Il recupero della merce invendibile per piccoli difetti. Iniziative di solidarietà

Si butta via poco
Tutto è cominciato alla fine
degli anni '90 per iniziativa di alcuni dipendenti di Unicoop Firenze dotati di senso civico e buona volontà. Oggi, per la mole di risorse messe in moto e la capillarità dell'intervento, è diventata una delle più importanti operazioni di economia etica sul territorio toscano.
Stiamo parlando di "Recupero merce", ovvero del riutilizzo a fini di solidarietà di tutti quei prodotti invendibili per difetti della confezione o magagne del tutto insignificanti dal punto di vista della qualità. Ora il progetto è entrato in una fase nuova, grazie alla messa a punto di una procedura operativa standard in base alla quale vengono definiti compiti e responsabilità di ognuno nelle strutture di vendita che aderiscono all'iniziativa.
In sostanza si tratta di un insieme di regole da seguire dal punto di vista fiscale, dello stoccaggio delle merci, o degli accorgimenti igienico sanitari. E' una razionalizzazione che consente di rilanciare su scala più vasta un progetto più definito e strutturato, coinvolgendo anche nuove realtà. Ma soprattutto è una grande operazione per trasformare lo "spreco in risorsa", come qualcuno l'ha definita.
Secondo uno studio, effettuato in Emilia Romagna, gli scarti "fisiologici" prodotti da una struttura come un ipermercato ammontano mediamente all'1,5% del fatturato: in gergo tecnico si chiamano "rotture e avarie" e nei conti economici aziendali rappresentano una voce passiva. Nel gruppo Unicoop Firenze questa percentuale è drasticamente inferiore: lo 0,6%.

Di tutto un po'
Considerando solo i sei Ipercoop, nel 2003 hanno preso la strada del Recupero merce prodotti per un valore di quasi 3,4 milioni di euro. A questo si aggiungono una decina di supermercati, tre InCoop e il magazzino di Scandicci, che destinano in beneficenza un altro grande fiume di prodotti. Dentro c'è di tutto: surgelati, biscotti, succhi di frutta, tè, caffè, bicchieri di plastica, fino alle pompe per biciclette. Veramente tanta roba.
Del tutto identica a quella che viene messa nel carrello, portata a casa e consumata abitualmente, ma con difetti marginali. Ad esempio confezioni di uova, lattine o scatolette in cui si è rotto un solo pezzo durante il trasporto, ma anche prodotti per l'igiene della casa e della persona, pantaloni a cui si è staccato un bottone,o giocattoli con la confezione sciupata.
Per considerare il potenziale aiuto che una massa di merci di questa dimensione può fornire, basti pensare che nel comprensorio empolese, dove questo intervento è operativo dal 1998, oggi si arriva a raccogliere oltre 30 tonnellate di prodotti all'anno, che equivalgono a ben 50 mila pasti per coloro che hanno bisogno di solidarietà.

Empoli e San Casciano
La raccolta delle merci nei punti vendita Coop è solo il primo anello dell'operazione. A partire da qui si snoda una vera e propria catena di solidarietà sul territorio per raggiungere coloro che più hanno bisogno di assistenza, grazie anche al supporto essenziale dei volontari.
Sono in tanti, sparsi dappertutto, e senza di loro questo grande progetto non sarebbe stato possibile. Funziona così: nelle aree di riferimento dei vari negozi vengono siglate convenzioni "quadrangolari" fra Unicoop, Comuni, Asl e associazioni del volontariato per far funzionare la macchina organizzativa. I volontari arrivano nei supermercati (o nei centri di stoccaggio come ad Empoli) e poi consegnano cibo e prodotti a coloro che più hanno bisogno. Se però c'è un orlo scucito o una lampo che non funziona, ecco che ci sono le sarte dell'Auser Filo d'Argento a ricucire. Altri ancora, dopo aver caricato pasta, farina e zucchero, poi cucinano anche per i più poveri.
«E' stata la Coop ad offrirci il suo aiuto - racconta padre Mario, il responsabile del Convento dei Cappuccini di San Casciano -. Abbiamo una mensa in cui ognuno può venire a prendere un pasto caldo, e quello che avanza viene dato alle famiglie dell'area che hanno bisogno di noi».
C'è qualche extracomunitario, ma ci sono anche tante nuove povertà: famiglie numerose che non ce la fanno a tirare avanti, famiglie con portatori di handicap, e tanta gente che lavora e non guadagna a sufficienza. Stanno qui, nella ricca San Casciano come nel florido territorio empolese.
«Recupero merce è proprio un bel progetto e rappresenta una certezza per chi deve confrontarsi con la triste realtà dei nuovi poveri - dice don Renzo Fanfani, la cui parrocchia è a un tiro di schioppo dal magazzino di stoccaggio di Avane, a Empoli -. Sono arrivato qui negli anni '60 e non avrei mai immaginato che in questa città avremmo avuto bisogno di mensa e dormitorio per i poveri. Oggi ci sono e forse non bastano più».
Sarà una goccia nel mare, ma è anche un contributo per ciò che in molti chiamano "sviluppo sostenibile".

Il libro

Andrea Segrè
Lo spreco utile - Il libro del cibo solidale
Edizioni Pendragon, 13 euro
www.pendragon.it
tel. 051267869