Un diorama a grandezza naturale mostra la scena di una caccia all'orso primordiale.
Al primo piano troviamo la "Sala delle Ere Geologiche" dove sono collocati reperti fondamentali per conoscere l'evoluzione della vita sulla Terra dai suoi inizi fino al Quaternario, e la "Sala delle Scienze" nella quale è possibile esplorare le caratteristiche fisiche della terra, capire il funzionamento della biosfera, rendersi conto dei vari processi che consentono e regolano la vita sul nostro pianeta. Un secondo diorama raffigura un momento di lotta fra due dinosauri.

Ma fino a qui possiamo dire di trovarci nell'ambito di un normale museo di paleontologia. Ciò che rende questa raccolta unica nel suo genere, nel pur ricco panorama dei musei scientifici toscani, sta tutto nella sala successiva, quella dedicata al "Laboratorio di Educazione ambientale", una sala pensata e creata per motivi prettamente didattici. In altre parole: sei il visitatore, dopo aver osservato il materiale esposto nei vari spazi, sentisse il bisogno o la curiosità di approfondire alcune conoscenze in materia, può farlo usufruendo delle apparecchiature presenti nel laboratorio: microscopi, analizzatori, alambicchi, visori e altri congegni che servono a entrare più in profondità nei segreti di piante e animali vissuti migliaia e migliaia di anni prima di noi; o a spiegare, per esempio, come si possono ottenere le energie rinnovabili e quindi capire il funzionamento di una pala eolica o di un pannello termico.

Scolaresche al museo
La presenza di questa sala permette, particolarmente ai giovani e agli studenti, di approfondire e concretizzare le nozioni che apprendono in maniera solo teorica sui libri di testo. Fa parte dello staff tecnico del museo anche una geologa che guida le scolaresche nella visita alle varie sale e aiuta i ragazzi a portare avanti le loro ricerche in laboratorio.
Per capire meglio quanto questa iniziativa sia apprezzata nel mondo della scuola basteranno forse alcuni dati: nell'ultimo anno scolastico gli studenti che hanno visitato il museo sono stati circa quattromila, accompagnati da oltre trecento insegnanti. Non è dato sapere il numero dei normali visitatori, perché finora l'ingresso - consentito solo nei fine settimana - è gratuito e quindi difficilmente quantificabile. D'ora in avanti sarà possibile conoscere anche questo dato perché ogni visitatore avrà un biglietto omaggio e inoltre sarà invitato ad apporre la propria firma sull'apposito registro.
Sono comunque cifre confortanti che fanno di questo museo una realtà importante nel quadro culturale empolese e avvalorano ancora di più la richiesta del presidente: la paleontologia ha bisogno di più spazio!

Per saperne di più: 0571537038; museopaleontologico@comune.empoli.fi.it

(Le foto dell'articolo sono dell'autore stesso)