Arrivano i pollini. Come affrontare i responsabili di congiuntiviti, riniti e asma

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2006    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Si ininzia con il cipresso 01
Se con le festività di fine anno
celebriamo la nascita della nuova luce, cioè l'allungamento delle ore di sole, con la primavera si assiste al vero "movimento" della natura. Le piante fioriscono e permettono la formazione dei frutti. Questo rituale, vecchio quanto il mondo, può essere scandito dal calendario, ma ancor prima che arrivino i giorni della primavera qualcuno già intuisce che alcune piante hanno deciso di affidare al vento il loro polline. Non si tratta di scienziati, né di sensitivi. Sono persone che vedono aumentare il loro consumo giornaliero di fazzolettini di carta: i soggetti allergici. Ma andiamo con ordine: quali sono i sintomi e quali sono i pollini responsabili di tutto ciò? L'abbiamo chiesto ad uno specialista, il professor Roberto Manetti.

Professor Manetti, cosa si intende per allergia respiratoria?
Si ininzia con il cipresso 02
Alcuni soggetti presentano la capacità di produrre alcuni tipi di anticorpi, definiti IgE, diretti contro sostanze che per la maggior parte della popolazione sarebbero innocue. Tra queste sostanze, che chiamiamo allergeni, possiamo ricordare vari alimenti, alcuni farmaci, il veleno di alcuni insetti, gli acari della polvere e, in particolare, i pollini. I soggetti in questione possono andare incontro ad una sintomatologia molto variabile, la quale può interessare anche l'apparato respiratorio. Quando si parla di allergia respiratoria intendiamo un processo che coinvolge la mucosa del naso e dei bronchi, con conseguente rinite ed asma bronchiale. Queste manifestazioni si trovano spesso associate a congiuntivite e, in alcuni casi, anche ad orticaria o dermatite.

Come si manifestano queste patologie?
In corso di rinite allergica la sintomatologia è caratterizzata da un'abbondante secrezione acquosa dal naso associata a prurito, starnuti e senso di ostacolo alla respirazione, con difficoltà a percepire gli odori. Se è presente anche una congiuntivite si avrà un arrossamento degli occhi con intenso prurito, lacrimazione ed intolleranza alla luce. La rinocongiuntivite, cioè l'irritazione del naso e degli occhi, frequentemente può coesistere con l'asma bronchiale. Questa, pur presentando un diverso livello di gravità, è caratterizzata da un'ostruzione bronchiale con difficoltà alla respirazione (dispnea in termini medici o affanno nel linguaggio comune), tosse stizzosa, fame d'aria e respiro sibilante. Una sintomatologia che può perdurare per un tempo variabile da ore a giorni e quasi sempre necessita di un appropriato intervento medico.

Quali sono le cause che più frequentemente entrano in gioco nelle manifestazioni allergiche respiratorie?
Vari sono gli allergeni che possono essere inalati e quindi responsabili di una sintomatologia a carico dell'apparato respiratorio. Tra questi gli acari della polvere e i derivati della pelle di animali come cani o gatti, tipici in ambienti domestici. Solo in questo caso l'allergia sarà presente per tutto l'anno. Quei soggetti, invece, che sono allergici ai pollini avranno problemi solo in alcuni mesi dell'anno quando, cioè, le piante si trovano nella fase dell'impollinazione. Anche per quanto riguarda l'allergia alle spore di alcune muffe (piccoli organi responsabili della riproduzione), questa si concentra in un breve periodo nella stagione caldo-umida.

Venendo al nocciolo del nostro incontro, quali sono gli allergeni responsabili di manifestazioni allergiche respiratorie del tardo inverno, inizio primavera?
In questo caso i pollini fanno la parte del leone. Queste minuscole particelle, rilasciate in grandissima quantità dalle piante e trasportate dal vento, vengono inalate e giungono a contatto con la mucosa dell'apparato respiratorio dove, nei soggetti allergici, provocano una reazione infiammatoria responsabile della sintomatologia precedentemente descritta. Se è vero che la primavera è la stagione in cui la concentrazione aerea di pollini è massima, è altrettanto vero che per alcune piante il picco della concentrazione di pollini viene raggiunto nei primissimi mesi dell'anno (gennaio-aprile). Tra le piante che presentano un'impollinazione precoce possiamo ricordare il cipresso, la betulla e il nocciolo. Una reazione respiratoria nei confronti di questi allergeni può essere facilmente confusa con un'infezione da virus respiratori, anch'essi presenti nel periodo invernale. Deve essere anche ricordato che la presenza nell'aria di diversi pollini varia in funzione delle condizioni climatiche. Un clima caldo e ventoso ne favorisce la diffusione, mentre il freddo e la pioggia la ostacolano. La possibilità di seguire in modo capillare la concentrazione pollinica sul territorio nazionale ha permesso di elaborare dei calendari specifici per ciascuna delle diverse aree geografiche italiane.

E cosa emerge dall'analisi di questi calendari?
Sempre per quanto riguarda i primi mesi dell'anno possiamo vedere, per esempio, che il polline di betulla e nocciolo prevale nelle regioni del nord Italia, mentre il polline di cipresso presenta una più alta concentrazione nel centro e nel sud Italia. Un discorso a parte merita la parietaria. Nel sud Italia e nelle isole questa pianta non solo presenta un'impollinazione molto precoce, ma permane per molti mesi. In queste condizioni possiamo considerare questa pianta come un allergene perenne.

Cosa bisogna fare, dunque, di fronte ad un'allergia respiratoria?
Quando sono presenti sintomi che la fanno sospettare è fondamentale che il medico esegua un'attenta visita, comprendente una scrupolosa storia clinica dei fenomeni allergici e, successivamente, il sospetto diagnostico sarà confermato con le prove allergologiche cutanee in grado di identificare gli allergeni responsabili. Solo quando non è possibile effettuare questi test conviene ricercare gli anticorpi del tipo IgE specifici nel sangue. In molti casi identificare l'allergene responsabile della sintomatologia permette di allontanarlo dalla persona allergica. È il caso degli acari della polvere e dei derivati di animali. Ovviamente più difficile è intervenire sulla concentrazione pollinica nell'aria che respiriamo. In questa evenienza diventa imperativo intervenire con un'adeguata terapia farmacologica. Il medico saprà, di volta in volta, consigliare quei farmaci che permettono di controllare in modo adeguato la sintomatologia e, allo stesso tempo, ridurre al minimo la possibilità di avere effetti collaterali indesiderati. Infine è bene ricordare che in casi attentamente selezionati è possibile usufruire di una terapia iposensibilizzante specifica, il cosiddetto "vaccino", che permette di modificare la storia naturale della malattia in un soggetto allergico.

L'intervistato
Professor Roberto Manetti, specialista in Allergologia e immunologia clinica e docente presso l'Istituto di clinica medica generale e terapia medica dell'Università degli studi di Sassari