Farro soffiato del Mugello per la prima colazione

Scritto da Laura D'Ettole |    Marzo 2013    |    Pag. 14

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Colazione moderna con il primo frumento coltivato dall’uomo. E pensare che quel chicco di farro è lo stesso piantato cinquemila anni fa, o giù di lì, e mai modificato fa venire qualche vertigine.

I cereali per la prima colazione di Poggio del farro sono esattamente questo. In primo luogo provengono da coltivazioni del Mugello completamente bio. Per ottenerli poi, si parte dal farro perlato, quello delle zuppe tanto per capire, e si sottopone a un processo di “soffiatura”.

Così facendo, il chicco secco diventa leggero, digeribile e soprattutto immediatamente commestibile. Viene glassato con miele o cioccolato e “occhieggia” da buste trasparenti su cui è disegnata una ciotola bianca. Segno inconfondibile: si mangia con yogurt o latte.

«A differenza di altri prodotti più o meno “ricostruiti”, il chicco di farro soffiato rappresenta la parte più integra e nobile di questo cereale», dice Federico Galeotti, titolare di Poggio del farro di Firenzuola. Ed è un alimento ricco di proteine e fibre.

La famiglia Galeotti alla fine degli anni ’90 è stata la protagonista di un’avventura dall’esito non scontato: riportare il farro in Mugello, dove questo progenitore di tutti i grani non veniva più coltivato da mezzo secolo almeno. In Toscana il farro è stato il cereale alla base dell’alimentazione etrusca, come dimostrano testimonianze di vita quotidiana di quel popolo, giunte fino a noi.

Gli Etruschi usavano molta farina di farro, con cui preparavano la “puls”, una specie di polenta molto sostanziosa, o delle gustose zuppe (esattamente come noi) a cui spesso abbinavano i legumi. Per molti secoli e in molte aree della nostra regione, poi, questo seme finisce nel dimenticatoio.

«L’idea di iniziare la coltura di questo cereale è stata di mio padre Piero, il quale ha intuito che il farro si adatta bene all’Alto Mugello, sia per il tipo di terreno, sia per il clima con inverni lunghi e difficili».

Da qui nel 1998 la famiglia Galeotti inizia una coltivazione su un’estensione di 50 ettari di terra. È solo l’inizio, perché da lì il farro del Mugello comincia a diventare una vera e propria realtà agroalimentare.

Oggi Poggio del farro ha sette addetti, di cui tre familiari, e un indotto di circa 60/70 aziende che producono farro per loro, pari a un’estensione complessiva di circa 400 ettari di terreno: l’80% del loro prodotto proviene da colture biologiche.

Nello stabilimento di Firenzuola trasformano farro interamente prodotto in Mugello con un particolare impianto di lavorazione. Da qui esce farina, farro perlato, i Farrotti (ovvero zuppe o risotti) e i cereali per la prima colazione, appunto. Chissà se anche gli Etruschi mangiavano farro di prima mattina…

Foto di A. Fantauzzo


Notizie correlate



Un farro da Pazzi

Riappare sulle colline fiorentine l'antico grano dei Romani