Le "diete" dei campioni di Formula 1

Scritto da Stefano Giraldi |    Marzo 2002    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Sportivi d'annata
Prima di approdare alla Ferrari, Michael Schumacher, il grande campione tedesco che ha riportato i colori italiani ai vertici della Formula 1, era golosissimo di wurstel, crauti, spinaci e patatine fritte. Ma negli ultimi tempi, sollecitato anche dall'ottima cucina della casa di Maranello, ha cambiato radicalmente regime alimentare: frutta, verdura, cereali e pasta con ripieghi su carne e pesce. E' grazie anche a questa dieta che il campione è sempre in ottima forma in qualunque momento del campionato. Non sempre però i grandi protagonisti della Formula 1 hanno badato alle calorie, soprattutto in passato. Piloti come Antonio Ascari e Giuseppe Campari, fino al grande Alberto Ascari - il primo e per ora unico campione del mondo italiano - erano dediti a ben altri menu: risotto alla milanese, osso buco alla 'gremolada' (una salsa a base di limone, acciughe, prezzemolo, aglio e pomodoro, che serve a ricoprire l'osso buco), la parmigiana, gorgonzola alla goccia e panettone, di cui i campioni dell'epoca erano decisamente golosi. Nelle foto che pubblichiamo è evidente la stazza fisica dei nostri, che al giorno d'oggi avrebbero avuto qualche difficoltà ad entrare persino nelle normali macchine da città. Però che appetito!

Il nipote dei campioni
Sportivi d'annata
La passione per i motori ce l'ha nel sangue, e non potrebbe essere altrimenti. Nipote di due grandi piloti di Formula 1 - Alberto e Antonio Ascari - Marco Aicardi conserva molti documenti e foto d'epoca in un archivio custodito nella sua casa toscana, a Montefiridolfi.
Di origine milanese, da una decina di anni ha scelto di vivere nel Chianti, in campagna, e di fare l'agricoltore a tempo pieno. In pista c'è stato più di una volta, ma solo come commissario di gara. D'altronde lo aveva giurato solennemente alla madre che lui, quelle auto, non le avrebbe mai guidate. Una promessa fatta - e mantenuta - dopo i lutti che avevano colpito la famiglia Ascari. Il nonno Antonio, campione d'Italia nel 1924 e d'Europa nel 1925, morì in gara il 26 luglio 1925, durante un Gran Premio sul circuito francese di Montcléry; lo zio Alberto, due volte campione del mondo (nel 1953 e nel 1954) con la Ferrari, si schiantò sulla pista di Monza mentre provava una macchina.
Un destino che Marco non ha voluto sfidare.