Dal più leggero Montalbano al più impegnativo rosso di Rufina. Un'eccellente varietà di profumi, ancora poco conosciuta

Scritto da Carlo Macchi |    Aprile 2003    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Sette vini per sette Chianti 2
C'era una volta, e c'è ancora in Toscana, un'allegra e numerosa famigliuola, formata dalla mamma (Chianti), dal padre (Chianti Classico) e da sette figli che si chiamano rispettivamente Colline Pisane, Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Montalbano, Rufina e Montespertoli.
Come avrete capite non si tratta di una favola ma della realtà, ambientata nella zona enologica più importante della nostra regione e probabilmente di tutta Italia: il territorio del Chianti, che copre circa un terzo della Toscana e ha caratteristiche molto diverse.
Si va da un vino fresco e beverino, come sono gli ottimi Chianti della zona del Montalbano, a vini importanti da grande invecchiamento (fino a 50 anni!) come alcuni prodotti del Chianti Rufina. Ovviamente cambiano anche gli abbinamenti: il primo è più adatto per antipasti e sostanziose ribollite, il secondo si sposa perfettamente con umidi di cinghiale e con qualsiasi altro secondo piatto impegnativo vogliate preparare. Credo quindi che sia più giusto parlare di un "Arcipelago del Chianti", dove - in un mare di vino, ovviamente rosso - si trovano delle isole con caratteristiche qualitative particolari.

Ad ogni isola il suo
Cerchiamo di inquadrarle brevemente. La prima isola su cui sbarchiamo si chiama Montalbano e, come detto, era ed è famosa per Chianti profumati, di non grande colorazione, con alcolicità media ma piacevolezza immediata. Un Chianti Montalbano può essere bevuto, d'estate, anche leggermente fresco, magari durante una merenda a base di salumi.
Altra isola è quella di Montespertoli, nata da pochi anni e quindi ancora in pieno terremoto formativo. La tipologia del Chianti che vi si produce è abbastanza varia, ma in base ai miei assaggi ritengo che la zona potrà dare il massimo su vini di media struttura, da bersi nell'arco di tre-quattro anni dalla vendemmia.
Rimontiamo in nave per sbarcare nella vicinissima isola dei Colli Fiorentini. Al contrario di Montespertoli la sua formazione risale praticamente all'inizio dei tempi enologici. Un paesaggio bellissimo, verde, lussureggiante, incastonato tra vigneti ed uliveti, colline e squarci panoramici. Un vero e proprio Eden per il turista (e per i fortunati abitanti), che produce vini di buona struttura con punte qualitative molto interessanti. E' una zona in crescita, sicuramente da tenere d'occhio visti i prezzi ancora concorrenziali.
Andiamo ora leggermente ad ovest, nelle Colline Pisane, dove il Sangiovese si esprime con potenza ma forse con eccessiva ruvidezza. Alcuni produttori però, grazie ad un buon lavoro in vigna ed in cantina, riescono da diversi anni a mettere sul mercato vini di livello nazionale ed oltre.

Sette vini per sette Chianti 3
Da Siena ad Arezzo
Con un bel salto verso sud atterriamo nei Colli Senesi, che è un'isola divisa praticamente in due parti. A nord troviamo i rossi di San Gimignano, nati come vini ruvidamente semplici ma oggi all'avanguardia per potenza, concentrazione e possibilità d'invecchiamento. A sud si spiega il territorio delle crete senesi che dà vini di ottima alcolicità, di non grande finezza ma di gran corpo. Non per niente alcuni Chianti vengono prodotti anche a Montalcino e Montepulciano, che non sono certamente zone di vinelli leggeri.
Avvicinandoci alla fine del nostro percorso approdiamo ai Colli Aretini. Questa zona la conosco particolarmente bene e posso dire, senza tema di smentita, che negli ultimi dieci anni ha fatto passi da gigante verso la qualità. Qui non esiste un solo modo di intendere il Chianti: si va da rossi semplici (talvolta di scarso pregio) sino a vini molto importanti, di grande potenza, che hanno bisogno di anni per essere imbrigliati al meglio. Un vantaggio indubbio della zona sono i prezzi: molto abbordabili.

Sette vini per sette Chianti
E per finire Rufina

Chiudo questo breve viaggio con il Chianti Rufina, da sempre un mio pallino. Zona piccola, vicinissima a Firenze ma rivolta verso la montagna, produce vini che in parte stentano ad essere compresi. Molto spesso infatti l'acidità piuttosto alta rende i vini abbastanza bruschi e poco armonici. D'altro canto si trovano prodotti che (non detto da me, ma da un grandissimo giornalista, direttore di una delle più importanti riviste enogastronomiche d'Europa) "dopo quarant'anni di invecchiamento sono meglio dei più grandi vini di Bordeaux".
Adesso voglio proporvi un giochino. Quando andate al supermercato, date un'occhiata agli scaffali dei vini e fate attenzione a quanti Chianti di queste zone vi capitano sotto mano. Sicuramente saranno pochi perché, purtroppo, il mercato non li premia, preferendo la generica denominazione Chianti o addirittura altre diciture che sicuramente danno meno garanzia sulla rispondenza di un vino al suo, per dirla alla francese, "terroir". Io vi consiglio di provare uno di questi Chianti, che ha la sua ragion d'essere nel territorio dal quale proviene. Vista la diversità fra le zone, ognuno potrà scegliere il vino più adatto ai suoi desideri. Per chi lo ha già conosciuto sarà come ritrovare un vecchio amico; per chi lo assaggerà per la prima volta sarà come visitare una bella isola sconosciuta. Fatemi sapere!

Vini a confronto
Assaggi d'autore
154 a Firenze, 65 a Montepulciano e 138 a Montalcino. Complessivamente 357 vini che il bravo giornalista, quello fedele al suo compito verso il lettore, avrebbe dovuto assaggiare in tre giorni. Dove si poteva fare questa enoica prova di resistenza? Ma naturalmente in Toscana, dove è oramai consuetudine che la stampa enologica mondiale si ritrovi per la presentazione delle nuove annate di Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino.
Dato che i tre vini hanno un periodo di invecchiamento diverso, per il Chianti Classico si assaggiava l'annata 2001, per il Nobile il 2000 e per il Brunello il 1998. Saranno le annate che troveremo quest'anno sugli scaffali delle enoteche e dei supermercati. Credo quindi sia interessante darvi alcune notizie sul loro valore.
Chianti Classico 2001: mediamente buono, molto più fine del 2000 ma forse meno potente. Non ho trovato grandi picchi qualitativi. Voto 7+.
Vino Nobile di Montepuciano: il 2000 è stata un'annata molto calda e questa particolarità la si risconta in vari vini con profumi di frutta molto matura. Ho notato vini Nobile molto diversi l'uno dall'altro, ma mediamente la qualità è buona (e il prezzo non certo basso). Voto 7 e mezzo.
Brunello di Montalcino: scordiamoci il grande 1997 e pensiamo ad un Brunello da non tenere per anni in cantina. Il 1998 è già pronto da bere, anche se stiamo sempre parlando di Brunello, cioè di un vino che inizia a dare il meglio di sé dopo almeno 6 anni. Voto 7.
Per chiudere una nota sui prezzi (voto generale 3). Visto che le annate non sono spettacolose - e visto anche l'andamento tragico della vendemmia 2002 - la speranza è che ritornino a livelli di decenza.