Dieci borghi medievali, boschi, corsi d'acqua, chiese e mulini. Una terra tutta da scoprire

Deve il suo nome a J.C. Sismondi, storico ed economista ginevrino, che in quella terra, racchiusa tra il fiume Pescia e il torrente Torbola, rivedeva le verdi vallate della sua amata e lontana Svizzera. Di quel Sismondi, vissuto a cavallo tra il 1700 e il 1800, non si sa molto di più: ma quell'appellativo da lui coniato - Svizzera Pesciatina - indica tuttora questa parte della Valleriana, e ormai nessuno la chiama più col suo nome originale. La zona - tra collina e montagna - ha davvero molto da offrire a chi ama l'arte e la natura. Tra i boschi di castagne e querce spuntano - arroccati su poggi e crinali - dieci paesi, detti "castella", tutti costruiti con quella pietra serena per la quale, nel Medioevo, la zona era giustamente famosa. Il lungo elenco comprende Pietrabuona, Medicina, Fibbialla, Aramo, Sorana, San Quirico, Castelvecchio, Stiappa, Pontito e Vellano, ai quali si deve aggiungere Lignana, l'undicesimo castello, di cui sono rimasti soltanto pochi ruderi. Tutti cinti da mura, per lo più ben conservate, offrono scorci pittoreschi aperti sulla valle, e un'atmosfera davvero suggestiva.
Serena come la pietra
Ogni borgo ha una sua storia da raccontare: Pontito, il paese più alto di tutti - oltre 700 metri - era la patria dei figurinai, gli artigiani delle figurine di gesso, che con i loro calchi hanno dato vita a personaggi per lo più di ispirazione religiosa, commerciandoli in tutta Europa. Il paese ha una curiosa forma a punta, una sorta di triangolo - ben riconoscibile da qualsiasi angolo della valle - con in cima la chiesa dei S.S. Andrea e Lucia, da visitare.
Camminando per le vie di Castelvecchio l'occhio cade sui tanti stemmi che abbelliscono le porte del paese. E agli sguardi più attenti svela altri messaggi, come un disegno stilizzato e inciso a coltello sulla pietra di una porta a mimare un atto sessuale, forse per indicare un luogo di piacere (quello che i Romani chiamavano lupanare) o l'infelice condizione di un uomo tradito dalla propria consorte.
Impossibile non fare una sosta alla pieve romanica intitolata ai Santi Tommaso e Ansano, di cui si ha notizia fin dal 970. Dalla struttura imponente, con l'alta torre campanaria staccata dalla costruzione principale, è il luogo sacro della valle, così grande da sembrare la chiesa di una città. I restauri della Sovrintendenza alle Belle arti di Firenze hanno portato alla luce un insediamento preesistente. Fantastiche figure circondate da teste di mostri e demoni incorniciano la parte alta delle mura esterne, presenza misteriosa e per certi versi inquietante. Castelvecchio è il paese dei gelatai, una tradizione nata per merito di Aurindo Ferrari, che imparò l'arte del gelato e la insegnò ai ragazzi del paese, aiutandoli anche economicamente a farsi una fortuna con questo mestiere in varie parti d'Italia.
Tutta la zona, ricca di corsi d'acqua, ben si prestava all'insediamento di mulini e di cartiere, alcune delle quali - come la cartiera Magnani, che un tempo stampava la carta moneta per il regno d'Italia - sono tuttora attive, mentre a Pietrabuona è possibile visitare un intero museo dedicato alla carta e alla sua lavorazione (vedi Informatore n. 10 del 2001, pag. 37).
Un altro interessante museo è a Vellano, capoluogo della Svizzera pesciatina, l'unica località della zona dove ancora si estrae e si lavora la pietra serena. Si tratta di un'esposizione privata, il "Museo storico etnografico del minatore e cavatore", con attrezzi da lavoro e una ricca collezione di minerali.
Stiappa, invece, era il paese delle belle donne, e ancora gli anziani del posto amano ricordarlo. Dal paese si può scendere fino al Mulino del Fontanone, lungo un percorso di trekking detto la Via dei Mulini.
Caratteristiche del borgo di Medicina (il paese dei potini, che andavano a fare la stagione in Maremma e si tramandavano l'arte di potare gli olivi di padre in figlio) sono le terrazze-aie, dove si essiccavano e si lavoravano i prodotti agricoli, mentre a San Quirico è possibile visitare il Museo della civiltà contadina, presso l'agriturismo Il frantoio.
Aramo, in vetta ad un picco a strapiombo sulla Val di Torbola, offre la possibilità di fare delle belle passeggiate nei dintorni, caratterizzati dalla presenza dei metati, tipiche casette in pietra dove si essiccavano a fuoco lento le castagne per conservarle o per macinarle.
Fibbialla è una delle zone più intatte della Svizzera Pesciatina, a causa del radicale spopolamento nei decenni passati. Non è raro osservare nel cielo il volo di piccoli rapaci, come poiane e gheppi.
Tutte le castella sono collegate, oltre che da una strada asfaltata, da percorsi escursionistici. Uno di questi - il Valleriana Trekking - permette di toccarle tutte in cinque tappe, con 4-6 ore di cammino al giorno, con la possibilità di pernottare nel rifugio "Uso di sotto" (per informazioni contattare l'associazione "I montagnardi", tel. 0572 476471).

La Svizzera in rete
La zona è anche su internet, al sito www.svizzerapesciatina.it, nato da un progetto di un gruppo di lavoro coordinato da Fabrizio Silei, sociologo e consigliere comunale di Pescia e composto, tra gli altri, da Kety Moreni e Francesca Bottaini. L'obiettivo del gruppo - e del sito, attualmente in costruzione - è promuovere il territorio, anche attraverso programmi di formazione e di ricerca.
Tante le informazioni che strada facendo saranno raccolte su internet, in una sorta di museo virtuale: la storia, le tradizioni, la cucina e i prodotti tipici, la cultura con i proverbi e le filastrocche, la flora e la fauna tipiche, le interviste ai protagonisti, le news, le manifestazioni, le sagre e gli eventi, e così via.

Museo della civiltà contadina, San Quirico, tel. 0572 400222
Museo di minerali "La miniera di Plubio", Vellano, tel. 0572 405448
Museo della carta, Centro di documentazione sulla lavorazione della carta, Pietrabuona, tel. 0572 408020. Visite su prenotazione, tel. 0572 476252
Per informazioni su ristoranti, alberghi, percorsi escursionistici: Ufficio turismo di Pescia, tel. 0583 978205

Si ringrazia il dottor Fabrizio Silei per la preziosa collaborazione


Fagiolo di Sorana
Cannellino protetto
E' un cannellino particolare, piccolo e dalla buccia sottilissima, la forma schiacciata, quasi piatta. Pieno di sapore, il fagiolo di Sorana viene coltivato in una piccola valle in provincia di Pistoia, sulle sponde del torrente Pescia. Per le sue inconfondibili caratteristiche organolettiche e di gusto è stato insignito dell'indicazione geografica protetta (Igp) e presto - si legge in una nota della Coldiretti toscana - sarà inserito nell'albo comunitario dei prodotti tipici. Si arricchisce così il paniere delle produzioni tipiche italiane "protette" dalla Comunità europea, ben 118 su un totale di 581, pari a circa il 20 per cento. Si tratta, nello specifico, di 31 prodotti ortofrutticoli e cereali, 30 formaggi, 25 oli d'oliva, 25 a base di carne, 2 della panetteria, 2 condimenti, 2 carni e un olio essenziale.
Coltivato in un'area di 660 ettari, il fagiolo di Sorana viene raccolto a mano dalla pianta, quindi tenuto esposto al sole per 3-4 giorni e conservato in appositi contenitori con l'aggiunta di pepe in grani, radici di valeriana o foglie di alloro.
I terreni sui quali è coltivato il pregiato fagiolo sono iscritti in un apposito elenco e i produttori sono tenuti a presentare all'organismo di controllo una dichiarazione relativa alla coltivazione e una alla produzione, garantendo così la completa tracciabilità del prodotto "targato" Igp.
La notorietà del fagiolo di Sorana è documentata da diverso tempo. Gioacchino Rossini, che ne apprezzava le caratteristiche, in una lettera al suo amico Giovanni Pacini lo richiese espressamente come compenso per la revisione di alcune partiture.

Coldiretti toscana, via della Villa Demidoff, 64/d, Firenze, tel. 055 3245655, e-mail toscana@coldiretti.it