Un fenomeno assai diffuso fra la popolazione femminile. L'importanza dell'alimentazione e dell'attività fisica

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2012    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

È un dato ormai consolidato che le conoscenze sull'osteoporosi negli ultimi 20 anni sono andate progressivamente aumentando nella popolazione, anche perché spesso viene fatta informazione attraverso i media, o magari perché se ne parla durante conversazioni occasionali, soprattutto fra donne.
Ma perché proprio tra donne? Perché, nella maggior parte dei casi è un fenomeno che si presenta fisiologicamente con la menopausa e durante il processo di invecchiamento; ma la gravità della condizione può variare da persona a persona, rappresentando per molti una vera e propria malattia a carico delle ossa, con conseguente peggioramento della qualità della vita, se non adeguatamente trattata.
Essenzialmente è caratterizzata da una ridotta massa ossea e da alterazioni di entità variabile della struttura del tessuto scheletrico, che si accompagnano ad un incremento del rischio di frattura. Le fratture più tipiche sono quelle a carico delle vertebre, del polso e del collo del femore.


Come detto l'osteoporosi colpisce maggiormente il sesso femminile, ma a causa dell'aumento della longevità, anche un numero sempre maggiore di maschi viene colpito da questa patologia. Ma veniamo ai dati: si stima che ci siano oggi, in Italia, circa 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini affetti da osteoporosi. Poiché nei prossimi 20 anni la percentuale della popolazione italiana al di sopra dei 65 anni d'età aumenterà del 25%, si attende un proporzionale incremento dell'incidenza di questa malattia. Inoltre le fratture osteoporotiche hanno importanti implicazioni sociali ed economiche oltre che sanitarie.
Tra gli anziani, le fratture osteoporotiche rappresentano una delle maggiori cause di mortalità, con un'incidenza sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario e 4 volte superiore a quello per carcinoma dell'utero. Una perdita progressiva d'osso aumenta con il progredire dell'età. Ciò avviene a partire dalla quarta decade di vita, ma nella donna la perdita d'osso è relativamente maggiore con l'inizio della menopausa. Superata la sesta decade di vita entrambi i sessi possono giungere a una condizione di perdita d'osso critica per il rischio di frattura ed in questo caso si parla di osteoporosi senile. Abbiamo interpellato Ranuccio Nuti, professore ordinario di Medicina interna all'Università di Siena, che ha condotto importanti ricerche sull'argomento.

Come si diagnostica l'osteoporosi?
«La misurazione della densità minerale ossea mediante tecnica a raggi x (Dxa) è attualmente il metodo più affidabile e sicuro per fare diagnosi di osteoporosi e verificare il rischio di frattura in ciascun individuo. Infatti, la relazione tra densità minerale ossea e frattura è nettamente superiore a quella esistente tra elevati livelli di colesterolo nel sangue ed infarto del miocardio. In accordo ai criteri dell'Organizzazione mondiale della salute (Oms), si parla di osteoporosi quando la densità minerale ossea scende al di sotto di un valore limite, rispetto alla media di riferimento in giovani adulti al massimo di massa ossea».

Oggi sono disponibili molti farmaci efficaci nella terapia medica dell'osteoporosi; quali sono le ultime novità?
«La terapia medica dell'osteoporosi si fonda su una gamma piuttosto ampia di farmaci internazionalmente riconosciuti, e alcuni sono già in uso da molti anni. Ogni paziente deve essere attentamente valutato dal proprio medico e la terapia deve essere prescritta e personalizzata per ogni paziente. I farmaci comunemente più utilizzati sono i bisfosfonati, che inibiscono il riassorbimento osseo in varie formulazioni, e farmaci che hanno un'azione di miglioramento della quantità di massa ossea, quali il ranelato di stronzio e il teriparatide. Recentemente è divenuta disponibile anche una nuova sostanza chiamata denosumab, in grado di agire sulle cellule dell'osso causa dei fenomeni responsabili di questo riassorbimento».

La comparsa e la progressione della malattia è influenzata dallo stile di vita e dall'alimentazione?
«È ampiamente dimostrato che la modificazione delle abitudini alimentari e dello stile di vita costituiscono una premessa di fondamentale importanza ai fini della prevenzione dell'osteoporosi. Un regime dietetico povero di calcio, di latte e dei suoi derivati, favorisce una progressiva riduzione della densità ossea. Un'alimentazione povera di questo minerale è ancora più dannosa in particolari situazioni, come nella gravidanza e durante l'allattamento. È inoltre dannosa nelle persone anziane, nelle quali l'assorbimento intestinale di questo minerale subisce fisiologicamente un rallentamento, favorendo l'instaurarsi dell'osteoporosi. Anche il fumo e l'abuso di alcool hanno un effetto negativo sul nostro apparato scheletrico aumentando il rischio di osteoporosi, così come è stato visto che la vita sedentaria favorisce una progressiva riduzione della massa ossea.
Pertanto, provvedimenti quali un corretto apporto alimentare di calcio, (latte e suoi derivati), verdura e legumi, frutta fresca, olio extra vergine di oliva a crudo e tanto pesce, possibilmente quello azzurro (che oltre a costare di meno protegge anche il nostro cuore), associati a una costante attività fisica, dovrebbero essere sempre considerati utili ai fini di una corretta salute delle nostre ossa e della nostra vita
».

(Illustrazione a cura di Lido Contemori)