Scritto da Roberto Cavallini |    Aprile 1999    |    Pag.

pubblicista. Fiorentino, diplomato in lingue, conosce il francese, lo spagnolo e l'inglese. Direttore di Coopinforma e del corrispettivo sito www.coopinforma.it. Responsabile del dipartimento comunicazione e attività sociali dell'Associazione Cooperative Consumatori Distretto Tirrenico e dei progetti di solidarietà internazionale della Associazione Nazionale, ANCC/COOP. Attento e sensibile ai temi socio culturali legati alla globalizzazione e al consumo critico, si diletta in fotografia. Per sua fortuna ha molto viaggiato e, quando possibile, lo fa ancora.

Solidarietà al cacao
Dal mese di marzo, negli scaffali dei supermercati e ipermercati Coop, è a disposizione dei consumatori un nuovo prodotto del commercio equo e solidale, il "cacao per la solidarietà", che si affianca ai già conosciuti e apprezzati prodotti del mercato equo, caffè, the e miele.
Come per gli altri prodotti equi il cacao, in polvere e in confezioni da 250 grammi, è certificato da Transfair: ai produttori vengono garantiti prezzi di acquisto delle loro produzioni superiori rispetto a quelli del mercato, prefinanziamenti agevolati, contratti di acquisto di lunga durata.
Per garantire un livello qualitativamente molto elevato e un aroma decisamente accentuato, è prevista la confezione e vendita della sola variante amara.
Il cioccolato è oggi un consumo quotidiano e ricorrente, soprattutto nei paesi nordici. In particolare gli svizzeri ne consumano in un anno più di dieci kilogrammi a testa, i tedeschi sette, mentre in Italia il consumo pro-capite è di circa 1,5 kg, con tendenza però ad un costante aumento.
Il "cacao per la solidarietà" proviene dalla Republica Dominicana ed è fornito da Conacado (Confederacion nacional da cacaocultores dominicanos), un'organizzazione consortile, no-profit, con sede in Santo Domingo.
La confederazione attualmente coinvolge circa 9.200 piccoli coltivatori, organizzati in 126 gruppi di base che danno vita a 9 cooperative. Il 90% dei campesinos associati coltiva meno di tre ettari a testa. Il Consorzio occupa 80 dipendenti, di cui 10 nella sede e gli altri suddivisi nelle cooperative di base, per assistere da un punto di vista tecnico e produttivo i campesinos sul territorio.
La cooperazione con la rete del commercio equo e solidale ha prodotto forme di microcredito per circa 200 mila dollari Usa annui, che sono stati investiti nelle strutture cooperative, in particolare estendendo le possibilità di lavoro alla manodopera femminile. Si sono formate così tre cooperative di sole donne, le Juntas de Mujeres Campesinas.
Le tre cooperative, con un totale di 230 socie, elaborano gli scarti della lavorazione del cacao ottenendo mangimi per animali, fertilizzanti per l'agricoltura e altri derivati e contribuendo così al rafforzamento di un circuito economico alternativo per tutta la regione.
Il cacao prodotto dalla cooperativa è di buona qualità e di due varietà, hispanola e sanchez. La confederazione produce anche cacao biologico per circa 200 tonnellate annue, su un totale di produzione di oltre 4.500 tonnellate. Il Consorzio promuove anche la coltivazione a lotta integrata, evitando l'uso di fertilizzanti chimici. Il commercio equo rappresenta per questi produttori circa il 33% del venduto, e grazie a questo si riesce ad avere dei prezzi migliori anche per quanto riguarda il mercato interno. Il Consorzio, attraverso la diversificazione produttiva, produce banane, succhi di frutta e patate, destinate al mercato interno.
Anche il consorzio Conacado e i produttori associati sono stati purtroppo danneggiati dall'uragano Mitch, che lo scorso settembre ha colpito la Republica Dominicana distruggendo buona parte del raccolto autunnale e danneggiando le strutture produttive.

Il cacao
E' un albero di media grandezza, diffuso allo stato selvatico nelle foreste dell'Amazzonia e intensamente coltivato soprattutto nell'America centro-meridionale e nell'Africa tropicale per i suoi semi, dai quali si ottiene la preziosa polvere con cui si fa il cioccolato. Ha foglie ovali, coriacee, e fiori piccoli, di colore bianco o giallastro. I frutti sono grosse bacche ovoidali lunghe fino a 20 cm, di colore giallastro, che diventa rosso o bruno quando sono mature. Esse contengono una polpa molle e acidula, nella quale sono immersi i semi, dei dischetti allungati ricchi di amido, grassi e caffeina. I semi, dal sapore amarissimo, vengono dapprima essiccati e poi tostati; successivamente vengono sottoposti a lavorazione industriale. Una spremitura finale dà luogo alla produzione di burro di cacao e del cosiddetto 'pannello', che viene in seguito polverizzato. Quest'albero era già noto agli antichi popoli precolombiani del Messico e dell'America centrale, che usavano impastarne i semi macinati con farina di mais, ottenendo una pasta densa. A far conoscere il cacao in Spagna fu Fernando Cortés nei primi decenni del '500 e dalla Spagna il prodotto si diffuse poi in tutta Europa, diventando così ricercato da assumere il nome scientifico, datogli da Linneo, di 'Theobroma', e cioè 'alimento degli dei'.
Nelle zone di produzione i semi, estratti dal frutto, subiscono poche lavorazioni: una leggera fermentazione e un essiccamento a scopo prevalentemente conservativo. Le operazioni di macinazione, solubilizzazione e pressaggio vengono effettuate, invece, nei paesi importatori, dove si producono il burro e la polvere di cacao, sia amaro che dolce. I grani importati sono variamente pregiati, in relazione al contenuto dei grassi e alle caratteristiche aromatiche che posseggono. La maggiore produzione mondiale è garantita dall'Africa, seguita dall'America meridionale; la maggior quota italiana di importazione proviene dalla Costa d'Avorio.