Stipsi: come si riconosce, come si cura. L’importanza di una corretta alimentazione

Scritto da Alma Valente |    Gennaio 2009    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Mia nonna e mia suocera avrebbero detto che non sarebbe stata buona educazione parlare di questo argomento. Oggi però la realtà è mutata radicalmente, al punto che sui principali motori di ricerca su internet ci sono infiniti blog in cui le persone si scambiano opinioni in tema di stitichezza umana e persino felina, provare per credere. Il colmo è che il gruppo musicale “Marta sui tubi” (che personalmente non conosco) ha scritto una canzone dal titolo Stitichezza cronica. Confortata dalla popolarità del tema, ho cercato di capire quali sono i sintomi di questo fastidioso disturbo e ho scoperto che il criterio è molto soggettivo. Per saperne di più ho chiesto aiuto al professor Andrea Galli della Sod Gastroenterologia 1 dell’azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze.

Cosa si intende per lassativi e perché se ne fa molto uso?

«I lassativi sono sostanze o composti che stimolano, con meccanismi diversi, la motilità intestinale e trovano la loro indicazione nella cura della stipsi o stitichezza, intesa come una diminuzione dell’emissione di feci».

Quando è corretto parlare di stipsi?

«Quando l’evacuazione è inferiore a 2-3 volte la settimana. Questo parametro è molto importante perché spesso si abusa del termine stitichezza. Il 60% di coloro che si definiscono stitici hanno un’attività più regolare della norma (una volta al giorno) e accusano un disagio sulla base di un malessere esclusivamente soggettivo».

La mancata regolarità giornaliera viene dunque erroneamente considerata patologica e una classe di farmaci viene utilizzata in maniera impropria anche con gravi conseguenze per la salute.

Ma qual è il consumo di lassativi in Italia?

«Nonostante una brusca frenata di vendite dovuta alla massiccia campagna informativa del ministero della Salute circa la pericolosità dell’uso e abuso di questi farmaci, negli ultimi 10 anni si è avuto un andamento altalenante – spiega Riccardo Foraboschi, dottore in Farmacia, che esercita la professione a Firenze. Secondo i dati di Ims Health (ente deputato alla sorveglianza sulle vendite dei farmaci) il valore totale di fatturato del settore è passato da 207 milioni di euro nel 1999 a 253 milioni di euro nel 2003. Nel 2007 si è venduto per 239,9 milioni di euro con un aumento del 1,6% rispetto al 2006».

Qual è il ruolo del farmacista nell’assistenza ai cittadini colpiti da questo inconveniente?

«Il problema dell’intestino “pigro” è molto sentito e fonte spesso di “dialogo” fra paziente e farmacista. Gli anziani, in particolare, tendono a pensare che il medico di famiglia sottovaluti questo aspetto, per loro importantissimo. Da una parte l’allungamento della vita media comporta un aumento per il paziente di poli-terapie, che possono influenzare il fisiologico ritmo dell’intestino; dall’altra spesso gli anziani usano lassativi da tempi immemorabili e hanno quindi “condizionato” l’intestino a rispondere solo allo stimolo farmacologico».

Come agiscono i lassativi?

Ne esistono molti tipi – spiega il professor Galli - che presentano caratteristiche chimiche e meccanismi di azione diversi. Ci sono i cosiddetti “di massa” o “idrofili”, ovvero fibre vegetali o altre sostanze indigeribili come i semi di lino o le fibre di psillium e ispagula, piante della famiglia delle plantaginaceae, e il Guar. Sono tutte sostanze che legano l’acqua e forniscono l’aumento del volume delle feci, che fa da stimolo meccanico e favorisce la defecazione. Inoltre queste sostanze svolgono anche un’azione probiotica, favorendo il corretto sviluppo della flora batterica, che gioca un ruolo centrale nella corretta funzionalità intestinale. I lassativi “osmotici”, invece, agiscono richiamando acqua nell’intestino e favorendo la formazione di feci morbide che si eliminano più facilmente.

Tra questi i più utilizzati sono alcuni zuccheri complessi che non vengono assorbiti, come il lattulosio e il mannitolo, e sostanze saline come l’idrossido di magnesio e i fosfati. Ci sono i lassativi “da contatto” o irritanti, che comprendono il bisacodile e le sostanze del gruppo degli antrachinonici come la senna, la cascara, la frangula; quest’ultime, estratte da piante e spesso associate in molte preparazioni di erboristeria, vengono erroneamente commercializzate come “naturali”, ma non sono prive di controindicazioni. I lassativi da contatto infatti agiscono attraverso un meccanismo irritante la mucosa intestinale, stimolando in modo abnorme il movimento intestinale. Abbiamo poi i lassativi “emollienti”, come gli oli non digeribili tra i quali la paraffina liquida, l’olio di vasellina e la glicerina, che lubrificano il contenuto intestinale facilitando e favorendo il transito».

Molti pazienti si attendono dei risultati immediati per la soluzione del problema: ma in realtà qual è il tempo necessario per avere l’effetto?

«Esistono importanti differenze nel tempo necessario per avere l’effetto lassativo -prosegue il professor Galli. I più rapidi sono gli osmotici salini (idrossido di magnesio e fosfati), la cui azione può iniziare anche dopo poche ore dall’assunzione (da 3 a 10 ore), mentre quelli di massa come le fibre necessitano di tempi lunghi fino a 48 ore. Il tempo dipende anche dal tipo di formulazione farmaceutica: per esempio il bisacodile, la cui somministrazione per via orale comporta un effetto in 10-12 ore, ha un’azione rapidissima, nell’ordine di 20-60 minuti, se somministrato per via rettale attraverso supposte».

Cosa si può consigliare ai pazienti per porre rimedio alla stipsi cronica?

«Prima di tutto cambiare stile di vita: alimentazione corretta, attività fisica, un corretto apporto di acqua giornaliero, mai inferiore al litro ma possibilmente anche maggiore, e poi assunzione regolare di frutta e verdura. I lassativi dovrebbero essere possibilmente utilizzati esclusivamente negli episodi saltuari di stipsi».

Cosa può fare il farmacista per cercare di contenere l’effetto negativo dell’abuso di lassativi?

«Senza alcun dubbio consigliare di evitare quelli da contatto – spiega il dottor Foraboschi -, spesso associati a comparsa di dolori e crampi addominali, che possono dare anche dipendenza».

Quali possono essere le conseguenze dell’abuso di questi preparati?

«Esiste la cosiddetta “malattia da lassativi” determinata dall’uso intensivo e prolungato nel tempo di questi farmaci, generalmente per un atteggiamento fobico o per un desiderio ossessivo di dimagrire – conclude il professor Galli. Quelli da contatto agiscono sui plessi nervosi della parete intestinale con aumento della velocità di transito, ma col tempo si osserva una progressiva riduzione dell’azione che comporta un aumento delle dosi al fine di ottenere lo stesso effetto, fino all’evoluzione verso una grave incapacità dell’intestino a compiere i suoi movimenti». Insomma, se avete questo “problemino” fatevi consigliare dagli esperti!

 

Il rimedio della nonna

Il decotto di prugne

Tempo fa, parlando al telefono del più e del meno con la mia amica Adriana, romena e residente in Italia ormai da tanti anni, le ho chiesto: «Senti un po’ Adri, ma quando eri in Romania usavate qualche rimedio particolare contro l’irregolarità intestinale?». Lei si è messa a ridere e mi ha risposto: «Almina, il nostro problema principale era la fame… Ricordo un episodio di quando ero bambina, qualcuno che urlava “oddio… oddio… oddio…”. Lo percepivo così ma non era il grido di un umano. Era una gallina squartata a mani nude gelate dal freddo da gente affamata per nutrirsi. Avevo solo otto anni e vedevo tutto attraverso una rete che divideva la nostra casa dalle altre. Ognuno voleva il suo pezzo… Alla fine la mangiarono cruda. E io mi ritrovai sola ed immobile, con quella impotenza che ti regala solo il dolore… Altro che intestino pigro! Ma se raramente succedeva che io e i miei fratelli non fossimo “regolari” la mamma ci preparava un bel decotto di prugne». Anche la mia faceva così. Forse le madri non hanno nazionalità!

 

Gli intervistati

Professor Andrea Galli, gastroenterologo presso l’azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze

Dottor Riccardo Foraboschi, farmacista

 


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