Scritto da Laura D'Ettole |    Maggio 2001    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Settanta case in muratura
Shaima era andata verso quella casa piangendo. Il monsone era forte. Buio, acque e strade che diventano fiumi. Quando le suore francescane di S. Elisabetta hanno aperto la porta della missione hanno pianto con lei, rimasta sola a 33 anni. Il marito morto da poco stava al centro della capanna, come vuole la tradizione, vegliato dai tre figli malati. Neanche un soldo per il suo funerale. Storie di ordinaria povertà nel villaggio di Madaplaturuth, nel Kerala, a sud ovest dell'India, dove verrà finanziato uno dei progetti Coop di "Un cuore si scioglie" per la costruzione di case in muratura per le famiglie più povere del villaggio.
«Quando siamo arrivate nel villaggio, nel '94, abbiamo cominciato con la cura degli ammalati e la scolarizzazione - ricorda madre Daniela Capaccioli, la Superiora delle suore francescane -. Ma ci siamo subito rese conto che il vero problema era la casa, perché quando comincia la stagione dei monsoni le capanne di cocco non bastano ad offrire riparo e tutti si ammalano». Asma e tbc sono le malattie più diffuse. I miseri ospedali del luogo neanche ti accolgono se non hai di che pagare la retta giornaliera. Poi c'è la forte denutrizione. Una volta la settimana uccidono in mezzo al campo una vecchia mucca forse malata. Il giorno dopo, la domenica, si va a comprare la carne. Un etto e mezzo basta per tutta la famiglia.
Tremila nuclei familiari con cinque o sei figli, genitori e nonni; duemila famiglie vivono a livello di pura sussistenza. Un'economia cresciuta intorno alla pesca e alle impensabili risorse di un frutto, il cocco, che offre la sua "ricchezza" a strati. Con le foglie si costruiscono le capanne; dalla buccia si ricava quel filo fatto a mano con cui si producono zerbini. La parte più interna serve ad accendere il fuoco, perché solo i ricchi usano il gas. Poi c'è la polpa, da cui si ottiene farina, mentre il succo viene esportato. Il cocco si piega anche alla disperazione. Il frutto giovane viene forato e da lì si ricava l'alcol con cui molti cercano di rendere più sopportabile la propria esistenza bevendolo (illegalmente) fino all'esagerazione.
«Costruire una casa a Madaplaturuth oggi costa duemila rupie, circa due milioni di lire. Le abbiamo progettate noi, mettendoci a fare anche gli ingegneri».
Trentacinque metri quadri, un balcone, due stanzette e un corridoio, il bagno fuori e anche una piccola doccia già preparata per il giorno in cui (forse) arriverà l'acqua potabile. Finora, per costruirle, hanno fatto faticosamente leva sulla solidarietà fra famiglie. Si comincia con la prima, la più bisognosa, e tutti contribuiscono con 100 rupie. I giovani del luogo hanno formato una piccola cooperativa. Comprano i mattoni e costruiscono case: in sette anni ne hanno già finite 32 e 13 sono in via di completamento. Sette anni per tirare fuori un "capitale" di 90 milioni. «Con i 100 milioni di Coop, più quello che ci darà la gente, vogliamo costruire una settantina di abitazioni: entro il 2002 tutte le famiglie dovranno avere una casa».
Poi c'è il progetto camiceria. «Le fanciulle indiane non si sposano se non hanno una dote. Sono 4 o 5 milioni di lire che per una famiglia significano debiti per tutta la vita. Noi abbiamo pensato di far guadagnare soldi a queste ragazze costruendo una piccola cooperativa per produrre camicie». Le camicie, tutte fatte a mano, verranno acquistate da Coop e messe in vendita nei supermercati a partire da gennaio 2002 con l'etichetta "Un cuore si scioglie". Per aiutarle con un progetto di solidarietà che crei sviluppo, lavoro e dignità. Come è accaduto a Shaima, rimasta vedova a poco più di trent'anni, che oggi vive accudendo una mucca con il suo vitellino e ringraziando il suo cielo per l'immensa fortuna che ha avuto.

www.uncuoresiscioglie.it è l'indirizzo del sito tutto dedicato alla campagna di solidarietà, recentemente arricchito di ulteriori sezioni con notizie "fresche" e tante nuove fotografie.