Il vecchio e il nuovo del restauro

Scuola e bottega a confronto
Quel che segue è un dialogo fra un anziano restauratore di mobili, appartenente ad un'antica bottega di una città della Toscana, e un giovane diplomato alla Scuola di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure, che è uno dei due istituti nazionali di restauro del ministero per i Beni e le attività culturali, con sede a Firenze.
Dice il primo: "Vorrei proprio vedere se sei capace di lavorare bene quanto me, tu che non hai mai frequentato una bottega tradizionale". Risponde l'altro: "Credo proprio di sì. Alla scuola ho passato molte ore nei laboratori, tante quante ne ho passate in aula, e fin dagli inizi sono stato adibito a lavorare manualmente sui manufatti artistici".
"Ti è mancato però l'esempio continuo del maestro". "Non è vero. Lo avevo accanto a me: ci assisteva in continuazione dirigendoci e correggendoci, togliendoci dalle mani l'oggetto su cui ci stavamo esercitando per mostrarci il modo corretto di tenere l'attrezzo o lo strumento, come attaccare l'opera, come concludere un dettaglio".
"Ti sono state raccontate una quantità di chiacchiere, tutte cose superflue per fare il mestiere di restauratore". "E' vero: ho studiato a lungo materie scientifiche, come la chimica, la fisica, la biologia; ho imparato l'essenziale della storia dell'arte. Ho studiato lungamente le tecniche artistiche, come si conoscevano un tempo e come si sono evolute".
"Quest'ultime le conoscevo anch'io. Me le aveva insegnate il mio babbo, che aveva tenuto la bottega prima di me". "Non ne dubito. Io non voglio proprio sottovalutare quel che puoi avere imparato tu stesso, a suo tempo, da chi ti ha insegnato il mestiere, che a sua volta aveva appreso da un altro capobottega prima di lui. Quel che mi è mancato da questo punto di vista, però, l'ho in buona parte raggiunto attraverso l'insegnamento che mi è stato impartito. Ogni scuola serve proprio a questo, del resto: a farti impadronire di conoscenze che fanno parte di un patrimonio di saperi generalizzato, senza farti ripercorrere ogni volta tutto quanto il cammino precedente".
"Vuoi mettere, però, quanto s'imparava dedicandosi al mestiere da giovane apprendista, cominciando magari da ragazzo di bottega, e poi un poco alla volta partecipando sempre più delle conoscenze del maestro, man mano ch'egli ti considerava pronto per impararle?". "E' vero. Io ho completato prima la scuola dell'obbligo; poi ho preso la licenza di una scuola superiore. Ho frequentato quattro anni di scuola ormai a livello di università. E sono stato ammesso ad imparare il restauro a seguito di un esame attitudinale molto selettivo. Tanti sono stati scartati, che non si giudicava avessero disposizione, o che comunque non l'avevano quanto me. Il risultato dei miei studi è che non soltanto sono capace di restaurare manualmente l'opera d'arte, ma che posso parlare con lo scienziato che mi aiuta a fare la diagnosi dei guasti dell'opera, scegliere insieme a lui i metodi e le tecniche più adatti, capire le motivazioni di quanto mi suggerisce. Tu, poi, sei stato tutta la vita in un ambiente scarsamente salubre, che poteva arrecarti danni seri alla salute, come è successo a tanti; mentre io so stare attento a che in laboratorio vi siano le migliori condizioni, ad esempio, di captazione di polveri e solventi. Ti capisco, provo per te affetto e rispetto; ma il restauro moderno si muove ormai secondo le linee e le caratteristiche che ti ho illustrato".

Giogio Bonsanti (già soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, adesso professore di Storia e tecniche del restauro all'Università di Torino)

Il libro
Giorgio Bonsanti
Beato Angelico
Ed. Octavo, lire 65 mila

Capolavori in cura
L'Opificio delle Pietre Dure è uno dei centri di restauro tra i più avanzati del mondo. Nei laboratori della Fortezza da Basso e di via degli Alfani (dove ha sede anche il celebre Museo, recentemente ristrutturato su progetto di Adolfo Natalini), i migliori tecnici e abilissimi restauratori intervengono per conservare i capolavori dell'arte italiana e straniera: dai bronzi alla terracotta, dai dipinti alla carta, dai tessuti all'oreficeria. Tra le opere restaurate figurano: la porta del Paradiso del Ghiberti nel Battistero di Firenze, la "Decollazione del Battista" del Caravaggio (riconsegnata a Malta dopo due anni di restauro), il Crocefisso di Giotto in Santa Maria Novella, il Cristo e il san Tommaso del Verrocchio in Orsanmichele, il busto di guerriero in terracotta del Pollaiolo, le due tele di Rubens gravemente danneggiate dall'attentato agli Uffizi nel 1993.