Scritto da Rossana De Caro |    Settembre 2008    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

È il capo di abbigliamento più diffuso al mondo. Resistente, comodo, pratico, il suo aspetto slavato e vissuto ne fa il simbolo per eccellenza dello stile di vita informale.
La sua storia inizia a Genova, la città a cui deve il nome, storpiato in jeans. Da qui viene importato in America alla metà dell’‘800, dove diventa il pantalone da lavoro di portuali, operai, minatori, boscaioli e anche cowboys.
Negli anni ’50 questo indumento umile è scelto dai giovani che lo indossano in segno di ribellione e anticonformismo, mentre negli anni ’80 viene consacrato dall’alta moda diventando un capo griffato, elegante e ricercato.
Nel terzo millennio è il jeans trasgressivo a farla da padrone: a vita bassa, mostra ampiamente le mutande.

Al di là delle mode e delle tendenze oggi il mitico pantalone blu ha una tale popolarità che trascende confini geografici, distinzioni sociali, di sesso e di età. Larghi, stretti, lunghi, corti, griffati o meno, i jeans fanno parte dell’abbigliamento quotidiano di tutti: uomini, donne, bambini, anche piccolissimi, giovani, meno giovani e anziani. Un paio di jeans non manca mai in nessun armadio, a qualunque latitudine!

Negli Ipercoop dall’11 al 24 settembre, promozione jeans per uomo-donna-bambino