Un progetto dell’Auser di Siena, con Ottica Colombini e la sezione soci locale per riciclare occhiali da spedire nei paesi più poveri

Scritto da Sara Barbanera |    Luglio-Agosto 2014    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Da vista, da sole, di plastica, metallo o celluloide, per miopi, astigmatici o presbiti: è di occhiali che parliamo, un oggetto comune per noi, così tanto che in Italia è persino arrivato il primo paio per animali, destinato a Totò, un cane tredicenne di Padova affetto da atrofia iridea senile che ora vede e passeggia di nuovo all’aperto.

Comune ma non per tutti: secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono ben 153 milioni nel mondo le persone che ne hanno bisogno, ma per molti essere un “quattrocchi” rimane un sogno. Alcuni lo hanno realizzato grazie a un progetto aperto a chiunque abbia un paio di occhiali usati che potrebbero cambiare la vita di una persona.

Il progetto è ideato dall’Auser di Siena, in collaborazione con la Sezione soci locale e l’Ottica Colombini di Siena: un gesto utile, per chi prende, per chi cede e per l’ambiente, che ha portato un risultato di 700 occhiali già spediti in vari paesi del mondo in due anni di attività. «Avere occhiali adatti è semplicemente fondamentale – spiega Gianni Colombini, titolare dell’Ottica - per la qualità di vita a ogni età: non vedere altera i rapporti con il mondo e limita le possibilità di spostamento, apprendimento e lavoro.

Nei bambini, gli occhiali correggono il difetto in tempo e permettono uno sviluppo, un’istruzione e un futuro migliori. Per gli adulti significano anche maggiori opportunità di lavoro, mentre agli anziani garantiscono più autonomia». Per chi vuole contribuire, l’incombenza è piccola, la spesa inesistente e il requisito è solo avere occhiali vecchi ma ancora in condizioni discrete, come ci ha chiarito Gianni Colombini nell’intervista.

L’intervistato Gianni Colombini Ottica Colombini di Siena
Quali occhiali servono e dove devono essere portati?

«Di tutti i tipi! Perché nei Paesi del Sud del mondo servono tutti. Sono richiestissimi quelli per la miopia che è il difetto più limitante. Ne arrivano molti da lettura ma i più preziosi e difficili da trovare sono quelli per bambini. Da sole sono utili per pazienti con cataratta incipiente. Gli occhiali possono essere portati o spediti al punto soci della Coop di Siena Grondaie che poi ce li consegna».

In quale condizione devono essere e che percentuale di occhiali consegnati viene rigenerata e spedita?

«È essenziale che le lenti non siano molto graffiate, perché levigarle è costosissimo e diminuisce la gradazione; inoltre non devono essere troppo vecchi, massimo dieci anni, perché durerebbero poco a chi li riceve. Il nostro intervento è di verifica e certificazione della correzione delle lenti e poi di ripristino degli occhiaIi; a volte è impossibile, perché l’usura tende a deteriorare le lenti o a deformare la montatura: i materiali di oggi purtroppo non sono malleabili e le ditte non forniscono più pezzi di ricambio gratuiti, perciò ripararli è più costoso che comprarli nuovi. Il 90% degli occhiali raccolti sono in condizioni buone tali da rigenerarli al 65% della loro funzionalità originaria, forse perché oggi si cambia occhiale per estetica e non per usura o danno».

Nel caso di occhiali danneggiati, cosa consiglia di fare? Come smaltirli correttamente?

«Salvo lenti rovinate o occhiali deformati, consiglio di farli comunque valutare perché altrove sono, direi… sacri! Per smaltirli occorre separare il vetro dalla montatura, in genere in plastica biodegradabile, oppure lasciarli al proprio ottico, in caso di un nuovo acquisto. Ora, a Siena, c’è chi li aspetta a braccia aperte!».

Non è il primo progetto a promuovere una raccolta simile che da oltre 70 anni è portata avanti dal Lions Club, con 18 punti ritiro che ogni anno nel mondo raccolgono 5 milioni di occhiali e ne distribuiscono 2 milioni e mezzo.

Al di là dei numeri, il progetto crescerà, come spiega Mauro Marrucci, presidente della Sezione soci Coop: «Arrivano occhiali da tutta la Toscana, perché è un’attività rara ma così utile che vogliamo coinvolgere altre associazioni del territorio e ottici disponibili a collaborare».

A chiudere il circuito virtuoso, si aggiunge la creatività dell’Auser nel realizzare le custodie che indicano la gradazione e proteggono gli occhiali nel viaggio verso una seconda vita.