Una spesa tutta da ridere

Scritto da Laura D'Ettole |    Marzo 2005    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

«Il carrello del supermercato è un reality show su rotelle: è il nostro ritratto visibile». Quasi quasi dovrebbe essere tutelato da una postilla della legge sulla privacy.
Lia Celi, giornalista oggi libera professionista, un tempo nella redazione di Cuore, è l'autrice di Cassa dolce cassa, il libro che verrà distribuito in occasione dell'otto marzo dalle sezioni soci Coop.
Parla di consumi e di acquisti, in una vera e propria valanga di invenzioni umoristiche.
«Oltre ad essere scrittrice sono anche madre di famiglia, e fare la spesa è cosa che porta via molto tempo: volevo far sorridere e pensare al tempo stesso».

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L'idea del libro
è nata così, sbirciando la gente e i carrelli altrui. E' diviso in capitoli, ma senza una struttura sistematica. Con tante divagazioni che sono frutto dell'esperienza.
C'è "La gazzetta della sporta", ovvero la storia della borsa della spesa dagli anni '50 ad oggi.
«Perché spiega molto di più di tante statistiche i cambiamenti del nostro modo di comprare».
Cinquant'anni fa la massaia comprava solo quello che ci entrava. Oggi acquistiamo tutto quanto possiamo trasportare, grazie all'uso spensierato del sacchetto di plastica.
«Negli anni '90 abbiamo provato a sostituirlo con quello di carta», ma quelli funzionano solo nei film americani. «Che fanno per farli resistere, abbattono le sequoie?». Qui in Italia bastava nulla per trovarsi con i manici in mano.
Lei caldeggia il ritorno al trolley, quel dimesso aggeggio scozzese che in Italia si utilizza dai 70 anni in su. «Ma se lo usasse Julia Roberts stai sicuro che diventerebbe un oggetto di culto...».

C'è poi il capitolo sui prodotti che la donna compra con timidezza. Gli assorbenti in primo luogo. Li fanno invisibili: li indossi e non si vedono, ma quando li compri si vedono eccome. Se ti cade qualcosa sono proprio loro; se cerchi di occultarli rispuntano fuori come per dispetto.
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E le monoporzioni? Se le acquista la donna dicono: «Nessuno mi si fila, mangerò sola davanti alla tv». Se nel carrello ce le mette l'uomo, puoi star certa che è "single", bello e mentre gira nel supermercato non fa che rispondere al cellulare con aria accondiscendente.
Le cerette depilatorie poi sono un'altra fonte di eterno imbarazzo. «Gli uomini pensano che siamo glabre per natura: ci vogliono lisce come statue», ma poi sogghignano se vedono creme o cere bollenti e irridono le nostre sofferenze. Già, loro di fronte alla peluria sono diretti e leali. L'aggrediscono senza pietà, a colpi di lama. «Noi usiamo invece le armi di sterminio di massa».

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Uomo al super

E poi non si poteva evitare di parlare della spesa degli uomini. «L'uomo medio deve vincere cinque grandi resistenze». Odia parlare con i negozianti. Detesta le bancarelle: sono sporche, disordinate e piene di imbroglioni: «In quegli spazi sai quanti bei parcheggi ci si potrebbero fare?». I generi merceologici per loro sono degli autentici misteri. «Adamo ha mangiato la mela anche lui. Ma che ne sapeva se era Delicious o Stayman?». E ancora, gli uomini non vogliono perdere tempo e trovano parecchio disdicevole appendersi al braccio la borsa della spesa. «Meglio lo scatolone, perché dimostra la loro forza».

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Alla fine di questa avventura
nel mondo dei consumi, però, maschi e femmine sono accomunati dallo stesso destino: pagare alla cassa.
Ebbene, subito dopo gli uomini, «ci sono i registratori di cassa che dividono le donne». Cassiere e clienti si scrutano sempre piene di diffidenza. «Lei ci vede nemici, noi la consideriamo sempre una perdigiorno. L'otto marzo è già un buon motivo per superare queste barriere». Lia ne conosce altri cinque, ma vanno letti nel libro.

Il libro
Lia Celi, Cassa dolce cassa, Firenze, Giunti, 2004. Illustrazioni di Francesco Fagnani.
Distribuito l'8 marzo a cura delle sezioni soci