Un aiuto agli abitanti di Betlemme, coinvolti in una guerra che sembra non finire più.
E' questo il senso dell'iniziativa intrapresa da Unicoop Firenze, che ad ottobre mette in vendita articoli in legno per la casa realizzati dagli artigiani di questa città che viveva di turismo e la cui attività economica è adesso messa in ginocchio (con l'80% di disoccupazione).

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Nel legno il futuro

Taglieri in legno d'olivo, materiale tipico dell'artigianato palestinese, proposti insieme a coltelli assemblati con le lame di Scarperia e i manici in legno realizzati dagli artigiani mediorientali. Un incontro manifatturiero, quello fra l'artigianato fiorentino e palestinese, che ha dato buoni risultati, curato personalmente dall'imprenditore mugellano di coltellerie Andrea Berti, con gli articoli messi in vendita per la prima volta l'anno scorso nei negozi Coop.
Il rapporto fra Unicoop e l'organizzazione Handcraft Association di Betlemme, una cooperativa che conta 42 aziende e dà lavoro a più di mille persone, è iniziato nel 2001 con la vendita nei circuiti Coop di circa 5000 statuine in legno per il presepe, iniziativa replicata nel 2002 con un numero ben più importante di pezzi, oltre 500 mila (per tutte le cooperative in Italia), fino al 2003, anno in cui la produzione è cambiata con nuove forme commerciali come appunto mortai, taglieri e manici per coltelli, realizzati in collaborazione con le coltellerie di Scarperia.
Un esperimento valido, nonostante le molteplici difficoltà sia per i macchinari arretrati usati in Palestina sia per far arrivare la merce, che continua con la vendita di questi manufatti negli Ipercoop ad ottobre in occasione della sagra dei salumi e dei formaggi. Acquistare un tagliere degli artigiani di Betlemme, oltre ad avere un bell'oggetto su cui gustare affettati e formaggi, è anche un modo per aiutare concretamente questa gente (600 famiglie che vivono solo di questa attività) ad uscire da un isolamento decennale.

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La dote in camicia

Donne senza dote e senza speranza. In India, per maritare una figlia, la famiglia della sposa deve garantire una dote di almeno 5000 euro, una cifra stratosferica per le classi meno abbienti. Per questo motivo molte ragazze povere pur di sposarsi si sottopongono ad un vergognoso sfruttamento di manodopera.
Da qui il progetto di Unicoop Firenze, ideato insieme alle suore francescane di S. Elisabetta del Casentino che operano nel Kerala, una zona a sud dell'India, di far produrre delle camicie in casa (da vendere poi nei negozi Coop), con salari equie con l'istituzione di un fondo da destinare alle ragazze delle famiglie più povere.
L'idea si è concretizzata nel 2001 ed è andata avanti portando alla realizzazione di un laboratorio artigianale in cui le donne indiane possono sviluppare un commercio equo e solidale. A gennaio di quest'anno è stata inaugurata la fabbrica (costata 50 mila euro) alla presenza del presidente della Regione Toscana Claudio Martini.
L'attività è iniziata a metà giugno con 25 persone che vi lavorano e producono accessori per la casa, una linea tessile composta da cuscini, copriletto, asciugamani, presine, guanti e tovaglie che saranno messi in promozione negli ipermercati dal 22 ottobre al 4 novembre e rimarranno in vendita sugli scaffali per tutto l'inverno.
Questa produzione dovrebbe garantire un ulteriore lavoro e potenziare l'organico della fabbrica fino ad 80 lavoranti. Lo stipendio è equo e il fondo per la dote viene gestito dalle suore.