Discendente di una famiglia di artisti fiamminghi, fotografò Pisa com'era prima dei restauri ottocenteschi

Scritto da Silvia Silvestri |    Ottobre 2004    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Scultore e fotografo 2
Come altri protagonisti
del periodo pionieristico della fotografia, Enrico Van Lint (Pisa, 1808-1884) arrivò alla fotografia attraverso l'esperienza delle arti cosiddette maggiori.
Discendente di una famiglia di artisti di origine fiamminga, fra i quali il ben noto Pieter Van Lint del XVII secolo, Enrico è il primogenito dello scultore Michele Van Lint con cui collabora fin da giovanissimo prima come sbozzatore, poi come scultore, assumendo, dopo la morte del padre, nel 1828, la direzione del laboratorio di scultura in marmo e alabastro.

Fra le sue opere scultoree si ricordano importanti monumenti funebri nel Camposanto di Pisa e una statuetta in alabastro di Garibaldi.
Sulla realizzazione di quest'ultima il fotografo-scultore scrive che «ebbe l'onore di tenerlo a modello per circa un'ora» quando, ferito sull'Aspromonte, prima di sottoporsi «all'operazione d'estrazione della palla (da un piede, ndr)», soggiornava nel Grand Hotel sul Lungarno Regio a Pisa, nello stesso edificio dove si trovava l'atelier di alabastri e fotografie Huguet e Van Lint.
Questa era una posizione fortunatissima, nella parte più viva e frequentata della città sulla riva destra dell'Arno, dove si concentravano i più importanti alberghi, le botteghe, i caffè e i passeggi.

Anche per le difficoltà a esercitare la scultura, Enrico finì col dedicarsi a organizzare l'atelier con riproduzioni in alabastro di opere d'arte, destinate al turismo crescente, e poi soprattutto alla fotografia, a partire dal 1849.
Van Lint capì presto le potenzialità artistiche e commerciali della nuova arte fotografica e cominciò a esercitarla sperimentando vari tipi di carta e di procedimenti. Fra le numerose annotazioni dei dati tecnici delle riprese fatte, ne troviamo una di un interno: tempo di posa 35 minuti!
Altri tempi, quando Pisa appariva ai viaggiatori del Grand Tour come una città addormentata, desolata o, per dirla con Émile Zola, «di molta grandezza, ma sparsa e triste», e al tempo stesso li affascinava per il contrasto con l'antica straordinaria maestosità, le due facce di un'unica città.

Scultore e fotografo
Le fotografie di Pisa
di Enrico Van Lint, realizzate fra il 1850 e il 1884, restituiscono una straordinaria immagine della città com'era prima delle trasformazioni ottocentesche e successive, dai panorami alle molte riprese dei lungarni, alle piazze, ai palazzi, alle chiese.
Ci sono poi le vedute di altre città toscane in cui Van Lint ha operato, sia pure sporadicamente: i dintorni di Pisa, Pietrasanta, Firenze, Lucca, San Giuliano Terme. Non mancano immagini di eventi eccezionali, come per esempio la visita di Pio IX a Firenze nel 1857, con l'allora ventenne arciduca Ferdinando IV d'Asburgo, al quale Van Lint insegnò la tecnica fotografica, o l'alluvione dell'Arno nelle campagne di Pisa, nel 1855.
E ancora i ritratti, le riprese di fasi lunari e alcune splendide nature morte. Tutta la produzione di questo grande fotografo-scultore si distingue per la notevole qualità tecnica e formale, dove è possibile cogliere ancora echi significativi della sua formazione neoclassicista o più ampliamente artistica.

Le fotografie:
Autoritratto, 1867, stampa al carbone, 14,9x10,6. Archivio Van Lint, Genova
Pisa, il Campanile e l'abside della Cattedrale ripresi da est, 1870 circa, stampa all'albumina, 26,2x18,6. Collezione Scarpellini, Pisa


Per saperne di più:
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