Investire sulla scuola per lo sviluppo e la crescita del Paese. Intervento del ministro della Pubblica istruzione

Scritto da Stefania Giannini |    Settembre 2016    |    Pag. 3

Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Nella foto, due bambini alla Festa della solidarietà 2012, all'Obihall di Firenze - Foto M. D'Amato

L’intervento

Più aperta e inclusiva, profondamente connessa con le esigenze e le sfide del mondo esterno: è questa l’idea di scuola che stiamo promuovendo con un investimento sull’istruzione che dobbiamo considerare come il punto di partenza per lo sviluppo e la crescita del Paese.

Un’idea che possiamo proporre ai nostri studenti e alle famiglie, grazie al contributo prezioso degli insegnanti e attraverso innovazioni didattiche che arricchiscono la preparazione dei ragazzi, meritandosi il loro entusiasmo e curiosità e facendo esprimere le loro passioni e talenti.

La scuola rappresenta la seconda casa dei nostri figli, il luogo del progresso e del cambiamento individuale in cui, insieme agli altri, si diventa cittadini, elaborando quei punti di vista sul mondo che alimentano coscienza e responsabilità.

Questo luogo va protetto dalle scie d’odio e di divisione che in diverse forme attraversano la società, ma isolare la scuola dalla società non è la soluzione. È stato, infatti, proprio questo distacco ad aver sminuito la centralità del ruolo educativo della scuola.

Invece, la società va dove la conduce la scuola e per recuperare questa funzione di traino dobbiamo aprire le nostre aule alle tante energie positive che popolano le città e le comunità.

Con l’iniziativa “Scuole al centro” abbiamo realizzato fisicamente questo principio nelle periferie, permettendo l’apertura estiva di oltre 400 scuole a Roma, Milano, Napoli e Palermo per attività extra-didattiche come lo sport, la musica o il teatro. Si tratta di un’iniziativa che estenderemo in tutto il territorio nazionale, perché la scuola diventi un’alternativa alla strada nelle aree di maggiore disagio.

Questo spirito si traduce anche in una condivisione della missione formativa. Far uscire dalla scuola buoni cittadini non spetta solo agli insegnanti, ma chiama in causa altri soggetti che proprio per la loro esperienza sul campo possono incidere maggiormente nella formazione dei nostri studenti e nella diffusione dei valori costitutivi della nostra identità.

Penso ai tribunali aperti per le notti della legalità, con magistrati orgogliosi di dare un contributo diretto, e a tutte le iniziative che favoriscono una consapevolezza attiva attraverso relazioni umane più strette.

La scuola, dunque, è il posto dell’umanità, lo spazio in cui nessuno deve sentirsi solo perché diverso. È qui che iniziamo a costruire le premesse per una società uguale e capace di accogliere, educando alla ricchezza della differenza, al rispetto della dignità umana, alla bellezza della democrazia e della libertà.