di Melania Pellegrini

È un momento di calma, si avvicina l'orario di chiusura. Bisogna iniziare a pulire le casse, a mettere un po' a posto. La giornata è stata faticosa e, un po' demoralizzata, mi accingo alla chiusura.

Ecco si sta avvicinando un cliente. Mi pare proprio quello che l'altra settimana è stato così sgarbato. Che vorrà ora? Speriamo bene. «Scusi dove avete le bilance, dove le trovo?», chiede. «Di che tipo, pesapersona o per la cucina?», rispondo con un sorriso che vela il mio disagio per l'altra volta in cui l'ho visto. Ancora ci penso, perché ci ero rimasta molto male: stavo spiegandogli una cosa e mi ha trattata malissimo, manca poco non va al box a lamentarsi.

«Per me, perché i miei amici mi dicono che sono un po' ingrassato», mi risponde anche lui con il sorriso. Mi tranquillizzo. «Mica sono tanto carini però i suoi amici, se le dicono queste cose», cerco di scherzare (fa parte del mio carattere). Intanto telefono al reparto per farmi dire la corsia precisa, per dare un'indicazione completa al cliente. «La prendo e poi torno da lei». Forse mi sono sbagliata. Non era quello della scorsa settimana, gli somiglia solo, mi dico.

Ritorna poco dopo con la bilancia. «Volevo dirle una cosa, volevo scusarmi, sa? L'altra volta mi sono arrabbiato con lei, ma lei non c'entrava nulla; ero uscito dal lavoro, ero stanco, era una giornataccia e non avevo voglia di parlare con nessuno, così me la sono presa con lei». Mi sorride, firma la carta di credito e va via.

La stanchezza della giornata di lavoro mi è passata; gli sforzi per cercare di essere sempre sorridente, sempre disponibile ad aiutare servono, allora. Ho chiuso la serata con un sorriso in più e con una spinta a continuare a lavorare come sempre, come è nel nostro stile, mio e delle mie colleghe.

A volte, una parola e un sorriso possono fare miracoli.