Sempre più cinesi fra i soci Coop. Gusti e tendenze dello shopping orientale

Scritto da Laura D'Ettole |    Settembre 2011    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Lin Wang, tessera socio numero un milione e tre: compra Brunello di Montalcino e astice americano, mentre snobba il nostro riso, gli infusi e i prodotti della gastronomia. Il nome è di fantasia, il resto è realtà. Perché a Prato, nell'anno 2011, la Coop sono anche loro. In una città che conta circa 12.000 cinesi (quasi il 7% del totale degli abitanti) i soci Coop di questa etnia superano le 4000 unità, circa la metà del totale dei cinesi associati ad Unicoop Firenze (8500 in tutto).

Nell'ultimo anno a Prato il trend delle iscrizioni si è fatto sempre più impetuoso, visto che più di uno su quattro (il 26%) dei nuovi soci è di origine cinese. Un segnale fra tanti che sta maturando qualcosa di nuovo nei loro comportamenti d'acquisto. Forse l'immagine di un'etnia "scontrosa", chiusa in se stessa, impermeabile all'integrazione, a modelli culturali e di consumo diversi, piano piano si va ridimensionando e in prospettiva andrà ripensata.

Risparmiosi, ma non troppo

Comprano più prodotti di "primo prezzo", rispetto alla media, e dunque amano risparmiare. Ma non badano a spese quando si tratta di birre, superalcolici e vini toscani. Acquistano brandy di marca francese, whisky costosi, e i noti vini di Montalcino. Talvolta ne fanno addirittura un oggetto regalo nelle occasioni importanti ed hanno un valore simbolico in feste e matrimoni. Come dire che il made in Tuscany (in questo caso) è anche più potente del made in China.

La composizione della spesa del socio cinese è abbastanza diversa dal "modello base" del socio Coop e rispecchia sia le caratteristiche anagrafiche dell'insediamento pratese (per la maggior parte costituito da giovani), sia le particolari abitudini di questa etnia, ispirate ad una "piramide alimentare" diversa dalla nostra.

Comprano tanti alimenti per l'infanzia, merendine, caramelle, cioccolata e snack. Perché sono giovani appunto, la loro età media è intorno ai 33 anni (contro i 42 dei nuovi soci italiani), e probabilmente hanno figli piccoli o adolescenti abituati - nel bene e nel male - all'occidentale. Però non abbandonano la loro tradizione, e abbondano negli acquisti di pollo, pesce e crostacei: molto più della media dei soci pratesi. Non amano i surgelati né il nostro pane, mentre comprano molti wurstel e uova. E poi tanti cocomeri, uva, banane. Per quanto riguarda i prodotti per l'igiene personale, ne acquistano il doppio rispetto alla media. Senza contare che tutto ciò che riguarda il bambino, dall'intimo alla cancelleria per la scuola, ha un peso molto più elevato nel loro carrello della spesa rispetto al resto dei soci Coop.

Spesa multietnica

«Spesso non parlano bene italiano e i problemi di comunicazione con i soci cinesi sono davvero tanti», confessa una dipendente Coop di origine cinese che lavora in un supermercato di Prato. Si aggirano talvolta spaesati fra gli scaffali e i loro atti d'acquisto sono dettati da una sorta di "passaparola" interno alla loro comunità.

Per ora la loro è poco più di una frequentazione di punti vendita, ma Unicoop Firenze si sta organizzando. Magari per costruire singoli piani commerciali di risposta alle esigenze delle tante etnie che frequentano la moderna distribuzione commerciale. O anche per selezionare personale di origine straniera che funzioni da mediatore culturale.

Perché anche il mondo dei consumi è destinato a diventare sempre più multietnico e Lin Wang, Abdullah e Maria Rossi si troveranno insieme, sempre più spesso, a fare la spesa alla Coop.


Foto di Massimo D'Amato

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