Quella femminile è l’unica rivoluzione riuscita del Novecento

Scritto da Maria Elena Boschi |    Marzo 2015    |    Pag.

Le donne "…ci guardano persino 'lassù' dallo spazio, come fa Samantha Cristoforetti."
Le donne "…ci guardano persino 'lassù' dallo spazio, come fa Samantha Cristoforetti."

Si dice spesso, e a ragione, che “senza memoria non c’è futuro”. Prendiamo una data: il 1946. Pensiamo al referendum e alle elezioni di quel 2 giugno, quando si scelse tra Repubblica e Monarchia e si diede vita all’Assemblea Costituente. Avvenne con il contributo decisivo delle donne, visto che il voto fece segnare una massiccia partecipazione femminile. Così come era successo qualche settimana prima, per la prima volta, nelle elezioni amministrative. Una data da festeggiare e ricordare, dunque. Che però vide aprirsi, da subito, una contraddizione che rimarrà sempre evidente nella vita delle nostre Istituzioni: su 556 deputati, a far parte della Costituente entrarono solo 21 donne.

Per non parlare del fatto che ancora quindici anni dopo alle donne erano impedite possibilità che oggi diamo per scontate: non erano ammesse a tutte le professioni e i pubblici uffici, venivano escluse dalla magistratura, la potestà sui figli spettava ai soli padri. E inoltre, cosa particolarmente odiosa, mancavano strumenti giuridici di tutela contro la violenza: per il delitto d’onore si sprecavano le attenuanti, mentre lo stupro era derubricato a reato contro la morale e il buon costume.

Maria Elena Boschi, Ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento

La memoria ci aiuta a capire che di cammino se ne è fatto tanto, da allora. E che non ha torto chi ha definito quella delle donne l’unica rivoluzione vincente del secolo scorso. In Italia basti pensare a Tina Anselmi e a Nilde Iotti. O ancora si pensi alla riforma del diritto di famiglia del ’75 e a tutti i passaggi che negli ultimi vent’anni hanno cambiato il panorama istituzionale e sociale del Paese.

C’è ancora molto da fare, le contraddizioni non mancano. Ma oggi le donne non sono più il “secondo sesso”. Le donne sono a capo di importanti aziende. Siedono in Parlamento, dove sono molte e giovani. Tante fanno parte di un Governo che sta cercando di cambiare l’Italia. Guidano il Cern di Ginevra, come la scienziata Fabiola Gianotti. Ci guardano persino ‘lassù’ dallo spazio, come fa Samantha Cristoforetti. Si battono contro la violenza e per i diritti di ogni donna, come continua a fare con coraggio e tenacia Lucia Annibali.

E allora per le donne toscane, per tutte le donne italiane, il migliore augurio per celebrare l’8 marzo è di non dimenticare mai la loro forza, di essere consapevoli che senza le battaglie combattute dalle donne il nostro Paese non sarebbe quel che è oggi. Sono le donne, la ricchezza e la speranza più grande che l’Italia possiede.