I prodotti per la detergenza delle superfici vetrate

Scritto da Monica Galli |    Settembre 2016    |    Pag. 18

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare Lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme ad Alessandra Pesciullesi, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e per alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

Foto F. Giannoni

Pulizia vetri

Detergente, panno, tergivetri, giornale… ma soprattutto olio di gomito! Qualsiasi sia l’alleato che decidiamo di utilizzare, questa operazione di pulizia, davvero poco divertente, non può essere trascurata: i vetri puliti garantiscono una migliore illuminazione della casa.

Il vetro è definito dai fisici un solido amorfo, si tratta cioè di un liquido ad elevata viscosità o un solido con scarso grado di cristallizzazione, insomma una via di mezzo fra solido e liquido che si forma per il repentino raffreddamento di sabbia ricca di silice. È trasparente e duro, ma poco elastico e quindi fragile; resiste a numerosi agenti chimici acidi e basici, perciò è pulibile usando molti tipi di sostanze con ottimo effetto.

Nonostante il vetro appaia liscio e trasparente, la superficie vista al microscopio rivela un aspetto scabroso e pieno di anfratti, dove col tempo si possono accumulare parecchi tipi di sporco dando al vetro un aspetto opaco.

I prodotti in vendita

Sui vetri si annida di tutto: per esempio, su quelli delle finestre si accumulano polvere e varie particelle organiche portate dall’acqua piovana, grasso delle mani contenuto nelle impronte e residui di cucina nebulizzati durante le cotture; quelli del box doccia, invece, hanno calcare e residui di bagno schiuma e shampoo mescolati con residui organici (peli, grasso della pelle).

Bisogna riconoscere che i prodotti in commercio, a differenza delle soluzioni casalinghe, sono più efficaci e fanno risparmiare molto tempo (non sempre denaro!), perché sono miscele di più componenti che agiscono specificamente e contemporaneamente per le varie tipologie di sporco.

Fra gli ingredienti troviamo una miscela di solventi fra cui, per primi, alcol etilico (o etanolo, proprio quello delle bevande alcoliche) e alcol propilico (o propanolo); entrambi hanno un certo potere sgrassante, ma soprattutto permettono di sciogliere nel prodotto molti altri principi attivi, come i tensioattivi che sono le molecole presenti in tutti i detergenti, l’ammoniaca (a volte riportata come idrossido di ammonio) che è fortemente sgrassante, e i siliconi (polymethylsiloxane e polisiloxane).

Questi hanno due funzioni: ridurre la formazione di schiuma e formare sulla superficie uno strato plastico che renda più liscio il vetro perché le gocce di pioggia scorrano più facilmente.

Per completare il prodotto, ecco coloranti, conservanti e aromi, in molte marche presenti in dosi davvero massicce.

Nei prodotti per i vetri delle finestre mancano le sostanze acide destinate a sciogliere il calcare, perché questo non è contenuto nell’acqua piovana. Il problema del calcare è invece legato ai vetri del box doccia sul quale scorre acqua del rubinetto; alcune gocce che restano sulle superfici evaporano, lasciando attaccati i sali di calcio e magnesio in esse contenuti.

Per sua natura il calcare si scioglie facilmente in sostanze acide come l’acido acetico (presente in abbondanza nell’aceto casalingo) e l’acido cloridrico, entrambi componenti degli anticalcare in commercio. Devono però avere tempo per agire e i prodotti vischiosi, che aderiscono alle superfici, svolgono meglio questa azione.

Se si hanno vetri con trattamento anticalcare (vetri antigoccia), significa che sulla superficie è stato distribuito un polimero plastico per formare uno strato che riduce le asperità della superficie del vetro, perché l’acqua scivoli più facilmente e depositi meno calcare. È bene ricordare che l’uso di detergenti acidi su queste superfici può aggredire lo strato protettivo.

Normativa

I prodotti per pulire i vetri rientrano nella categoria dei detergenti e sono regolamentati da una normativa europea (Reg. 648/2004). In base a questa, fra le scritte obbligatorie da riportare in etichetta, non c’è la lista completa degli ingredienti.

Il produttore ha invece l’obbligo di indicare un sito web dove poter trovare l’elenco completo di tutte le molecole contenute nel prodotto. Tale norma però è spesso disattesa, rendendo impossibile ai consumatori scelte consapevoli.

Panno o giornale?

Una volta deciso quale prodotto usare, rimane da scegliere come asciugare il vetro: solo una asciugatura perfetta eviterà la formazione di aloni; per questo si sconsiglia la pulizia dei vetri quando sono sotto i raggi del sole.

Sicuramente la scelta più economica è la carta di giornale: svolge perfettamente questa funzione. È permeabile e assorbente al punto giusto e non lascia pelucchi. L’effetto pulente di alcuni componenti chimici della carta e dei suoi inchiostri è irrilevante. Anche la carta monouso dei nostri rotoloni casalinghi svolge performance ottime.

Per chi non ama la carta dei quotidiani ma vuole evitare sprechi, ecco il panno in microfibra, molto assorbente ed eterno.

Pareti di vetro

Per grandi vetrate, che in molti palazzi formano vere e proprie pareti, pulibili solo occasionalmente, sono usati vetri trattati con biossido di titanio (quello usato nelle creme solari a forte protezione): grazie a un effetto fotocatalitico (che sfrutta le radiazioni luminose), permette la degradazione di molte sostanze presenti nello sporco.

L’acqua piovana poi, o un getto di acqua se non piove da molto tempo, portano via tutti i residui.

I vetri così trattati sono garantiti per lunghi periodi e sono usati sempre di più nell’architettura moderna.


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