Scaglie di legno per caldaie e pellet per le stufe al posto di gasolio e metano

Scritto da Olivia Bongianni |    Ottobre 2007    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

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Non chiamatele scarti.
Sono moderne, "alternative" e sempre più utilizzate: stiamo parlando delle biomasse, tecnicamente quelle sostanze di origine vegetale che possono essere usate come combustibili in sostituzione di quelli fossili. Residui di lavorazione dei tagli boschivi, potature, ma anche mais, granturco o altri cereali, fino ad arrivare ai gusci delle mandorle, delle nocciole e chi più ne ha più ne metta: sono questi alcuni esempi di fonti agricole e forestali da cui è possibile ricavare energia pulita.
Sono in crescita in Toscana le esperienze che vedono gli enti locali protagonisti nella valorizzazione energetica delle biomasse legnose di origine agro-forestale per il riscaldamento di strutture pubbliche, scuole, ma anche abitazioni private. Impianti di teleriscaldamento che sfruttano le "agrienergie" sono già presenti a Cetica e Loro Ciuffenna (Arezzo), Camporgiano (Lucca), Monticiano (Siena).

Teleriscaldamento
L'impianto di Rincine (Londa) nel territorio della Comunità montana Montagna fiorentina, ad esempio, è alimentato da una caldaia a cippato (le piccole scaglie di legno ricavate da potature e lavori forestali) della potenza di 320 kw e fornisce riscaldamento e acqua calda ai fabbricati dell'ente. Il volume riscaldato è di circa 6.500 metri cubi, con un risparmio stimato sui costi di
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combustibile intorno al 75 per cento. «Il materiale legnoso utilizzato - spiega Antonio Ventre, responsabile dell'Area gestione, difesa e uso del territorio della Comunità montana - proviene interamente dal complesso demaniale di Rincine. È il risultato degli interventi colturali effettuati soprattutto nei rimboschimenti di conifere, fondamentali per la prevenzione di incendi boschivi, e viene cippato perché non può essere destinato altrimenti, ma anzi può rappresentare un problema per lo smaltimento».
Oltre a contribuire alla riduzione dell'inquinamento e della dipendenza da combustibili fossili, «l'obiettivo - prosegue Ventre - è valorizzare le risorse tipiche del territorio montano e incentivare la filiera corta bosco-energia. Per questo sono essenziali la vicinanza dell'impianto con le zone di provenienza del cippato e la disponibilità sul territorio di operatori che possano gestire la filiera, cosa che produce benefici anche dal punto di vista sociale ed economico per le comunità rurali». Sempre in quest'area è in fase di progettazione una centrale termica nella frazione di Pomino (Rufina) per la distribuzione di acqua calda alle singole utenze, che - è stato stimato - potrà consentire alle famiglie coinvolte di ottenere un risparmio "in bolletta" intorno al 20 per cento rispetto al gasolio o al metano.
Anche a Casole d'Elsa, nel senese, è stato realizzato un impianto a cippato per il riscaldamento di un intero plesso scolastico, «che consentirà - spiega Franco Agnoletti di Eurochianti, un consorzio pubblico-privato che promuove l'impiego delle energie rinnovabili presso le amministrazioni chiantigiane - di recuperare dall'ottavo anno in poi l'investimento effettuato». Un'esperienza pilota, alla luce della quale anche sei Comuni del Chianti hanno scelto di puntare sugli scarti del legno per il riscaldamento di strutture pubbliche, aderendo ad un bando della Regione Toscana che ha messo a disposizione risorse complessive pari a 4 milioni di euro per il cofinanziamento degli interventi. Il Comune di Greve, ad esempio, ha elaborato progetti per fornire calore ad un plesso di scuole, un centro residenziale per anziani, strutture per associazioni di volontariato e alcuni appartamenti.
Anche San Casciano, Tavarnelle e Barberino hanno pensato in particolare alle loro comunità scolastiche: «Questi progetti trovano applicazione in quei comuni che hanno disponibilità di boschi e prevedono convenzioni con ditte locali che forniscono il cippato - aggiunge Agnoletti -. Si tratta di soluzioni che consentono un risparmio monetario del 30-40 per cento rispetto a un combustibile fossile, riducono le emissioni di anidride carbonica ed evitano che scarti altrimenti inutilizzabili finiscano in discarica».

Il fuoco in casa
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E a casa propria? In che modo le energie alternative possono dare una mano a risolvere l'antica esigenza dell'uomo di "governare il fuoco" e piegarlo alle proprie necessità di riscaldamento? Legna in ciocchi, cippato e pellet (i cilindretti ricavati da un processo meccanico di disidratazione e compressione del legno, che a parità di peso hanno un rendimento maggiore) sono le biomasse legnose più usate per caldaie e stufe in ambito domestico. Con alcune differenze da non sottovalutare, però. «Il cippato - chiarisce Ventre - risulta più adatto per impianti di una certa dimensione e ha un problema di stoccaggio: bisogna cioè avere a disposizione uno spazio adeguato per tenerne una scorta. Caratteristiche che non lo rendono consigliabile per una singola abitazione, mentre può esserlo ad esempio per una casa colonica con più appartamenti, o per un agriturismo».
La legna in ciocchi (o tronchetti) e il pellet, invece, secondo gli esperti sono più adatti per piccoli impianti di uso domestico. «Nonostante l'enorme progresso tecnologico degli ultimi anni, che ha consentito alle attuali caldaie a legna di raggiungere elevati livelli di rendimento, lo svantaggio principale nella scelta della legna in ciocchi rimane il rifornimento manuale, cioè procedere al caricamento anche più volte al giorno - spiega Ventre -. Il pellet invece è più comodamente utilizzabile anche in un ambiente urbano, dove può mancare un luogo per tenere la legna. È un prodotto "trasformato", più commerciale e più facilmente trasportabile». C'è però un'altra faccia della medaglia che non va sottovalutata: «Negli ultimi anni - ammette Ventre - la richiesta di pellet è molto cresciuta, in misura maggiore rispetto alla disponibilità. Questo ha provocato un repentino aumento dei prezzi». Nonostante ciò, oggi l'uso del pellet risulta meno costoso rispetto ai combustibili fossili, ma se l'andamento al rialzo dovesse continuare la convenienza economica diventerebbe sempre più bassa. È consigliabile, quindi, acquistare caldaie, stufe e termostufe (ne esistono in commercio diversi modelli) che evitino la dipendenza da un unico materiale, consentendo di scegliere tra combustibili ecologici diversi (vari tipi di scarti agricoli, noccioli d'oliva, mais e altri cereali miscelati, gusci triti ecc.).

Può essere utile sapere che la Regione Toscana ha istituito un Fondo di garanzia per le energie rinnovabili di oltre 2 milioni di euro di cui possono beneficiare anche singoli cittadini (info: www.fiditoscana.it, sezione Garanzie - Fondi pubblici di garanzia), e altri finanziamenti possono essere richiesti per la realizzazione di impianti a biomasse. Sono concessi a lavori completati, coprono il 30% dei costi ammissibili (fino a un massimo di 50mila euro) e c'è tempo fino al 31 ottobre per richiederli.
Infine, per fare due conti in tasca, va ricordato che dal punto di vista del calore prodotto 1 quintale di cippato rende circa quanto 35 litri di gasolio (pari a 35 metri cubi di metano o 45 litri di gpl), mentre la stessa quantità di pellet equivale più o meno a 50 litri di gasolio (50 metri cubi di metano o 65 litri di gpl). Per un occhio al risparmio...non solo energetico.



Uso domestico
Ciocchi & pellet

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Da qualche anno sono presenti in piccole quantità, però sempre in aumento, anche negli ipermercati Coop. Sono le cassette con dieci chili di ciocchi di legno e le confezioni di pellet per le stufe domestiche. Non è certamente conveniente comprare la legna a chili per il camino o la stufa: può servire per l'emergenza o per una stufetta che si accende di tanto in tanto. Il fornitore dell'Unicoop Firenze è di Prato e garantisce che si tratta di legna di provenienza italiana e in prevalenza dell'Appennino tosco-emiliano, che non contiene additivi chimici o prodotti petroliferi. La legna si vende a volume, in quanto contiene un alto tasso d'umidità che fa calare il peso del prodotto, ma non altera le prestazioni perché volume e quantità di calorie non cambiano. La cassetta che contiene i ciocchi è in legno e sfogliato di pioppo, utile per l'accensione del fuoco.

Quest'anno gli scaffali degli iper saranno maggiormente forniti di pellet, perché cresce la domanda di questo prodotto. Sono cilindretti ottenuti con una fortissima pressione della segatura di legno, senza vernici e collanti. Si tratta insomma del riciclaggio di un materiale che finiva in discarica e che ora assume caratteristiche molto ricercate: ha un forte potere calorifero, occupa meno spazio, ha una bassa umidità.


Per saperne di più
Regione Toscana, via di Novoli 26, tel. 0554384313, il martedì e giovedì dalle 10 alle 12)
www.rete.toscana.it, sezione Ambiente e territorio - Energia
www.minambiente.it, sezione Energia - Fonti rinnovabili - Biomasse
www.cm-montagnafiorentina.fi.it



Gli intervistati
Antonio Ventre, della Comunità montana Montagna Fiorentina (nella foto)
Franco Agnoletti di Eurochianti