Dall’Orsigna alla valle del Bisenzio: luoghi e mestieri di una Toscana quasi dimenticata

Scritto da Olivia Bongianni |    Ottobre 2008    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Percorsi di valorizzazione delle zone montane, tra economia, turismo e iniziative didattiche che vedono protagonisti i ragazzi delle scuole. Dalla provincia di  Pistoia a quella di Prato, fino ad Arezzo, non mancano nella nostra regione le esperienze di questo tipo, che puntano a rilanciare territori spesso dimenticati, nascosti tra le pieghe della cartina geografica. Ma allo stesso tempo capaci – proprio perché rimasti incontaminati – di conservare memoria e tradizioni e, perché no, diventare cantieri di nuove idee. Aree un tempo ben più popolate, come la valle dell’Orsigna, «trenta borghi di case sparse – racconta il presidente della cooperativa Val d’Orsigna Carlo Fagnoni – ma oggi i residenti sono meno di 60». Ecco, si può partire da questa valle chiusa, di confine, per raccontare la Toscana com’era.

L’albero di Terzani
La cooperativa Val d’Orsigna, che si è costituita nel 1987, conta oggi 204 soci. Oltre a svolgere lavori forestali e di ripulitura dell’alveo del fiume, ha puntato sulla riscoperta di antiche usanze e mestieri. Gestisce infatti due percorsi didattici che si rivolgono agli studenti delle scuole toscane: “La trafila della castagna”, che recupera la filiera di questo cibo essenziale degli orsignani del passato, e “La via del carbone”. Entrambi sono inseriti in uno dei sei itinerari (“Vita quotidiana”) dell’Ecomuseo della montagna pistoiese, un progetto – promosso tra gli altri dalla Provincia di Pistoia e dalla Comunità montana Appennino Pistoiese – che coinvolge i Comuni di Abetone, Cutigliano, Pistoia, Piteglio, Sambuca Pistoiese, San Marcello Pistoiese, e che vuole documentare i segni del rapporto tra uomo e ambiente. «Abbiamo ristrutturato un metato, dove le castagne vengono essiccate – spiega Fagnoni – e un mulino ad acqua, il Molino di Giamba, che viene usato per la macinatura».

I mesi di ottobre e novembre sono ideali per visitare questo percorso, che nello scorso anno scolastico ha visto la partecipazione di oltre 500 alunni arrivati da tutte le parti della Toscana. Non solo. «Anche l’antica via del carbone è stata ripristinata a scopi didattici – aggiunge il presidente della cooperativa –, attraverso la costruzione di una carbonaia e di una capanna, proprio come quelle che un tempo venivano utilizzate dai carbonai».
Una zona insomma ricca di suggestioni, amata da Tiziano Terzani che, socio della cooperativa, fu tra i promotori della ristrutturazione del mulino di Giamba: proprio al celebre giornalista e scrittore è infatti dedicato un sentiero specifico, quello che conduce fino all’“Albero con gli occhi”, chiamato così perché egli stesso vi aveva applicato due occhi di vetro per insegnare al nipotino il rispetto per la natura e per tutti gli esseri viventi.

Nella valle dell’Arno
Per riscoprire antiche microeconomie tipiche della regione, ci si può spostare poi verso la prima Valle dell’Arno, in provincia di Arezzo, dove la tutela del patrimonio territoriale in tutte le sue componenti è alla base del progetto Ecomuseo del Casentino che, promosso dalla Comunità montana, interessa tutti i tredici comuni del comprensorio.
Dal Polo didattico dell’acqua di Capolona al Museo del bosco e della montagna di Stia, dall’Ecomuseo della castagna di Ortignano Raggiolo a quello del carbonaio a Cetica, fino quello della Casa contadina di Subbiano, l’Ecomuseo del Casentino comprende una rete di piccole realtà tutte da scoprire, organizzate in sei sistemi: acqua, bosco, agropastorale, civiltà castellana, archeologia, manifatturiero.
«Siamo andati a individuare gli elementi tipici di questa zona, le caratteristiche fondanti – precisa Andrea Rossi, coordinatore del progetto –. Non si tratta solo della valorizzazione di vecchi mestieri ma di un presidio culturale sul territorio, in cui è forte la partecipazione delle persone del luogo: il museo diventa lo specchio in cui la comunità locale ritrova le proprie radici, ma anche un laboratorio di nuove idee».

In questo senso è da intendersi anche il rapporto con le associazioni e con le scuole: lo scorso anno alle visite didattiche hanno partecipato oltre 130 classi. E quando la riscoperta delle tradizioni diventa un momento di festa, perché non farlo con “saggezza”? È nata così l’idea delle cosiddette “Festesagge”: un bando che premia quelle manifestazioni che si sono distinte per la valorizzazione degli aspetti culturali, l’utilizzo di prodotti locali e la sensibilità nei confronti della riduzione, del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti.
Ai primi due posti si sono classificate due feste che hanno per protagonista un frutto tipico di questo periodo, la castagna. La prima è la Castagnata stiana, XXV edizione, che vede il coinvolgimento di tutto il paese di Stia: per l’occasione vengono accesi lungo le strade e le piazze del paese i caratteristici bugioni (grossi tronchi di castagno) e il padellone del diametro di 2.5 metri per le brici (le “bruciate”). L’altra è la Festa di castagnatura (il 31 ottobre, il 1° e 2 novembre a Raggialo-Ortignano Raggiolo), che prevede iniziative culturali, didattiche e gastronomiche, tra cui anche un convegno sulle proprietà organolettiche della farina a cura del Cnr di Firenze.

Arte e sapori
Se ci spostiamo in provincia di Prato, è ancora la castagna la protagonista della manifestazione “Antichi borghi, antichi sapori” che si svolge in novembre a Cantagallo, nella frazione di Luicciana. L’evento è dedicato in particolare alla farina dolce, piatto povero e di montagna che fino a pochi decenni fa era fondamentale per l’alimentazione della gente dell’alta Val di Bisenzio.
«Stiamo lavorando – spiega il sindaco Ilaria Bugetti – al recupero della filiera di questo prodotto e al suo inserimento nelle mense scolastiche». Tra le esperienze di valorizzazione del territorio portate avanti in questa zona, «nel periodo maggio/agosto – prosegue il sindaco – sono moltissimi i ragazzi che partecipano ai percorsi di educazione ambientale nella riserva naturale Acquerino Cantagallo».
Ma denso di suggestioni, da queste parti, sembra essere soprattutto l’intreccio fra arte e paesaggio, con l’esperienza del Parco di arte ambientale, che propone una forma di scultura contemporanea che punta a mettere in evidenza i caratteri tipici di un luogo. A fornire questa particolare chiave di lettura è l’opera di Giuliano Mauri, che ha ideato un cantiere d’arte per la creazione di un Anfiteatro della Val di Bisenzio. Per realizzarlo ha scelto un terreno nei pressi di Luogomano e delle sorgenti del Bisenzio, naturalmente disposto a teatro. Un luogo di “devozione” per la natura in cui – è la poetica dell’artista – il naturale deperimento altro non è che una parte del progetto, una prosecuzione dell’opera.

Il libro
Itinerari nella storia
Un libro per ricostruire le tradizioni e le leggende della valle dell’Orsigna. Si chiama “Orsigna, terra di confine” e lo hanno scritto a quattro mani Francesca Cosi e Alessandra Repossi, due socie della cooperativa Val d’Orsigna. Il volume ripercorre la storia di questa parte di Toscana fin dal XII secolo, oltre a proporre sei percorsi, da quello dei mulini a quello dei pastori, che puntano a riscoprire le attività tipiche del territorio, conservandone la memoria per le generazioni future.
«Ci sono luoghi che, lontano dal pulsare frenetico delle grandi città riescono a mantenere eroicamente intatto il proprio patrimonio naturale, storico e culturale, e che rappresentano, per chiunque li voglia avvicinare, mondi dove è ancora possibile sentirsi parte di un disegno più grande; Orsigna è uno di questi», scrivono le autrici. Chi desidera acquistare il volume può trovarlo in vendita presso le botteghe di Orsigna e in molte edicole e punti vendita della Montagna Pistoiese.
Info: cooperativa Val d’Orsigna, tel. 0573490101, coopvalleorsigna@virgilio.it

Castagne in festa
Raggialo-Ortignano Raggiolo (AR)
31 ottobre, 1° e 2 novembre
Info: Ecomuseo, tel. 0575507277

Stia (AR)
9 novembre
Prodotti tipici a base di castagne: bruciate, ballotte, polenta, frittelle e Montebianco, vin brulè e molta musica

La Badia di Vaiano
Domenica 12 ottobre, ore 16.30, visita alla Badia di San Salvatore a Vaiano, sede di una comunità monastica con antiche sepolture longobarde. A cura della cooperativa Chora di Prato. Prenotazione obbligatoria, tel. 3806851152


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