Il nuovo centro commerciale di Empoli, nelle parole del professor Adolfo Natalini

Solido, utile e bello
Aprirà a settembre il nuovo Centro*Empoli e sarà un grande evento, non solo commerciale, ma anche dal punto di vista architettonico e per le soluzioni che sono state adottate per avere un basso impatto ambientale (vedi Informatore marzo 2007, pag. 4). Firma il progetto il professor Adolfo Natalini, insieme all'architetto Renzo Funaro e all'Inres, il consorzio nazionale fra le coop di consumatori per la realizzazione dei punti vendita. A lui abbiamo posto alcune domande proprio sulle caratteristiche del nuovo centro.

Ritiene che il centro commerciale di Empoli sia principalmente bello, prevalentemente utile o soprattutto solido?
Circa 2000 anni fa un architetto - del quale non sappiamo nulla - scrisse un trattato fondamentale sull'architettura. Vitruvio scrive che l'architettura deve essere solida, utile e bella. Ecco, il problema è tenere in equilibrio queste tre necessità. Oggi molto spesso vediamo che di volta in volta si privilegia l'elemento estetico, l'elemento strutturale o l'elemento funzionale ed economico. L'architettura deve tenere in equilibrio queste tre componenti e oggi - lavorando sul territorio che è tutto costruito o quasi - una nuova costruzione deve essere anche appropriata a quello che le sta vicino.
È questo il tentativo che ho sempre fatto durante tutto il mio lavoro di architetto, che ormai va avanti da più di 40 anni, in varie parti d'Italia e d'Europa in cui di volta in volta cerco di imparare la lingua del luogo.

Quali sono le particolarità nel progettare un centro commerciale?
Le sue stesse dimensioni, le sue stesse finalità impongono un'attenzione spasmodica a quello che è l'utilità. Il centro deve funzionare e deve permettere un rapporto piacevole tra i visitatori e le merci, tra le esigenze della vita quotidiana e quelli che sono anche l'intrattenimento e lo svago.
Adesso i centri commerciali non sono più solo i luoghi dove le merci costano meno: sono belli, piacevoli, offrono possibilità di socializzazione. Negli ultimi anni i sociologi ci raccontano che c'è una grande quantità di frequentatori dei centri commerciali che non comprano niente, vanno lì solo per il piacere di esserci e di incontrare gli altri. Insomma, il centro commerciale svolge la funzione che un tempo era della città.

Che cosa c'è alla base dei criteri che hanno caratterizzato le scelte per Empoli?
Il progetto ha avuto una gestazione molto lunga, ed è passato attraverso diverse fasi. La scelta era cercare di fare una cosa che facesse un po' da mediazione tra città e campagna, e che mediasse un po' il passaggio tra quello che era un luogo ancora naturale legato alla campagna e il luogo delle grandi infrastrutture, come la ferrovia, la superstrada, gli svincoli, le opere infrastrutturali.
Il tentativo è quello di creare un equilibrio tra il parco, le zone sportive, le infrastrutture, con la necessità di avere uno spazio molto vasto, coperto, climatizzato, reso piacevole, che permetta le attività di relazione legate allo scambio, all'acquisto, allo stare insieme. Queste sono le scelte di fondo: riuscire poi a spiegare perché è venuto fuori un tipo di curva invece di un'altra è una faccenda un po' più complicata e per questo non entro nel merito.

Qual è l'impatto urbanistico del centro?
Da un punto di vista estetico l'impatto non è assolutamente traumatico, e il centro ben si inserisce nell'ambiente che lo circonda. Quello che abbiamo trasformato era uno spazio verde molto grande, ormai non più sfruttato per usi agricoli.
Una delle prime scelte del progetto è stata quella di mantenerlo almeno in parte, dal prolungamento di via Raffaello Sanzio. Nasce così un parco urbano vero e proprio che ha in sé degli elementi preesistenti: alcune case ex coloniche, delle belle alberature. Nel parco, che è stato progettato dall'architetto Funaro, ci sono collinette, un laghetto, ed è stata creata una specie di duna che va a coprire la parte dove sorgerà il centro commerciale.