Giornalista e scrittrice, amica di Garibaldi e Mazzini, protagonista del Risorgimento

Scritto da Antonio Comerci |    Settembre 2011    |    Pag.

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

Il tre febbraio 1865, Vittorio Emanuele II arrivava a Firenze, novella capitale d'Italia, per prendere possesso della nuova reggia a Palazzo Pitti. Nessuno si aspettava un'accoglienza così calorosa e, fra due ali di folla festanti, il corteo reale avanzava lentamente nel cuore della città. Una sola voce si alzò per inveire contro "il re fuggitivo", perché, accettando il trasferimento della capitale a Firenze, di fatto rinunciava a Roma. È quella di Jessie White, che stava consumando il tè con i pasticcini al Caffè Doney; finì la giornata in questura. Un carattere irruente quello di Jessie.

A ricordo di Jessie White a Firenze è rimasta solo una lapide in via Romana 125, dove in un modesto appartamento al primo piano ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, dal 1880 al 1906. A Firenze c'era stata già due volte, un breve soggiorno dopo l'incontro con Garibaldi a Nizza nel 1854 e negli anni '60 per 5 anni, con il marito Alberto Mario, in un bell'appartamento a Bellosguardo. Qui un'altra lapide, apposta sulla cantonata di piazza Bellosguardo all'1, ricorda il soggiorno di Garibaldi e Alberto Mario, ma di Jessie nessun accenno. Eppure il Risorgimento italiano deve tanto a questa donna.

Nacque a Portsmouth in Inghilterra nel 1832. A 22 anni con un'amica inglese partì per Nizza per incontrare Garibaldi. Fu l'incontro della vita. Lo seguì nella spedizione dei Mille, come responsabile dell'"ambulanza", cioè l'infermeria nei campi di battaglia, a Palermo come sul Volturno. Si "perse" la spedizione sull'Aspromonte (i coniugi White-Mario, non condividevano quell'avventura), ma assisté l'Eroe dei due mondi durante la lunga degenza per la ferita al piede. Il tentativo di conquistare Roma finito con la sconfitta di Mentana (1867) nacque nelle stanze di Bellosguardo e Jessie seguì Garibaldi con la sua "ambulanza"; l'anno prima aveva partecipato alla campagna del Trentino nella terza guerra d'indipendenza e poi nel 1871 alla spedizione in appoggio alla Repubblica Francese contro i prussiani. Garibaldi si rivolgeva a lei chiamandola sorella.

Ma Jessie White non fu solo la garibaldina sempre presente e appassionata. Fu anche la giornalista che raccontò a inglesi e americani la questione italiana. Nel 1856 a Londra conobbe un altro padre della patria, Giuseppe Mazzini. Fu lui a definirla "Miss Uragano". Fu lui ad assegnarle il compito di raccogliere fondi e di organizzare conferenze e incontri a sostegno della causa. Sempre Mazzini, durante i preparativi a Genova per la sfortunata spedizione di Pisacane, la fece incontrare con Alberto Mario, patriota veneto e repubblicano incrollabile, che divenne il compagno della sua vita.

Come giornalista fu la prima "inviata di guerra". In gioventù voleva studiare da medico, ma all'epoca, anche nello Stato più moderno del mondo, la strada era preclusa alle donne. E lei cocciutamente, fece domanda d'iscrizione a tutti gli istituti e ospedali raggiungibili.

Dopo tante peripezie e in ristrettezze economiche, con la morte del marito, approdò a Firenze in via Romana. Già da alcuni anni pubblicava grandi inchieste sociali sull'Italia post unitaria, su giornali inglesi e italiani, e numerosi libri e biografie. Ha scritto di Garibaldi, Mazzini, Cattaneo, curava la pubblicazione degli scritti del marito. Collaborava con Giosuè Carducci e Pasquale Villari. Insomma una vita intensa, piena, una grande giornalista e scrittrice, coerente e battagliera fino alla fine.

A 65 anni le dettero, per potersi mantenere, un posto - precario! - d'insegnante nella scuola magistrale per donne appena istituita. Morì a 74 anni di polmonite, perché in un giorno di neve volle andare lo stesso a far lezione alle sue adorate allieve.

 

Miss Uragano

A farci riscoprire "Jessie del vento" - così la chiamavano i ragazzi di Portsmouth - è un bel libro di Paolo Ciampi, giornalista e prolifico scrittore toscano. Una lunga e dettagliata storia, raccontata con scrittura brillante fin nei particolari e nei sentimenti. Pagine di storia che si leggono come un romanzo, intrigante fino all'ultima riga. A facilitare (si fa per dire...) Ciampi in un lavoro così profondo, anche l'ampia corrispondenza di Jessie White con i grandi personaggi della storia d'Italia, e per questo reperibile: lettere pubblicate negli epistolari, o da ricercare nell'ampio Fondo White-Mario nell'Archivio del Risorgimento a Roma. E poi gli articoli, i servizi, i saggi, i libri a firma White.

Domandiamo a Ciampi, com'è nato l'interesse per questo personaggio?
«Casualmente. Coltivo da tempo l'interesse per la storia del giornalismo toscano, e mi sono imbattuto su alcuni articoli di Jessie White: come faceva un'inglese a scrivere così bene sulle questioni sociali e politiche italiane? Mi ha colpito lo stile da giornalismo d'inchiesta, molto efficace, coinvolgente, moderno. Poi è venuto tutto il resto ed è tantissimo».

Qual è stata la difficoltà maggiore in questo lavoro?
«La mancanza di una biografia su Jessie White, quindi dover decidere da solo quale strada seguire per descrivere il personaggio, con davanti una mole enorme di scritti e lettere. Ho scritto il libro due volte: nel 2006 per il centenario della morte. Una lunga biografia con tanto di note e approfondimenti. Poi ho deciso di cambiare strada facendone un vero e proprio racconto, con uno stile giornalistico che è più mio».

Riuscirà "Miss Uragano" a conquistare il posto che le spetta nella storia?
«Lo spero. Sono contento di com'è stato rievocato il Risorgimento in questo 150° anniversario dell'Unità, dando spazio a temi e a personaggi trascurati o deformati dalla letteratura patriottica. In questo quadro manca la figura di una donna di primo piano; la White ha diritto a quel posto. Firenze, la città dove più ha vissuto, non ha una via a lei dedicata. Rimediare a questo sarebbe già un bel passo avanti».

Paolo Ciampi, Miss Uragano, Romano Editore, pagg. 326, 14 euro


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